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   Kral   

 

E` cambiato qualcosa in quattro anni?



a cura di
Il Gioja

OTTOBRE 2020. A 4 anni dalla sua pubblicazione a firma Flavio Gioja riproponiamo questo articolo nella concreta speranza che leggendolo qualcuno si ponga delle domande.
Cosa è cambiato in quattro anni? L’assemblea nazionale ha avuto uno scossone? Si sono cambiati i metodi e le proposte? E chi compone ora questo nuovo consiglio federale cosa ha fatto di diverso per proporsi?
Buona lettura. Spero.
Roberto Fava
“Autoanalisi da due soldi, un po’ di sociologia del potere, una richiesta di dibattito.
Perché i programmi del candidato presidente Beninati ancora non si vedono? Perché il suo team perde i pezzi? Ma poi… perché non me ne sto buono e tranquillo ad aspettare che le cose succedano invece di fare domande oziose?
Ho una sindrome. A una certa età possiamo ammetterlo a noi stessi. L’ho chiamata la ‘sindrome di Robin Hood’, tanto per farla sembrare più carina di quello che è. Vedo Principi Giovanni da tutte le parti. La verità è che il problema è di carattere edipico: credo di potermi confrontare a livello intellettivo da pari a pari con chiunque, e l’ho sempre fatto con genitori, professori, general manager, presidenti e tutti i capi in generale e ho anche elargito consigli e critiche a chi proprio non gliene poteva fregare di meno. Il risultato è ovviamente una biografia punteggiata da mancate carriere e incomprensioni varie. Non sono il solo, conosco altri che prendono posizione, criticano e magari consigliano senza essere invitati farlo… insomma altri Robin Hood.
Ma la sindrome più diffusa in giro è la sua opposta: quella ‘del soldato’. Loro hanno un capo e gli e devono obbedire e appoggiarlo per il solo fatto che lui è importante. Non vogliono pensare troppo. Fanno in quel modo perché gli è stato comandato. Ovviamente le due sindromi possono avere vari gradi. Chi è colpito dalla prima rischia di diventare un vero e proprio bastian contrario (ma espressioni più colorite sono spesso più calzanti). La sindrome ‘del soldato’ invece --se non ci si trova davvero nell’esercito, dove è obbligatorio obbedire battendo i tacchi-- può tracimare nel lecchismo più assoluto, essendo molto spesso interessati alla benevolenza del proprio superiore e ai vantaggi che questa può portare. Infatti il tipo ‘del soldato’ è molto più gradito ai capi di tutti i generi e gradi che non vogliono perdere tempo a convincere nessuno, dare spiegazioni o addirittura difendersi dalle critiche. Il soldato spesso fa carriera nelle organizzazioni, Robin Hood invece va poco lontano, per i motivi di cui sopra.
La mia stima non va a nessuno dei due ideal-tipi appena identificati. Preferisco il bambino che fu capace di dire che il re era nudo. Nella favola il re si fa fregare da un imbroglione che si diceva essere capace di tessere abiti bellissimi che solo gli stolti non riuscivano a vedere. Siccome nessuno voleva passare per stolto ed ammettere che non vedeva i vestiti, re compreso… nessuno lo avvisò che stava camminando nudo in mezzo alla folla.
La mia stima va al re che si circonda di persone capaci di fare critiche sensate e di dirgli cosa pensano senza secondi fini o solo per sentirsi in grado di gareggiare con la sua autorità. Alla larga Robin Hood e i lecchini di tutte le risme che lasciano il re nudo in mezzo di strada. Un po’ di soldati invece servono: non si può discutere per giorni per convincere il singolo “avvitalampadine” sul come fare il suo lavoro, sennò non si combina mai nulla, si dibatte e basta.
Bisognerebbe nelle scelte politiche fare proposte, criticarsi, dibattere anche accanitamente e poi --solo alla fine-- trovare un strada più o meno condivisa su cui si viaggia tutti insieme marciando, senza polemiche sterili. Se la politica non è un dibattito su fini e mezzi ma diventa invece un referendum sul fatto di volere più bene a mamma o papà o se ci piacciono di più quelli con i baffi o senza… i Robin Hood si sentiranno sempre in dovere di criticare.
Per venire a noi, vedo troppi tifosi, poco dibattito, troppi soldati che esprimono solo la loro obbedienza. Ora invece, vicini a delle elezioni per rinnovare consiglio e presidente, dovrebbe essere il momento per discutere, per parlare di cosa non va, di dove vogliamo andare, non quello della paura. Il badminton in Italia non sta crescendo anzi perde colpi: il re è nudo. Cari presidenti delle società, cari delegati, cari presidenti regionali, cari tesserati, vi sembra che vada tutto bene? Che il nostro sport abbia un futuro radioso? Vi sembra che si stia facendo il massimo? Vi piacciono i programmi proposti dai candidati? Ma poi… li hanno presentati sti benedetti programmi? Il re è nudo quando calano i tesserati, gli agonisti e il numero dei club che giocano realmente. Basta cambiare i consiglieri perché il badminton cresca in Italia? Nessuno può avere la bacchetta magica: nessun candidato, nessuna rivista, nessun presuntuoso Robin Hood. Ma proprio questo dovrebbe essere il momento in cui anche l’avvitalampadine esprime un’idea senza paura di perdere il proprio lavoro a favore di uno più obbediente. Oppure qualcuno pensa che in una federazione sportiva abbiano diritto di parola solo i presidenti dei club? Se tutti se stanno zitti il primo a richiedere commenti dovrebbe essere proprio chi gira nudo in mezzo alla gente: “cosa ne pensate di sto’ vestito? Me lo volete dire o vi va tutto bene così? Dopo però non è che vi lamentate se giro nudo?!?”
Tra i pilastri del piano marketing della federazione si parlava giustamente di promozione scolastica e allo stesso punto che bisogna dare attenzione alla tecnica perché questo ci permetterà di raggiungere le olimpiadi. Promozione e tecnica? Non c’è nulla del mezzo? Come si fa a fa creare le società? A sviluppare tutte le regioni dove il badminton non c’è? In tutte le province dove il delegato è solo una x in una casella e dove non ci sono società, atleti, tesserati. Nei tanti posti dove a una mamma che chiama per chiedere informazioni tocca rispondere che lì non ci sono tecnici e palestre: questo sport lì non esiste! I vertici della federazione potrebbero fare qualcosa? Forse no… Parliamone! Cari tesserati, per favore proponete adesso! Non state zitti. Non lasciate che a parlare siano solo le poche società con risultati agonistici e i pochi dirigenti che da anni gestiscono le risorse federali. Cerchiamo di rappresentare non solo quattro gatti ma i quattocentomila che potrebbero essere interessati a giocare a questo sport se solo lo conoscessero e avessero un posto dove giocarlo.
Robin Hood ora vi saluta. Voglio bene di più a mamma o papà? Confronterò i programmi --se si degnano di farceli conoscere-- e prenderò posizione. Ho delle lampadine da avvitare. L’unico lavoro che uno come me –se non esagera nelle sue esternazioni—può mantenere per qualche tempo. –"
 
 
 

 

 



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Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

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