A Firenze nel 2017 non avevamo palestre disponibili di pomeriggio e niente tecnici (a parte il sottoscritto che non ha tempo per insegnare di giorno). Ci credereste che siamo riusciti in poco a metter in piedi quattro corsi pomeridiani per ragazzi delle medie e che alcuni erano talmente entusiasti da venire a giocare con la società dopo cena? Un risultato da baciarsi i gomiti.
La federazione ci ha aiutato con una spinta iniziale, di cui dobbiamo ringraziare il presidente Beninati che ha creduto nel progetto. Abbiamo fatto promozione nelle scuole, chiedendo agli istituti degli spazi nella palestre nel primo pomeriggio, prima che tornassero ad essere di gestione del comune e quindi di altre società sportive. Abbiamo fatto piacere il nostro sport ai ragazzi spiegandogli che avrebbero potuto praticarlo nella scuola stessa di pomeriggio.
Il problema della mancanza di tecnici e dell’organizzazione dei corsi è stato affrontato utilizzando le risorse messe a disposizione della federazione e le competenze, gli spazi e le attrezzature della società Stormy weather di Firenze. Abbiamo formato tre giovani di scienze motorie interessati a diventare promoter ed essere pagati per le attività mattutine e le lezioni del pomeriggio. Nel giro di pochi mesi abbiamo messo in pista quattro corsi pomeridiani ed uno serale negli spazi della società.
Tutto bene quindi? No. La politica dei piccoli passi molto spesso è inevitabile, ma comporta tanti passi e quindi tante possibilità di inciampare strada facendo. L’anno successivo tutto si sgonfia: i promoter fanno scelte di vite diverse. Chi lascia l’Italia, chi sceglie altre strade. In fondo cosa stavamo offrendo? Una paghetta dello zio per qualche ora alla settimana. Colpa della federazione? No davvero! Mia? Di sicuro! Magari sono antipatico e forse devo cambiare marca di deodorante, ma ho continuato a darmi da fare cercando per mari e monti altre persone interessate ad insegnare… anche facendo promozione a scienze motorie, ma non le ho trovate. Ho dovuto rinunciare a tutti gli spazi nelle scuole e quelli del comune che avevo conquistato con il sudore.
Tutto questo dovrà pur insegnarci qualcosa. La federazione non può leggere in queste riflessioni una critica visto che la ringrazio per l’aiuto dato. Dobbiamo però interrogarci per capire se abbiamo fatto tutto il possibile per far funzionare le cose oppure dobbiamo cambiare qualcosa a livello organizzativo nelle zone dove non c’è una realtà strutturata.
Per promuovere uno sport abbiamo bisogno di una CATENA DI SVILUPPO e della professionalizzazione di alcune figure fondamentali.
Una è quella del tecnico. Se non hai degli appassionati sfegatati, magari pensionati o ricchi di famiglia, disponibili ad insegnare gratis, non è possibile dare il via a dei corsi pomeridiani per ragazzi e bambini. Siccome gli appassionati non crescono sugli alberi dobbiamo essere in grado di pagare in maniera consistente dei giovani che siano disponibili a formarsi, crescere e dedicare del tempo al badminton in orario lavorativo, in modo da diffondere lo sport tra i bambini. Con ‘consistente’ intendo che il numero di ore di insegnamento dovrà metterlo in condizione – anche se non da subito - di camparci: per fare questo bisogna trovare una massa critica di ore negli spazi comunali, nelle scuole o avere delle strutture dedicate in modo da avere tante ore di insegnamento che possano remunerare i tecnici. Anche così i nostri promoter possono sempre salutarci e andare in Costa Rica a cercare una vita migliore, ma sviluppare una professionalità diffusa può comunque aiutarci statisticamente a livello Italia.
Un altro elemento fondamentale di una catena di sviluppo è la società. E’ l’organizzazione dentro alla quale si forma il tecnico, che lo paga, che ottiene i risultati sportivi ed economici. Senza questo contenitore manca il percorso sportivo, rimane solo un gioco tra amici come una partita a pallone o il pattinaggio nel parco. Senza società in zona è anche inutile fare promozione nelle scuole, chi organizza i corsi? Chi remunera il tecnico? E i tornei? A cosa serve far conoscere uno sport che non si può praticare? Lo sviluppo delle società è essenziale e molto difficile. Chi può farlo?
L’altra figura fondamentale è il promotore istituzionale, normalmente è un rappresentante della federazione e deve andare nelle scuole a parlare con dirigenti e professori, con gli assessori nei comuni, con gli enti di promozione sportiva, a cercare spazi e fare progetti. Nel caso di zone senza promoter già formati sarebbe meglio se il nostro avesse anche una base tecnica, in modo da effettuare anche eventuali promozioni giocate per far appassionare i possibili interessati mediante dimostrazioni.
Ovviamente è più complesso remunerare un delegato federale. Un tecnico può fare lezione tutti i giorni a dei ragazzi le cui famiglie sono normalmente disposte a pagare una retta alla società. La federazione potrebbe anche non esistere e una società può comunque pagare un insegnante. Nel caso della figura di promotore istituzionale l’autosufficienza economica invece può essere difficilmente raggiunta, solo nel lungo periodo e in zone che per assurdo avrebbero meno necessità di questo tipo di promozione.
Ma in una zona dove non ci sono società, come nella maggior parte delle province dell’Italia centrale, come può nascere un movimento da solo, se i volontari propositivi o gli appassionati non ci sono?
In questo caso un’organizzazione federale che investe su delle zone specifiche è necessaria, altrimenti è impossibile che nascano società ed è anche inutile fare promozione nelle scuole. Occorrono secondo me dei professionisti dello sviluppo che cerchino di promuovere e far conoscere il badminton a livello istituzionale, agli EPS e ai docenti, agli studenti di scienze motorie di modo da cercare nuovi appassionati e spazi per giocare, creare società e tecnici che vogliano professionalizzarsi. Il nostro promotore potrebbe assomigliare ad un missionario nel nuovo mondo. Non è facile come compito. Forse proibitivo. Per questo il dilettantismo dei delegati federali in molte zone di Italia rappresenta un forte limite al nostro sviluppo: innanzitutto per il poco tempo che possono dedicare. La catena non può partire senza una figura preparata, appassionata, professionale e magari anche tecnicamente adatta a svolgere dimostrazioni. Cosa penso di una divisione netta tra delegati e tecnici? La divisione del lavoro è utile quando abbiamo più persone tra cui dividerci i compiti. Quando spesso è uno a fare tutto… di cosa stiamo parlando?
