Generato sotto buonissimi auspici, 65 iscritti, con un travaglio inaspettato, senza poter conoscere il/la ginecologo/a che ha sbagliato la prenotazione della sala parto, la clinica FIBa ha mantenuto il consueto riserbo (eufemismo), è stato partorito il Raduno Master d’Autunno. Il neonato un po’ sottopeso, sui 35/37 chilI …pardon partecipanti. Padre putativo Alessandro Redaelli, , unico caso al mondo di nascituro in cui non si conosce la madre, sostenuto da Massimo Merigo, che lo ha tenuto per mano durante la messa al mondo della creatura che ha vissuto per solo due giorni ma in compenso molto intensi, sperando poi, che come l’Araba Fenice, risorga più volte nel 2023, senza dover effettuare parti cesarei.
Erano presenti per l’occasione,in locali adiacenti al luogo ove è avvenuta la nascita, che menzioniamo è stato la scuola media “A. Toscanini” di Chiari, anche altri personaggi di spicco: Iacopo Landi, fisioterapista della Nazionale, che vista l’età dei partecipanti, ha presentato le varie problematiche del mal di schiena, come affrontarlo positivamente e quali esercizi praticare per un più veloce recupero. Il giorno seguente Fabio Fossati, Mental Coach della Virtus Bologna, celeberrima squadra di Basket, che ha sviluppato una lezione molto interessante sull’autostima, sul respiro, sul comportamento degli allenatori in campo, ricordo che una parte dei partecipanti, oltre a giocare, svolge i ruolo di trainer nel proprio club, e su altri aspetti molto importanti dell’approccio che ogni atleta dovrebbe avere prima, durante e dopo l’incontro.
Successivamente è stato Javier Gallego, coach della Nazionale, appena reduce dalla trasferta slovena, a presentare “Tattica e Strategia”: come prepararsi sapendo di dover affrontare un dato avversario, come valutarlo durante le fasi di gioco, scoprire i suoi punti deboli e evitare di fare colpi che potrebbero avvantaggiarlo.
Andiamo adesso a parlare del padre dell’evento che, altra anomalia genetica, è piu’ giovane delle sue creature, se vogliamo definirle così, che istruiva.
Logicamente in loco non erano presenti forbici ombelicali, kogan e isterometri ma racchette e volani propedeutiche all’uso dell’apprendimento del badminton, questo sconosciuto.
Si partiva con il colpire deliberatamente l’oggetto piumato con il profilo del piatto corde, cosa che una buona parte degli astanti, involontariamente già fa in gara ma tentarlo in maniera deliberata ha presentato qualche problema, tutto questo per migliorare, prometteva il Redaelli, lo slice e il reverse.
Nel successivo esercizio ci si posizionava a fondo campo sul proprio rovescio e si doveva mostrare le terga…, posizione sicuramente poco rispettosa nei confronti dell’avversario e con il feeder che da fuori del campo lanciava la navetta per poi, con la supinazione dell’avambraccio colpirla, risultato da ottenere, un tiro tra la rete e 20 cm. sopra di essa, più o meno lungo.
Il terzo consisteva nel mandare il volano, lanciato dal feeder, nella zona indicata dalla racchetta del chiamiamolo vigile, ma in quello seguente se pero’ il suddetto personaggio alzava anche il braccio bisognava fare il contrario e mandare lo shuttlecock dalla parte opposta di quella in cui veniva posta la racchetta. Tutto questo provocava una fitta nebbia all’interno della nuovissima palestra clarense, provocata dallo sfregamento delle meningi della maggior parte degli atleti presenti che aumentava quando al posto della racchetta a comandare era la direzione che i piedi del vigile assumevano dopo lo split. Nonostante le particolarità degli esercizi tutti apprezzavano a fine giornata, gli evidenti miglioramenti che riuscivano ad avere, “strano” (battuta) a dirsi, nell’esecuzione di quei colpi.
Chiudono i classici singoli e doppi di fine giornata a suggello di un’iniziativa che sicuramente da uno sprone alla categoria che è spina dorsale di un movimento che si spera, prima o poi, possibilmente prima, riesca ad uscire dal semi anonimato, in cui, ahimè versa nell’ambito dello sport italiano.