Si è chiusa l’edizione 114 del torneo più vecchio al mondo, sempre in grado di radunare il meglio del Badminton mondiale. E si inizia con le finaliste dell’anno passato Baek-Lee, che però furono battute dalle connazionali Kim e Kong ma la vendetta si sa si gusta meglio se fredda e infatti dopo un’anno, ieri per la precisione, si sono prese la rivincita. Avversarie le giapponesi Matsuyama-Shida che sembrano subire per tutto il primo set fino ad avere un moto d’orgoglio ed arrivare sul 19 a 19, poi 20 a 19 per le coreane, e poi sul classico volano del “ci vado io, no ci vado io” e nessuna parte si chiude il set. Intanto le discussione tra Betto e le giapponesi continuano ma dovendo usare la lingua diAlbione e non quella di Dante non afferro bene il motivo, rimane il fatto che al servizio le figlie del Sol Levante erano veramente, a dir poco, irritanti. Poco dietro le loro avversarie che nel frattempo dopo il Paradiso della prima frazione cadono nell’Inferno della seconda perdendo 11-21, giusto per ricollegarmi con il Sommo Poeta. Nella terza succede di tutto con le giapponesi che in svantaggio chiedono l’intervento medico solo per destabilizzare le avversarie che, prontamente, le imitano e rimediano anche un cartellino giallo, forse l’unico nelle 75 partite che ho seguito. Peccato che una delle due coppie, precisamente quella coreana, alla fine abbia vinto, ma sarebbe stato impossibile che questo non succedesse. Dire chi è più nera tra una coppia di merle o una di corve è molto difficile, dico solo che un utilizzo più pronto del cartellino giallo, seguito da quello rosso, farebbe sicuramente diminuire questi antipatici comportamenti. E dopo giustamente chi deve scendere sulla grigia court N°1? La Maestra, per antonomasia di tutti questi mezzucci, Carolina Marin, grande atleta ma veramente irritante nei suoi comportamenti. Costringe l’arbitro a richiamarla una decina di volte o per la lentezza, o perché si vuole asciugare ogni due scambi, o perché si deve sistemare i calzini, con i premi che guadagna cambi la marca di quest’ultimi, se vestono così male. Il primo set è veramente spettacolare con diverse alternanze al comando tra lei e la Yamaguchi fino ad arrivare agli over point in cui, tanto per cambiare, chiede l’intervento medico per una leggera sbucciatura, nel frattempo la giapponese butta al vento 5 dicasi 5 set point permettendo all’iberica di fissare il risultato sul 26-24 a suo favore. Inizio enigmatico del game successivo con la Marin che si porta in un batter d’occhio sul 10 a 1, a questo punto l’avversaria chiede l’intervento del medico per poi riprendere ma nell’intervallo butta la spugna e si ritira. La Marin ritorna così dopo 9 anni ad alzare il mitico piatto dorato e corre ad abbracciare la madre di rosso-oro vestita, diciamo che su 4 volte che ho visto giocare Carolina, tre volte ha vinto: una dozzina di anni fa a uno Junior International, nel 2019 sempre al PalaBadminton e oggi, l’anno scorso aveva dovuto lei ritirarsi, per un problema respiratorio. È l’ora del Singolare Maschile in cui uscirà gioco forza la bandiera biancorossa, protagonisti gli indonesiani Ginting e Christie, incontro dal tasso tecnico elevatissimo, veramente piacevole assistere a simili incontri e ti viene da pensare: “perché io non gioco così?” ma così come Amleto non avrò, per mia fortuna risposta. Episodi particolari: l’ennesima difesa a rete con le racchette contrapposte che vede Christie, sul 14 a 10 a suo favore, in disaccordo sulla decisione dell’arbitro, comunque questo punto non inficerà sull’andamento del set che chiuderà sul 21-15. Nel secondo dopo essersi fatto medicare un dito Ginting pare aver ritrovato vigore e farsi sotto al connazionale (15-17) che a quel punto però parte e non si ferma più fino al 21esimo punto dopodiché prende due sue racchette e le omaggia a 2 casuali fortunati spettatori. Ora è la volta dei padroni del Misto visto che hanno fatto loro le ultime 4 edizioni, due a testa, e sono i cinesi Zheng-Huang, gli unici “Number One” superstiti,e i giapponesi Watanabe-Higashino. Tifo sugli spalti non proporzionale, presumo 1 a 50, con centinaia di cinesi che urlavano Gajò, tradotto alla buona dovrebbe significare “come on” o “let’s go”. E la coppia del Dragone applica immediatamente la tattica presa dalla bandiera del Partito, quella con la falce e martello. Zheng con micidiali bordate indebolisce la difesa avversaria e la Huang taglia le risposte a rete. La coppia nipponica non riesce a trovare soluzioni tattiche da contrapporre e cede per 21-16 21-11.
A chiudere questa giornata di grande sport i campioni del Doppio Maschile del 2023 Alfian e Ardianto che dovranno vedersela contro i malesi Chia e Soh, che al collo hanno il bronzo di Tokyo 2020, niente male come avversari ma gli indonesiani sono decisissimi e conducono il primo game con estremo controllo così pure nel secondo. Il risultato sarà un doppio 21 a 16, così oltre alla gloria imperitura andranno a spartirsi la loro parte del lauto montepremi, 1.300.000 in dollari U.S.A.
Due indonesiane, una coreana, una cinese e poi l’unica che travalica gli Urali, la Spagna sono le nazioni che potranno vantare per 12 mesi la vittoria in questi favolosi ALL ENGLAND.
Arrivederci al prossimo anno.