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   Kral   

 

Maggio con le Rose ma senza podi - parte 2



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Con la prospettiva di non partecipare al Bonn International il team azzurro si è presentato a Graz, importante città universitaria austriaca con ben nove atleti.
Le qualificazioni hanno dimezzato poi le forze, Luca Zhou cede in tre set allo svizzero Nicolas Mueller mentre nel Misto, assieme a Martina Corsini, vince contro i ceki Manasek-Turonova per poi uscire di scena ad opera dei turchi Calisir-Yilmaz come la compagna, che in coppia con Emma Piccinin, non riesce a superare le taiwanesi Hung-Lin al primo turno del tabellone principale. La componente della “Piccinin Family for the Badminton” non riuscirà poi ad uscire dalle paludi della qualificazione perdendo dalla elvetica Pelupessy mentre in precedenza aveva superato la romena Muscalu.
Enrico Baroni, sempre nelle qualificazioni, lotta fino al terzo set contro Gnedt, dopo aver battuto il tedesco Seibel e il malese Tan, ma alla fine cede all’austriaco. Meglio il suo compagno di club, Alex Gozzini che approda tra i migliori 32 giocatori dopo averlo vendicato battendo il britannico Dalvi, avversario di Baroni in Slovenia, continuando il suo ruolino di marcia contro il portacolori di Taipei Chen, il ceko Janostik per poi essere fermato dal danese Kauffmann. Chi invece nel tabellone principale c’era di diritto era Fabio Caponio che batte agevolmente il danese Kim per poi cadere, con un doppio 15-21, per merito del malese D. Lim, mentre Yasmine Hamza perde, ironia delle coincidenze, contro Z. Lim. Questo perché come la maggior parte degli appassionati di badminton sanno, molti paesi asiatici hanno un scarsità di cognomi rispetto all’Italia, dove ne abbiamo più o meno 350000. Ma il particolare curioso che io non conoscevo, che D. Lim e Z. Lim nel gergo del badminton significano: il primo il “clear”, il secondo il “drop shot”, AI docet.
In soccorso ci viene l’avversaria vincente della Stiglich, con un bel cognome di probabili origini italiche, Rosy Pancasari, con l’accento sulla I, che supera in rimonta la nostra atleta. E quindi dalle sponde del fiume Mura, che ha aiutato la città austriaca a difendersi dai nemici nel corso dei secoli gli azzurri ritornano, senza medaglie, alle rive del Lambro che invece Milano la allaga.
 

 

 



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