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   Kral   

 

Tutto esaurito agli All England



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

rano le 23,30 di sabato ed ero assieme ad almeno 10.000 malati, no, non pensate che a Birmingham sia tornato il flagello del Covid, per fortuna si trattava di una parte di quegli spettatori, che dalla mattina alle 10 affollavano le tribune dell’Utilita Arena e che hanno resistito fino a tarda notte.
E quindi, per fare ciò, qualche problema psicologico lo devono avere avuto.
Avevamo appena assistito alla favola, non a lieto fine, di quello che difendeva i colori della nazione che si vanta di aver dato i natali allo scrittore di fiabe più famoso al mondo, Christian Andersen.
Parliamo di Anders Antonsen, la cui prestazione fino al 4 a 11 del secondo set era stata veramente deludente. Il primo era finito con un secco 11-21 e io avevo già fatto su la mia roba pregustandomi una sana doccia e un meritato riposo ma… “Mai dire Antonsen finché non c’è l’hai nel sacco” e complice, forse, un problema al piede di Li Shi Feng che quest’ultimo ha un calo di ritmo facendosi superare sul filo di lana, 19-21, dal danese. Nel terzo e decisivo set il recupero lo fa il cinese che dal 12-16 chiude definitamente il match e la serata, con un 21-18.
Epilogo di una giornata di grande spettacolo di badminton, con qualche sorpresa.
Le indiane Jolly-Pullela non riescono a mantenere in vita la speranza dichiarata più volte di regalare all’India, e a loro stesse, quel titolo che a Nuova Delhi non hanno mai visto, complici i troppi errori che regalano il passaggio alle coreane Baek e Lee.
Non c’è il due senza il tre (parliamo delle vittorie testa a testa) e gli indonesiani Husharjanto-Kusumawati subiscono sia il detto che gli avversari Zheng-Huang, teste di serie numero uno nel Doppio Misto. Non senza opporsi ma il 21-13, rifilato dopo aver perso la prima frazione di gioco, viene prontamente reso dai cinesi che passano così alla finale, tutto questo con un contorno di tifo stile stadio calcistico.
La prima sorpresa della giornata è la caduta della Yamaguchi, che vittima della errorite, una malattia non contagiosa ma che porta alla perdita delle partite, e ne ha sofferto parecchio la giapponese in questa occasione. Fatto sta che ne approfitta la Yu Fei Chen che si porta a casa la vittoria del loro 27esimo scontro, oserei dire quasi un “matrimonio sportivo” iniziato nell’edizione 2014 dei Giochi Asiatici Under 19, infliggendo alla nipponica un impietoso 21-8 finale.
È l’ora adesso della prima semifinale del Doppio maschile, specialità che vedrà due formazioni cinesi opporsi a due indonesiane in quello che è il loro terreno di caccia preferito.
Pur essendo in un periodo di forma molto positivo Liang-Wang non riescono a proseguire nella loro striscia di vittorie che li ha visti ultimamente battere Ahsan-Setiawan agli Open di Giappone e India.
Due episodi particolari in questo incontro nati dalla eccezionale intensità di gioco: Wang sul 7 a 7 nel terzo set si posiziona in ricezione sul pari e impiega parecchio a capire di essere dalla parte sbagliata, della serie anche ai grandi ogni tanto manca l’ossigeno al cervello così come il suo compagno che per due volte negli extra point sbaglia il servizio, un errore che a quei livelli difficilmente vedi.
A loro scusante l’aver vissuto una partita ad altissima frequenza che vedrà la conclusione con un 29-27 tra il visibilio del pubblico eccitato dai continui cambi al vertice e scambi a velocità vertiginose.
Più tranquillo, si fa per dire, l’altro doppio: Alfian-Ardianto e He-Zhou, con i cinesi che si alternano al comando del primo set per poi venire bruciati sul 19 pari da due fulminei punti degli indonesiani che nel secondo faranno una cavalcata solitaria che li porta alla finale tutta dai colori biancorossi.
Anche nel singolare tra Lee e l’ennesimo rappresentante dell’Armata Rossa (che schierava ben 7 semifinalisti) Yu Qi Shi il primo set si presenta, nel grafico del punteggio, come una catena del DNA e termina a favore del cinese sempre per 21-19 mentre nel secondo nessuna possibilità di scampo per il malese, con Shi che mantiene sempre il comando presagendo una finale con solo una bandiera, quella rossa a cinque stelle.
A limitare l’invasione cinese ci pensano Kim e Kong nella seconda sfida inedita della giornata, la prima era stata quella tra Jolly-Pullela e Back-Lee, che si trovano di fronte le numero 3 al mondo, Zhang-Zheng, mentre loro sono le seste. Incontro che ha il suo apice nella seconda frazione dove entrambe sbagliano chi un game point, le cinesi, chi 4 match point le coreane. Quindi viene ad assemblarsi la terza finale monocromatica dopo quella cinese nel singolare uomini e indonesiana nel doppio, sempre maschile.
Anche la semifinale nel misto aveva solo una bandiera, quella coreana, incontro che anche in questo caso che si esalta nel set decisivo (fa sembrare che quelli precedenti non servano a nulla). Prevale la coppia mancina Seo-Chae su Kim-Jeong, con un Seo, in calzamaglia nera a somiglianza di un Nureyev o Bolle, scegliete voi, che librandosi in aria tra interminabili passaggi nei due lati della court esaltava le sue doti atletiche tra le ola di un pubblico affascinato da simile maestria.
Rimane adesso l’incontro tra le altre due regine la coreana An e la taiwanese Tai, infatti a fine dell’incontro terminato a favore della An, si scambieranno le corone o meglio le fasce tergisudore ben intrise visto che 82 minuti di gioco sono tanti ben. Match che ha visto decine di recuperi impossibili, lo so che è un ossimoro, ma volani praticamente già a terra che tornano a superare la rete per volte e volte sono la testimonianza che simili campionesse possono fare cose che agli esseri umani “normali” sono proibite.
Rimangono adesso le finali per concludere questa edizione 2023 degli All England, il fatto che tre finali abbiano già una nazione vincitrice e le altre due siano ad appannaggio esclusivo di Corea e Cina potrà influire sullo spettacolo? Sarà quello che scopriranno i 15000 spettatori presenti oggi sulle tribune dell’Utilita Arena.
 

 

 



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Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

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