Attenzione, attenzione un monsone thailandese potrebbe infrangersi sulla Sirenetta, nuda sugli scogli, inerme preda dei marosi che questo vento provoca. In maniera meno poetica Vitidsarn, campione del mondo in carica, ha tutta l’intenzione di fare suo il gradino più alto del podio ai danni di un Axelsen che, per sua fortuna qualche muscolo in più della statua, simbolo della Danimarca, possiede. Il thailandese ha superato in maniera perentoria il malese Zii Lee, come aveva fatto due giorni prima su un inebetito Shi mentre il “Cavaliere Rosso Crociato”, CRC da non confondersi con CR7, ha dovuto ricorrere a tutta la sua grande capacità di concentrazione per non lasciarsi andare nel primo set sul 17-20 a favore di un Sen che già si vedeva sui libri della storia sportiva del Subcontinente per aver partecipato per primo a una finale olimpica. Dovrà ridimensionare i suoi sogni, puntando sul bronzo domani che proprio da buttare non è, visto che il secondo game il danese lo conquista con un bel 21-14.
Se nella partita della An dopo un primo set di studio, perso, la coreana ha incanalato la partita contro la indonesiana Tinjung come meglio a voluto vincendo in tre ovvi set purtroppo nell’altra semifinale è avvenuto l’infortunio a una giocatrice che per noi, europei, rappresentava una speranza d’oro.
Il legamento crociato anteriore della Marin è probabilmente saltato costringendola, dopo un tentativo inutile dettato dall’adrenalina (stava vincendo 21-14 10-8), ad abbandonare il campo di gioco senza l’ausilio della sedia a rotelle, in preda, conoscendola un pò, ad un attacco di rabbia repressa.
Problemi ai ginocchi o anche di altro genere la spagnola li aveva già avuti in occasione di grandi eventi in passato, mi viene in mente un ritiro a un All England non tanti anni fa ma questo forse spegne i sogni di un’altra olimpiade, a cui potrebbe si arrivare ma non come oggi da favorita. Per similitudine questo episodio lo collego a un’altro iberico che pratica quello sport similare al nostro (la rete è più bassa ma non è il Pickleball), che problemi fisici ne avuti parecchi nella sua lunghissima carriera riuscendo sempre a risorgere, sportivamente parlando.
Un po di insonnia questa notte la soffriranno, presumo, Astrup e Rasmussen,la finale tanto agognata è svanita come neve al sole. Se al connazionale Viktor gli era riuscita una rimonta difficile a loro è toccato l’inverso con Chia e Boh che sul 16-20 nel secondo set, il primo lo avevano perso meritatamente, tirano fuori dalla racchetta sei punti tutti assieme riportando il match in parità.
Lo stesso faranno gli scandinavi sul 12-17 andando addirittura in vantaggio 18-17 con il rombo degli spettatori malesi e danesi che facevano, spalla spalla, un grandissimo tifo senza nessun tipo di diverbio (pari pari a uno stadio di football, si fa per dire), gli asiatici riprendevano in mano la situazione conquistando dopo 74 minuti di gioco questo agognato bronzo, relegando così l’Europa al secondo posto di questa speciale classifica 2024, che si può gia stilare senza errori: 1° Asia con 14 medaglie, 2° Europa con 1 medaglia, 3° Resto del Mondo zero, ferma al palo da più di 32 anni.
E ora la finalissima, che confermerà le aspettative degli 8000 presenti sugli spalti, dove prontamente viene sequestrato uno striscione, presumo relativo alle tensioni geopolitiche in atto tra i due stati rappresentati in campo. Fattore che però non crea nessun attrito tra la due parti con foto di gruppo con entrambe le bandiere rosse e bianche, qualche rosso-blu taiwanese compariva sporadicamente per poi scomparire nel nulla essendone vietata l’esposizione.
I taiwanesi Lee Yang-Wang Chi-Lin, qua ci vogliono anche i nomi per i frequenti casi, come questo di omonimia e i cinesi Liang Wei-Wang Chang si affrontano a viso aperto in questa bolgia infernale dove gli unici due impassibili sono l’arbitro, che commina un giallo a un rosso vestito per un ritardato ingresso in campo e il giudice di servizio Fabio Betto, un pezzo d’Italia c’è.
Gli scambi sono velocissimi, salvataggi in extremis che entusiasmano la folla trascinando anche quelli neutrali come me nelle numerose ola, un set cadauno e si parte per l’ultimo decisivo, riusciranno quelli della Nazionale a mantenere sul capo l’alloro olimpico o i Popolari faranno il tris di primi posti? Ogni punto viene scandito da uno sventolio di bandiere enorme che vede prevalere, strano quelle bianche. Ma la proporzione delle popolazioni non è di una a cinquantaquattro? Qui non viene rispettata ma l’aspetto bello, che avvalora l’universalità dello sport, che alla fine di questo incontro, con la conferma dorata della coppia di Taipei , sono tutte le bandiere al vento senza distinzione di sorta.
Uno spettacolo nello spettacolo che sancisce la fine di una grande giornata di badminton stratosferico. Povera Marin ma “the show must go on”