... e similitudini italo-australiane
Ogni stato ha la sua storia ma poi analizzando alcuni particolari si notano concomitanze che uniscono paesi molto diversi come l’Italia e l’Australia ma non parlo del fatto che le strade di quest’ultima nazione non hanno buche, piuttosto che erbacce o rifiuti ai loro lati bensì dei parallelismi che si possono evidenziare dall’intervista, pubblicata qualche giorno fa, alla segretaria del club di Alice Springs. Cinquantatré anni di vita e solo 16 iscritti, di cui nessun giovane e una sola donna, insuccesso tutto legato al grande amore “aussie” per gli sport di contatto: calcio australiano, rugby a 13 e a 15 e ultimamente il calcio, quello della Fifa per intenderci, sviluppo legato anche al boom di popolarità delle “Matildas”, le giocatrici della nazionale femminile, che hanno sfiorato la finale nel Campionato Mondiale 2023 svoltosi in casa loro. Per assurdo poi vanno matti per il Netball, una sorta di pallacanestro praticato principalmente nei paesi del Commonwealth, dove è vietato addirittura toccare l’avversario, è proprio il caso di dire: da un estremo all’altro. Questi dati vengono confermati contando le nazioni di origine dei giocatori di A.S., ben 9, per lo più asiatiche a parte un neozelandese e uno statunitense legato al fatto che l’Australia, pur avendo una politica migratoria molto ma molto rigida ha un numero di ingressi di stranieri superiore a quello della nostra nazione. Questo fatto si riflette sui componenti della nazionale che annovera più dell’ottanta per cento di “players” con cognomi non attribuibili ai discendenti dei deportati trasportati dalla flotta inglese del capitano Arthur Phillip nel 1788.
Noi abbiamo il calcio, la pallavolo fagocitaria delle italiche palestre assieme al basket, che continuano questa loro preponderanza anche sugli schermi tv, ancora oggi il mezzo di informazione,di svago e comunicazione più visto dalle famiglie italiane, dove il badminton entra,per miracolo, solamente in occasione delle Olimpiadi, coincidenza attestata anche dalla sig.ra Collins.
Bontà loro fanno poca attività agonistica, tutto legato alle distanze che dovrebbero affrontare (minimo 1500 km) che comporterebbero dei salassi al budget familiare, e poi non avendo il settore giovanile da far crescere i soci del club si limitano quindi a giocare solo per il puro divertimento. Se ci fosse un allenatore che potesse fare propaganda nelle scuole sicuramente potrebbero rimediare ma…ma il vile denaro gli impedisce di attuare questa possibilità. Dirigenti delle società che mi leggete vi ricorda qualcosa?
La loro federazione, con sede a Melbourne, può contare “sulla carta” 311.000 iscritti (concomitanza…forse), aiuta i 270 club con vari corsi di formazione (in allegato vedrete il loro piano strategico) per cercare di piazzare qualche loro rappresentante nei primi cento del ranking BWF, oltre alle due coppie femminili situate al numero 61 e 67. L’iniziativa che ha intrapreso in alcune città è stata quelle di cercare di acquistare immobili da lasciare in gestione alle società, che però devono partecipare almeno con il 15% del costo finale.
Questo finalizzato ad imitare i club di tennis, in maniera tale da non dover elemosinare sempre le ore dalle varie strutture scolastiche e permettere ai soci di giocare durante tutto l’arco della giornata. E qua ricadiamo sempre nell’annoso problema: la vile pecunia! E’ un circolo vizioso: pochi iscritti, pochi soldi, pochi soldi, poche strutture, poche strutture, pochi Iscritti. Frasi palindrome sulle quali ognuno può iniziare a fare considerazioni a seconda della situazione del proprio club ma, logicamente, c’è sempre qualche società che sfugge a tutto questo (beate loro) ed è infatti sono quelle che confermano la regola.
Sarebbe stato interessante fare un confronto tra il club isolato nel semi-desertico Outback e uno di qualche metropoli australe, tipo Sydney, per avere un’idea migliore del movimento del nostro sport agli antipodi ma le tempistiche del viaggio me lo hanno impedito. Allora cosa pensare? “Sarà per la prossima volta” ma…forse… questa frase mi pare di averla già scritta. E con questo termino questa dissertazione poco accurata e poco dettagliata del badminton australiano. Ahimè, mi dispiace per voi (si fa per dire) il prossimo viaggio l’ho programmato per l’isola di Pasqua, dove non volano mai i volani, (gioco di parole) quindi se a gennaio leggete di un europeo arrestato perché ha teso una rete tra due moai, beh quello potrei essere io.