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   Kral   

 

L`importanza dei numeri uno



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

È finita la 29esima edizione dei Mondiali, sette giorni in quell’astronave che è l’Adidas Arena dove perdi la dimensione del tempo dietro 1, 10, 100 volani, uscendone a tarda sera, dopo esservi entrato alle 9,30 del mattino.
Ma lo spettacolo ne valeva veramente la pena. Oggi è domenica, festa e si entra alle 13 più che altro perché rimangono solo 5 partite in programma ma sono le più importanti, le finali.
La Malesia ha mai vinto un oro nel Misto? Assolutamente no e allora quale migliore motivazione potevano avere i cotonati Chen e Tho? E ci riescono nell’impresa infliggendo alla coppia cinese Jiang-Wei una cocente sconfitta, la prima, è un anticipazione, di altre che seguiranno per il colori rosso stellati in questa giornata.
Questo, delle medaglie d’oro, non è un problema invece per la Yamaguchi avendone già vinte due, semmai vedere di raggiungere l’Aquila di Huelva, la oramai desaparecida Carolina Marin, che ne aveva vinte tre, precisamente nelle edizioni 2014-2015-2018, poteva essere uno sprone allettante. E con la complicità della cinese Chen Yu Fei, che non dimostra assolutamente di voler impedire alla giapponese questo obbiettivo, l’incontro si conclude 21-9 21-13 a favore della nipponica. Che forse perché abituata a grandi successi esulta come se avesse vinto il Grand Prix di Abbiategrasso, non me ne vogliano gli abitanti della città lombarda, che differenza con l’iberica che con le sue urla avrebbe rotto i timpani a metà degli spettatori. Carattere latino contro la compostezza giapponese. E siamo a due sconfitte per i cinesi ma a questo punto entrano in campo le massicce Liu-Ning Tan contrapposte alle esili Thinaah-Muralitharan Tan, la fantasia dei cognomi in Asia è risaputa. Primo set per le cinesi e nel secondo quando sembrano avviate a una veloce vittoria cosa ti inventano le malesi? Il servizio flick, e questo scombussola le tattiche delle rosso vestite che, in un amen, perdono il game. Ma non la partita, vinta la quale saltano come dei grilli neanche fossero diventate campionesse del mondo. Comunque è stato un incontro tra quattro grandi atlete che si sono affrontate a viso aperto esaltando il pubblico, che le ripagava con scroscianti applausi a scena aperta.
È la volta ora di Shi, scampato ieri per miracolo al pericoloso Lai, che nel frattempo ha quasi raggiunto il suo connazionale Brian Yang a ridosso dei primi trenta. Di fronte a lui Vitidsarn pronto a difendere il titolo conquistato a Copenaghen, che parte bene recuperando una brutta situazione nel primo parziale, 11 a 18 per poi chiudere con un servizio flick millimetrico, certificato dall’occhio di falco, per 21 a 19. Sembrava fatta ma nel badminton “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” e quindi il cinese si riprende dalla batosta e fa suo l’incontro, regalando alla sua nazione la seconda vittoria.
E ora per terminare questa giornata che possiamo denominare: “Cina contro il Resto dell’Asia” rimane il Doppio Maschile, chi dei due schieramenti avrà la meglio? Mah.
Nelle file coreano c’è Seo vincitore 2 anni fa accompagnato allora da Kang mentre oggi, al suo fianco vi è Kim, sarà all’altezza della situazione quest’ultimo? Sempre domande e la risposta è si! Dopo scambi che non si riesce a capire come facciano i contendenti a replicare più e più volte alle bordate a 400 all’ora, a precisissimi drop,ai net shot infidi visto la velocità di esecuzione, hanno la meglio i coreani lasciando costernati i cinesi Chen e Liu che per un attimo avevano sperato in un differente finale. Ma la legge dei Numero Uno presenti nelle finali si è fatta valere, tutti vincenti.
E adesso ci aspetta un anno di considerazioni, sui motivi delle sconfitte, sulle qualità dei singoli atleti, su come si comporteranno i nuovi campioni, se sentiranno il peso del titolo. Tutto questo fino al Campionato 2026 che si svolgerà in India, lo sport non si ferma…mai.
 

 

 



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