Si chiudono in questa giornata i primi turni di qualificazione e L’Utilita Arena va riempendosi anche se non al massimo della sua capienza che è all’incirca di 6800 posti a sedere. E iniziamo partendo dell’ultimo incontro svoltosi sul campo N°1: Axelsen-Lin Chun-Yi, perchè? È il classico esempio di come il badminton sia un gioco che avrà mille schemi preformati ma quello che lo rende affascinante è l’imprevedibilità. Primo set molto combattuto strappato dal taiwanese con Victor (per gli amici) sempre alla rincorsa, secondo in cui il danese ridicolizza l’avversario con un punteggio 21-13 che avrebbe potuto terminare tranquillamente con un margine più largo. Passano due minuti due (l’intervallo) ed ecco la terza faccia della medaglia (idealizzazione di una cosa che non potrebbe esistere)un Lin che prende a smashate (neologismo) un’avversario impalpabile, prono a un destino ineluttabile. Quindi la regola aurea è: “Vittoria è quando faccio io l’ultimo punto”. Veniamo ora alle altre partite, il derby giapponese finisce a sorpresa con Tanaka che detronizza dal podio del Sol Levante un Naraoka, che lo precedeva di 14 posizioni nel ranking mondiale.
Altro derby invece tra Lee, un cognome che oltre al karate (vi ricordate il mitico Bruce?) è sinonimo di badminton, nell’elenco BWF ne figurano più di 500 e ho l’impressione che in giro per il mondo se ne potrebbe contare cento o mille volte di più. Vince quello di Taipei 25-23, dopo un finale di terzo set contraddistinto da uno spreco di match points. La Pusarla esce dal torneo lasciando delusi i numerosi indiani presenti che verranno poi confortati più tardi dalla vittoria di Rankireddy-Shetty contro i danesi Lungaard-Vestegaard. L’avversaria era la Kim Ga Eun, e su questo cognome bisognerà fare attenzione perché il tabellone con questo cognome vede diversi atleti, tutti coreani, la fantasia non regna nella penisola asiatica visto che ne contano meno di 6000 di cognomi, confronto all’Italia dove, per esempio, ve ne sono ben 350000. In compenso Seul possiede “ La ragazza con gli orecchini di perla” al secolo An Se Young, numero 1 al mondo, che regola con tranquillità la pratica con la cinese Gao, con un 21-16 21-14. Mentre Vitidsarn parte come nella finale di Parigi, in netta difficoltà, per poi riprendersi e battere il mancino cinese Weng 22-20 22-11. Tiratissima anche l’incontro tra Kim Hye Jeong-Kong Hee Yong, reduci dalle vittorie nei Master di Orleans e d’Indonesia e le connazionali Jeong Nia Eun-Lee Yeon Woo. Nonostante la distanza siderale nel ranking mondiale che le divide le sfavorite danno filo da torcere alle più quotate avversarie cedendo solo nel finale con il classico risultato, da amaro in bocca, 19-21. Da segnalare l’assenza domani, giovedì, di molti danesi vittime, non di malattie ma come nel caso di Axelsen, di avversari cattivi. A tenere alta la bandiera rosso crociata comunque ci pensa sempre Antonsen. Entusiasmo inglese alle stelle sulle gradinate per l’impresa di Gregory e Jenny Mairs, marito e moglie, che battono in tre set i giapponesi Midorikawa-Saito. Saranno quindi due le coppie inglesi nei sedicesimi meglio della Francia con una sola che però vede i transalpini ancora in lotta nel Singolare maschile, oltre a Toma Popov, anche il giovane Lanier che ha passato il turno ai danni del danese Gemke.
E non dimentichiamo, parlando di famiglie, delle sorelle Stoeva vincenti, di cui una, Gabriela, recente partecipante alla nostra Serie A a Squadre. Per lei, ma solo per lei, il passo da Chiari a Birmingham, è molto corto.