La ragione non ha la meglio sulla passione, potrebbe essere il motto di questi 40esimi Campionati Italiani Master. Parlo di quelli che superano eventuali problemi fisici pur di partecipare all’evento più importante del calendario Master, in questo caso l’esempio più eclatante è il mitico “Coach”, che pur attraversando un periodo non proprio fausto della sua esistenza, non ha rinunciato ad iscriversi. Tipico di una terra, la Sicilia, che forgia i propri abitanti, non tutti per carità (purtroppo) a lottare contro le avversità, di qualsiasi tipo siano.
E vogliamo elogiare coloro che, colpiti dal “Mal Ryanair” malattia che colpisce coloro che usufruiscono di questa compagnia che puntualmente qualche guaio crea, in questo caso lo sciopero di una parte del personale aeroportuale, che prendono il coraggio a due mani o meglio una C3 in affitto e attraversano la Pianura Padana, la dorsale appenninica e infine il mitico stretto di Reggio Calabria, anche senza il fantascientifico e inutile ponte, per arrivare in quel di Misterbianco in tempo per salire tutti e tre sul gradino più alto del podio, qualcuno anche più volte.
Mai tanta fatica fu pienamente ripagata, frase forse eccessivamente enfatizzante ma vogliamo riconoscere a loro anche i primo posto in caparbietà, o no?
Purtroppo qualcheduno invece ha dovuto lasciare il campo di gioco per vari problemi, più arrabbiati per aver dovuto interrompere la loro partecipazione che per l’infortunio che tra qualche settimana sarà messo in archivio, quello sanitario logicamente. Mentre i pensieri di “gloria” devono essere spostati di ben 365 giorni.
Gente che vince su una gamba sola, manco fosse Enrico Toti, per poi cadere, non morto per fortuna , ma solamente sconfitto il turno successivo, quelli che non approfittano di un match point per poi, causa un risentimento muscolare, dire addio alla finale, quelli che si auto flagellano il naso.
La casistica in questi casi è sempre ampia, sacrifici offerti a un dio profano, lo sport, che richiede ai suoi adepti di fare: I° molta fatica, II° versare sudore, III°qualche volta lacrime e IV° molti euro a: massofisioterapisti, ortopedici e fisiatri.
Analogie con quanto disse Winston Churchill alla Camera dei Comuni il 13 maggio 1940, riferendosi agli enormi problemi che la guerra avrebbe procurato al popolo inglese: “Blood, toil, tears and sweat”.
Dall’elenco dei medagliati si può estrapolare che il Badminton italiano sia molto avanti con la famosa integrazione, che nel nostro sport non ha mai rappresentato un problema anzi forse il contrario visto la qualità degli atleti non nati tra il Brennero e Lampedusa, che infatti sono presenti in più della metà dei podi di questo campionato. Mentre la quota rosa si assesta a un terzo del totale dei partecipanti confermando il gap che ritroviamo in tantissimi club, ho scritto tantissimi (e non in tutti), giusto per evitare che arrivi il solito a scrivermi: “nella mia palestra ci sono più femmine che maschi”, questo lo so anch’io, infatti l’ho precisato nella proposizione parentetica. Per non farvi perdere tempo sul cellulare, come ho fatto io, per capire queste ultime parole vi dirò che è la frase fra parentesi, con buona pace dei vostri insegnanti di grammatica.
Per ultima ho scelto di scrivere, dopo tutte queste ampollose parole, il vero motivo che spinge questi “eroi” a transumare ogni anno da un capo all’altra della penisola e in questo caso isole comprese: le riunioni tecniche. Che non riscuotono una totale adesione ma solamente perché in fatto di alimentazione noi italiani siamo troppo esigenti e quindi qualcuno preferisce scegliere lui il luogo ove offerire il sacrificio o meglio offrirsi le specialità e i vini locali.
Ops ho dimenticato una cosa…, o meglio 33 nomi, quelli dei podi vincitori o forse l’ho fatto apposta, chissà, ma tanto chi partecipa a questi campionati lo fa solo con lo spirito di Pierre??? Pierre chi ? Ma de Coubertin, perbacco!