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   Kral   

 

Badminton internazionale a Novi Ligure



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

E’ questa la particolarità del 3° Torneo Novi che si è svolto in questo ultimo fine settimana nella palestra Boccardo della Città dei Campionissimi. Tra i 133 iscritti erano ben 11 le nazioni estere rappresentate, segno della grande diffusione che ha il badminton a livello mondiale. Afghanistan, Austria, Cina, Francia, Inghilterra, Germania, India, Ski Lanka, Ucraina, Vietnam e Zambia in una miscellanea che vedeva club provenienti dalla Toscana e dal Lazio oltreché da mezzo Nord Italia. La tempistica delle partite .è stata rispettata a parte il derby che vedeva di fronte due portacolori della società organizzatrice. Tutto è filato liscio con arbitraggi effettuati più che altro per ottemperare alla normativa che prevede di compierne alcuni per mantenere lo status di arbitro. Si è verificato, a scrivere la verità, un leggero screzio, episodio assai raro nei tornei di badminton ma tutto si è risolto con il buon senso dei protagonisti e dei loro dirigenti. L’essere un challenge a livelli ha permesso una varietà di incontri inediti, rispetto a quello legato all’età dei contendenti, rendendo più interessanti le 19 ore di palestra, considerando che l’ascesa di chi si migliora e la discesa di chi non riesce a mantenere la sua classifica porterà ad essere una costante che renderà più avvincente ogni partecipazione. Logicamente tutto è legato al buon senso degli atleti e al loro desiderio di competere, non per una medaglia, non siamo alle Olimpiadi, ma per divertirsi e misurarsi con i loro pari. Le classifiche impeccabili non esistono, come esistono tornei che distribuiscono una quantità di punti equivalenti, pur avendo un novero di partecipanti con un tasso tecnico notevolmente inferiore, questo non solo a livello nazionale ma anche nelle gare del BWF. La perfezione quindi non esiste, lo ribadiva Aristotele 24 secoli fa, ma sistemi migliori si. A meno che i tecnici e dirigenti dei club amino vedere i loro atleti giocare per anni sempre con i soliti avversari, impedendo loro di avere una evoluzione più rapida. Ricordo, anche se mi sembra di essere l’inventore dell’Acqua Calda, che Boris Becker vinse Wimbledon a 17 anni e Alcaraz ha fatto suo a 16 anni, il primo titolo da professionista ITF, giusto per rimanere in uno sport che usa una racchetta come il nostro, se svariassi su altre discipline l’articolo diventerebbe un’elenco telefonico. Termino nella speranza che le società decidano, finalmente, di disputare tutti i loro tornei con la formula a livelli, le foto che seguono testimoniano che è la qualità e non l’età a fare la differenza.

 
 
 

 

 



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