Inizia nel Granducato del Lussemburgo il tour oltre confine dei Ragazzi di Via Cimabue che scritta così mi fa venire in mente quelli di Via Panisperna, soltanto che loro, Fermi e soci, lottavano per la ricerca dei neutroni lenti mentre i nostri azzurri per raggiungere volani veloci. Enrico Baroni trova sulla sua strada l’olandese Finn Achthoven che dopo aver vinto un primo set equilibrato, nel secondo con due accelerazioni, sul 3 e dopo l’intervallo non lascia speranze di recupero al clarense.
Doppio ostacolo francese per Gianna Stiglich che dopo un primo set condotto agevolmente su Maria Cesari rischia di essere raggiunta a un passo dalla chiusura, dal 19-13 al 19-18, poi un punto alla volta raggiunge l’agognato 21esimo.E’ la volta di Emilia Drouin che a un passo dal vincere il secondo set (20-19) e quindi pareggiare il conto si vede superare dall’italiana che però non approfitta del match point e si vede costretta a disputare il terzo set,nel quale però non c’e storia, 21 a 12 per la transalpina. Terzo italiano presente all’Open lussemburghese Christhoper Vittoriani contro, ironia della sorte, un suo ex compatriota Kim Bruun che lo precede di poco nel ranking (121 a 128) e che fa suoi i due giochi per 21-13 21-16.
Volo transoceanico nel vero senso della parola e atterriamo a Guadalajara dove in concomitanza con l’Open lussemburghese si svolgeva il III° Mexican International Challenge. I primi a scendere in campo
Giovanni Toti e Yasmine Hamza, l’azzurro si trova di fronte il numero 5 francese Arnaud Merkle che domina la prima frazione mentre nel secondo le posizioni si invertono, con l’azzurro che arriva al 19-15 sempre in vantaggio per poi bloccarsi e permettere all’avversario una serie ininterrotta di 7 punti con cui il transalpino si guadagna il passaggio ai 32esimi. Per L’Hamza invece non c’è storia con Manami Suizu (che si aggiudicherà il primo posto), la scuola giapponese è ancora troppo avanti rispetto alla nostra e l’incontro si conclude 8-21 9-21. Più combattuti i due set di Katharina Fink ma il risultato a occhiali 21-16 a favore della brasiliana Samia Lima gli impedirà il proseguimento del torneo.
Ultimo a scendere sulle court Fabio Caponio che ritrova Armando Gaitan dopo 2 anni, allora era stata una passeggiata per il pugliese mentre in questa occasione dopo 2 set bifronti il terzo sembrava condannarlo con il messicano che arrivava sul 20-18 ma con uno scatto degno di uno sprinteur chiude a suo favore con un poker, non d’assi ma di punti. Si ripete nella partita successiva contro Danylo Bossiuk aggiudicandosi il primo set di nuovo in recupero. Secondo in netto favore dell’avversario mentre quello finale è più equilibrato ma è l’ucraino che chiude con il classico 21-19, risultato come scrivo sempre che lascia l’amaro in bocca.
Lasciamo il Mexico e le sue nuvole come cantava negli anni settanta Enzo Jannaci per raggiungere Maribor, più conosciuta per le sue piste da sci che per lo Slovenia Open, quattro gli azzurri che partono dalle qualificazioni dove si comportano bene ma uno solo riesce ad entrare nel tabellone principale. E’ Christopher Vittoriani che dopo aver eliminato il taiwanese Jhou-Fu e gli indiani Mishra e Jaisval si trova di fronte Samfer Verma, in un momento di forma eccezionale, sarà lui il vincitore finale, che vendica i suoi compatrioti e blocca le velleità dell’italo ex danese.
Nelle qualificazioni cadono Giovanni Toti a un passo dal passaggio nei 32 bloccato dal cinese di Taipei Yu Kai, Baroni a due passi colpevole l’ennesimo indiano Sen mentre Caponio a sorpresa subisce il recupero dell’inglese Ethan Rose, posizione del ranking 1094, che vince in tre set 18-21 21-15 21-18. Una sola singolarista, Yasmine Hamza che supera l’olandese Diede Odijk per poi venire bloccata dalla taiwanese Chiang Ying Li, fresco argento agli Open di Lussemburgo.
Breve il percorso dei doppi: Bailetti-Corsini e Greco-Salutt fermati, i primi dagli austriaci Birker-Hochmeir e i secondi dai danesi Sondergaad-Toft. Finisce qua il mese azzurro ma non per tutti, solitario Il Vittoriani si presenta agli Austrian Open a Graz, famosa per le sue università, come vittima sacrificale visto che il sorteggio gli aveva affibbiato la testa di serie N°1 Su Li Yang, finalista agli Slovenia ma, sovvertendo tutti i pronostici, si aggiudica il passaggio ai sedicesimi dove trova il vecchio falco ispanico Pablo Abian, che nonostante i suoi quasi 38 anni è alle soglie dei primi cento nel ranking mondiale (101) ma questo non è un problema per Christopher che, come due anni fa ai Challenge canadesi, elimina lo spagnolo. A spegnere le sue speranze per un posto sul podio il finlandese JOakim Oldorff, con un ottimo passato da junior.
Adesso una digressione: se Abian il giorno prima aveva eliminato Kim Bruum che venti giorni prima aveva battuto Vittoriani che poi batte Abian, dov’è la logica? Chi è il più forte? Questo a significare che ogni incontro è fine a se stesso quindi mai considerarsi vincitori o sconfitti prima di scendere sulle court e se l’avversario si chiama Axelsen? Dimenticate quello che ho scritto prima.