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   Kral   

 

E` finalmente arrivata la separazione delle carriere



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Non mi riferisco all’annosa questione che divide la politica italiana sulla riforma della Giustizia che vede coinvolti i magistrati che dovranno scegliere da subito se svolgere la funzione requirente o giudicante bensì alla variazione apportata all’articolo 3.4 del Regolamento degli Ufficiali di Gara. Si, lo so alla maggior parte di voi non interessa impelagarsi in queste noiose letture perché: L’IMPORTANTE E’ GIOCARE. Non capendo che tutti i cavilli burocratici o novità inutili compromettono la continuazione delle società che vivono di volontariato. Dopo i nuovi obblighi contributivi e contabili su tutte le associazioni sportive qualsiasi sia il loro fatturato annuale mentre per i professionisti esiste la contabilità forfettaria fino a 85.000 euro, l’obbligo di avere un Responsabile della Sicurezza paragonando una palestra o un campo sportivo all’ILVA di Taranto, la nascita del safeguarding pensando che in tutti questi anni i dirigenti sportivi non fossero stati in grado di individuare episodi di bullismo, razzismo o molestie e abusi sessuali. Ecco arrivare la postilla che impedisce a chi ricopre cariche sociali nei club di essere designato come ufficiale di gara.
Chi sentiva la necessità di questo divieto? Sarebbe bello che l’inventore di questa novità si palesasse per far capire al popolo l’importanza e la necessità di questa variazione visto che una buona parte della classe arbitrale, referenti regionali compresi, è composta da dirigenti di società che si sono accollati anche questo incarico con l’ennesimo spirito di sacrificio che li caratterizza. La mia esperienza in questi 15 anni di vita nell’ambiente del Badminton con la visione di centinaia di gare arbitrate non ha mai evidenziato comportamenti scorretti da parte di arbitri (se non per loro scarsa capacità) per favorire atleti appartenenti alla propria società anzi mi viene in mente quando al PalaBadminton durante un campionato italiano venne mandato ad arbitrare il padre, sottolineo il padre, di uno dei giocatori in campo, in merito a questo io consiglierei a questo/i legislatore/i di inserire il divieto a parenti fino al terzo o quarto grado di poter sedere sul seggiolone nonché l’obbligo della presentazione dell’albero genealogico per poter riscontrare eventuali consanguineità.
Per la cronaca la partita menzionata precedentemente si concluse senza nessun reclamo del giocatore non parente ad onore quindi dell’imparzialità della polo nera paterna.
Chi trae beneficio da questa riforma? Sarebbe bello saperlo, non di certo la regolarità dei risultati dei tornei che non hanno mai evidenziato problematiche a riguardo. Non di certo la federazione che si vede costretta a designare arbitri distanti dalle sedi delle gare, con aumento degli esborsi, nonché la difficoltà di reperire gli stessi visto che non si ha la disponibilità dei 33000 iscritti dell’AIA (l’associazione degli arbitri di calcio).
Come al solito sarà impossibile venire a sapere chi ha deciso questa novità, questi personaggi si nascondono dietro una macchina burocratica incapace o collusa nell’incompetenza, quindi caro “popolo bue” rimani in attesa della prossima inutile “novità”.
 

 

 



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