“O mia bela Madunina che te brillet de lontan” non è stata imparziale, ha assistito la maggior parte della quota rosa della nazionale abbandonando al loro destino i ragazzi azzurri. Questo è più o meno il resoconto della prima giornata dell’Italian International che ha visto livelli di gioco molto alti, grazie alla presenza di più di 60, tra singolaristi e coppie, inseriti nei primi cento del ranking BWF.
Si inizia con la sconfitta di Tonni Zhou ad opera del ventitreenne giocatore di Hong Kong, da qualche anno territorio, si fa per dire, autonomo della Cina. La differenza di classifica notevole tra i due,138 a 1045, non è così netta sul campo ma alla fine come scritto, a prevalere è l’asiatico.
Tifo alle stelle sulle tribune del campo 5 dove a poca distanza, uno dall’altro, scendono in campo Enrico Baroni e Giovanni Toti. Il primo dei clarensi trova sulla court il kazaco Dmitriy Panarin, che può vantare nel suo palmares una partecipazione alla Sudirman Cup 2019. Dopo un primo set negativo c’è il pareggio che porterà l’incontro a sfiorare l’ora di gioco, peccato che la conclusione arrida (21-15 21-16 21-16) all’atleta di Nur-Sultan, il nome della capitale che, dal 2019 ha sostituito il più conosciuto Astana. L’avversario per Toti è invece l’indonesiano Christian Adinata, fresco semifinalista degli Orleans Master, che sembra raggiungibile nel secondo set ma, con un 21-18 smorza ogni velleità dell’azzurro. Nel tabellone del singolare maschile rimane così solamente Fabio Caponio che se la dovrà vedere con l’indiano Siril Verma.
Stesso destino per i due misti, Gianmarco Bailetti-Anna Sofie De March contro gli sloveni Ivancic-Arih e Calle Fredholm-Amina Lysenko che avevano di fronte i taiwanesi Lee-Lee, che escono di scena in meno di mezz’ora.
Filotto invece per Gianna Stiglich che fà 2+1, il +1 è dovuto al fatto che assieme alla inglese Freya Redfearn, vincitrice al primo turno sulla De march, vengono promosse al tabellone principale senza dover scendere in campo. In precedenza però, dopo aver eliminata, in surplace, la bulgara Gergana Pavlova, per superare Rachael Darragh l’italo-peruviana aveva dovuto sudare le proverbiali 7 camicie. La coriacea irlandese vendeva cara la pelle, arrendendosi nel primo set,solamente al 28esimo punto della nostra che poi chiudeva quest’incontro (21-18)con l’avversaria sempre con il fiato sul collo.
La Fink invece non ha abbuoni e deve scendere tutte e 3 le volte, collezionando più di 2 ore di gioco (per fortuna nel doppio era già nel tabellone principale). Prima l’indiana Ananya Praveen e dopo la malese Sit Nurshuhaini costringono la altoatesina alla rimonta che riesce in entrambe le volte, a fatica , visto che il distacco finale dei terzi set è il minimo sindacale 22-20 e 21-19.
Più “docile” la polacca Zuzanna Jankowska che cede in due set per un tabellone femminile che così presenta ben 3 italiane, mancheranno invece Emma Piccinin e Judith Mair, duplici vittime della Thailandia ad opera della Sirada Roongpiboonsopit, vincitrice dell’ultimo Cyprus Junior e Pitchamon Opatniputh che a soli 15 anni ha già vinto, a inizio anno un Open, quello di Svezia.
Se il giorno d’esordio ha fatto vedere un grande spettacolo, con la discesa in campo dei big il livello si alzerà ulteriormente, per la gioia degli appassionati presenti in loco e quelli che seguiranno via internet.