Potrebbe sembrare difficile equiparare lo stato a cavallo tra Europa e Asia alla mediterranea penisola del Bel Paese. Molte le differenze: la superficie kazara che è 9 volte quella italica, gli abitanti: noi siamo il triplo anche se il loro tasso di fecondità (3,1 rispetto al nostro 1,25) nel giro di qualche decennio li porterà molto vicino a noi. Hanno enormi giacimenti di petrolio e gas, noi qualche pozzanghera sparse lungo lo stivale e relative coste ma… ma qualcosa ci accomuna a questa repubblica ex sovietica, il badminton.
Ebbene si, corre questo parallelo tra noi e loro e nell’ultimo mio viaggio ho potuto appurarlo: in pochi conoscono il badminton, ho parlato con gli autisti che mi hanno condotto alla scoperta del deserto del Mangystau, splendido esempio di come la natura sappia lavorare creando capolavori irripetibili, e non sapevano dell’esistenza di questo sport. I tassisti di Aktau, città sul Mar Caspio diventata a causa del conflitto russo-ucraino la porta per gli interscambi Asia-Europa, ignoravano la sua esistenza così come la guida che mi ha condotto nella visita della capitale Astana, città in continua espansione che segue i dettami filosofici dell’archistar giapponese Kurokawa. Non ho potuto approfondire il sondaggio per il fatto che l’inglese non è nelle corde della maggior parte del popolo kazaco, receptionist comprese ma il volano della Yonex, gadget acquistato agli All England, appeso al mio zaino lasciava tutti indifferenti. Anche il nome di Dmitriy Panarin non trovava riscontro nella memoria dei miei intervistati e forse neanche tra molti di voi, immagino. È l’atleta che sfilerà a sulla Senna sotto la bandiera azzurra con l’aquila di Gengis Khan preceduto dal nostro Giovanni Toti,per motivi alfabetici, mentre nella classifica “Race for Paris” è il kazaco a precedere il clarense per 1154 punti.
Riusciremo mai a sovvertire, noi e loro, questa tendenza? Riusciremo a far sapere che un’italiano con una racchetta e un volano sarà alle Olimpiadi? Sapremo approfittare di questa occasione che capita ogni 4 anni, se ci riesce la qualificazione, per far conoscere agli italiani il nostro sport? Potrò vedere una pagina con un’intervista a Toti sulla Gazzetta dello Sport, il Corriere dello Sport e Tuttosport?
Saremo capaci a far trasmettere sui canali di stato oltre agli incontri di Giovanni anche qualche finale? E non a notte fonda come successe all’Allegrini al suo esordio olimpico a Pechino 2008.
La qualificazione di Toti non è il raggiungimento dell’obbiettivo bensì il punto di partenza per fare in modo che il badminton abbia in Italia finalmente quella risonanza che meriterebbe,
Roberto Lucio Scarabello
P.S.: a dir la verità uno l’ho trovato durante questo viaggio, visto che anche i miei 15 compagni e compagne di viaggio ne ignoravano l’esistenza, che lo conosceva ma era un ragazzo cingalese, mio vicino di posto sul volo Istanbul-Milano, che addirittura ci giocava in patria mentre adesso al posto di una racchetta maneggia dei prosciutti a Parma.