Inizia la prima giornata con il tutto o quasi esaurito, anche se la tribuna d’onore rimane per l’ennesima volta mestamente mezza vuota. Si inizia con il derby cinese rosso-rosa sbiadito vinto dai favoriti Jang-Wei su Guo-Chen, Yamaguchi stronca alla distanza l’indonesiana Wardani a cui lascia solo sei punti nel set finale. Torna la Malesia in una finale mondiale per merito di Tan e Thinaah che superano in rimonta le nipponiche Matsuyama-Shida. Il paese, per noi italiani la terra del leggendario Sandokan, mancava nell’ultima partita dei Mondiali dal 2015, si parla dei tempi del mitico Lee Chong Wei che l’anno precedente era stato squalificato in quelli di Copenaghen per la presenza di una sostanza illecita nelle urine. E in uno sventolio di migliaia di tricolori scende in campo il Misto francese, il precedente incontro con Chen-Toh aveva visto Gicquel-Delrue vincenti, perché non ripetersi? Perché gli avversari si dimostrano più bravi e mestamente il 95% dei 5000 presenti sugli spalti dell’Arena devono “ammainare” i loro vessilli e vedere un secondo doppio malese varcare la soglia della finale.
E poi succede un episodio “gravissimo”! Dopo più di 200 anni cade, a Parigi, la testa di una regina, dopo Maria Antonietta, sarà la An a perderla, con tanto di corona avendo vinto il titolo nell’ultima edizione 2023. A farlo non sono stati i rivoluzionari montagnardi bensì Chen Yu Fei, che con la coreana ha un lungo conto aperto avendola incontrata,con oggi, ben 27 volte. E sono le 15,40, come al solito le tempistiche degli organizzatori vengono stravolte, giusto il tempo di fare due passi in Rue de la Chapelle contornata da improbabili statue, in stile dittatore post sovietico, delle donne che hanno fatto la storia dello sport francese ed è già l’ora (17.00) di tornare nell’Arena.
Per vedere Liu e Tan eliminare il penultimo ostacolo che le frappone al titolo che considerano loro di diritto. Le amazzoni cinesi stendono le giapponesi in quaranta minuti lasciandole a 4 nel secondo set.
E poi l’incontro della giornata, il cammino di Lai sembrava costellato di frutti, tabellone e colpi fortunati, caduti da una compiacente cornucopia, destinato ora ad essere martirizzato dal numero 1, l’immarcescibile Shi. Invece il canadese incitato dal pubblico, che non avendo più beniamini da sostenere ha incominciato urlare Victor a tutto spiano, soverchiando il tifo dello sparuto gruppo di tifosi cinesi, ha inanellato un primo set meraviglioso chiudendolo addirittura per 21 a 13. Il secondo è più combattuto ma quando Lai arriva sul 20 a 18 sembra fatta, ed è solo un centimetro dell’infallibile occhio di falco che lo priva di una vittoria storica. Lui in classifica è al cinquantesimo posto, poi chiude il cinese che nel terzo prenderà il comando per non lasciarlo più. Un episodio questo per il ventenne nordamericano o la nascita di un nuovo “Top Ten”? Basterà seguirlo nelle prossime competizioni.
Se il precedente match era durato 80 minuti quello successivo dura un battito di ciglia, Astrup e Rasmussen devono abbandonare l’idea di mettere in bacheca tra il bronzo 2021 e l’argento 2023 quell’oro che gli mancava , seppelliti in 27 minuti dai coreani Kim e Seo con il risultato di 21-12 21-3.
Saranno Vitidsarn e il coreano Seo, anche se quest’ultimo nel 2023 era assieme a Kang, a difendere il titolo conquistato a Copenaghen avendo superato Antonsen in un incontro, dominato dal thailandese nella prima parte mentre la seconda è stata un corpo a corpo fino a 15 pari, poi è scattato l’embolo al danese che concede 6 punti di fila all’avversario. Ennesima occasione persa per aggiudicarsi il posto sul tetto del mondo per il campione di Aarhus.
Quattro finali con i cinesi, potevano Chen e Liu non completare il pokerissimo della Cina Popolare post comunista? E nonostante tutta la buona volontà degli indiani Rankirddy-Shetty di guastargli la festa riescono, dopo un’ora di gioco nell’impresa.
Quindi domani, scomparsa l’Europa e l’America dai radar saranno solo atleti asiatici a disputarsi i titoli 2025, 5 nazioni per 5 titoli. Domani dopo le 13 i verdetti.