Riposta la bandiera tricolore in valigia, in attesa di sfoggiarla tra q.a.a.L.A., acronimo dettato da una forma innata di scaramanzia, che solo i più attenti, diciamo così, riusciranno a decifrare, veniamo alle partite giocate dove bisognerebbe usare quella con le 12 stelle dorate in campo blu visto che resistono ancora 4 nazioni del Vecchio Continente ma purtroppo non la possiedo. Pardon, resistevano perché le sorelle Stoeva cadono alla partita inaugurale di questo giovedì 1 di Agosto, in un incontro che ha visto sempre in testa le cinesi Chen-Jia. Per una coppia europea che lascia una che arriva in zona (forse) medaglie, Fruergaard-Thygesen fanno un sol boccone delle giapponesi Matsuyama-Shida, nel contempo escono di scena per opera delle malesi Tan-Thinaah e delle cinesi Liu-Tan anche tutte e due le sudcoreane: Kim-Kong e Baek-Lee, amiche e rivali acerrime, quindi “Mal comune…Mal comune”.
Rankireddy pur possedendo il braccio più forte del badminton mondiale, Km 565, non sfonda assieme all’amico Shetty il muro malesiano di Soh e del biondo tinto Chia che in rimonta frantumano i sogni di un podio olimpico degli indiani mentre loro potranno continuare, forse, il condizionale è d’obbligo, l’elenco delle loro medaglie: oro Mondiali 2022, nel 2021 bronzo a Tokyo così come ai Mondiali 2023, staremo a vedere.
Il Misto è la specialità più veloce, non per il volano ma per il calendario che vede già decise le due finali, quelle per il bronzo con Watanabe-Higashino che, dopo la sconfitta con le teste di serie cinesi N°1 BWF Zheng-Huang sperano almeno di ripetere il bronzo vinto in casa sempre se sono d’accordo Seo-Chae che in un palpitantre finale di terzo set hanno lasciato l’onore della finale, non senza rammaricarsi del match-shuttle sprecato sul 21 a 20, ai loro compatrioti Seo-Chae.
Chi uno e chi due, in questo secondo caso è Toma J. Popov che butta al vento la possibilità di ribaltare il risultato, in vantaggio sia sul 20 e che sul 21 del secondo set di un incontro che era partito male male, 13 a 21. Non lo fa e allora il malese Lee ringrazia e si accomoda nei quarti tra la disperazione del giocatore e del pubblico transalpino.
Di due indiani ne rimane uno, questa è “La dura legge del go..” tabellone con Sen che decreta la sua superiorità a New Delhi e su Prannoy con un 21-12 21-6 che non lascia alcun dubbio a riguardo. Mentre se tutto va come vorrebbe Re Federico, che ama moltissimo il Badminton e anche le avventure galanti (scusate per il gossip),i suoi due fidi cavalieri Antonsen e Axelsen potrebbero incontrarsi solo in finale, Shi, Vitidsarn, Chou, Loh e gli altri permettendo.
A difendere l’onore della quota rosa europea, una sola donna, l’iberica Marin, che si è autoproclamata la più grande giocatrice da Capo Nord a Capo Passero e dagli Urali al portoghese Cabo de Roca, più o meno come fece un certo Bonaparte che, a 5/6 km di distanza dal PalaAdidas, si proclamò Imperatore di tutti i francesi 240 anni fa. Sarà mica l’aria di Parigi che toglie ogni inibizione egocentrica? Comunque ai quarti delle donne sono arrivate ben 7 delle 8 teste di serie, a dimostrazione che ogni tanto le classifiche esprimono i valori in campo.
La spagnola intanto vince a fatica sulla statunitense Zhang e si accoda alle cinesi Chen, che usufruisce di un bye e della He che elimina l’indiana Pusarla, vendicandosi così dopo tre anni per il bronzo perso a Tokyo proprio contro la ragazza di Hyderabad.
Viene evitato il “rischio” di due derby nella parte alta del tabellone, uno sudcoreano e l’altro thailandese, con la An che non potrà scontrarsi contro la Kim battuta sul filo di lana (23-21) al terzo dalla indonesiana Tunjung e la Intanon che evita la Katethung ad opera della Yamaguchi.
E per chiudere l’ultima entrata tra le otto superstiti, la nipponica Ohori, che non senza fatica dopo un’ora di gioco, non permette al piccolo ma molto ricco stato di Singapore rappresentato dalla ex numero 1 juniores Yeo, di entrare in lizza per il podio.
E come evidenziato nel titolo più si sale verso il vertice e meno gente ci può stare, cari lettori presenti a Parigi non fate la prova su quella del Louvre, correte il rischio che vi mettano in gattabuia e buttino via la chiave per qualche mese.