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   Kral   

 

RSPP sì - RSPP no - La terra dei cachi



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Novità nell’ambito della nuova invenzione dei geni romani che probabilmente non sanno distinguere un capannone industriale da un impianto sportivo, infatti udite udite questi saranno i provvedimenti che alcuni allenatori, essendo diventati dipendenti, quindi obbligati a rispettare i vari articoli del DL81/2008, dovranno adottare:
Per l’hockey su ghiaccio il coach potrà mostrare ai suoi i vari colpi ma solo dopo aver eliminato il ghiaccio in quanto superficie a rischio scivolamento.
Per la Federazione Pesi, ne tenga conto Alberto Miglietta, il tecnico stipendiato non potrà far vedere all’allievo come sollevare più di 25 kg, limite massimo in base alla ISO11228.
Nel Salto con gli sci, l’allenatore dovrà insegnare solo in maniera teorica dato che altrimenti, superando i 2 metri di altezza dal suolo dovrebbe adottare i DPI anticaduta (imbrago, moschettone e corda).
Inzaghi, Allegri, Pioli, Mourinho no perché è stato esonerato, dovranno indossare le cuffie durante le partite perché negli stadi vengono superati gli 87 decibel. Il record mondiale appartiene ad uno stadio statunitense con 142 db.
Per il nostro sport invece hanno pensato che se l’istruttore vuole far vedere i fondamentali e le varie tattiche sulle “court” dovrà indossare gli occhiali protettivi per il Singolo e per il Doppio anche il casco.
Basta con queste pirlate, altrimenti rischio di arrivare al livello di quei soloni che continuano a partorire decreti o norme nella loro eterna lotta di migliorare situazioni, di cui non hanno alcuna esperienza.
Le prossime informazioni mi sono state illustrate da 2 RSPP mentre erano in visita ad una cantina che produce circa 6 milioni di bottiglie, attività con rischi e problemi che sicuramente necessitava della loro esperienza.
L’obbligo di avere all’interno di una ASD un “Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione” sovviene solamente, si fa per dire, quando il tecnico supera i 5000 euro di retribuzione annua mentre qualche società di consulenza omettono di evidenziare questo particolare. Dimenticanze, distrazione, amnesia o scarsa etica professionale? Fate voi.
Una cosa bella no, assolutamente no! Basta che un club sia composto da almeno 100 atleti, obbiettivo raggiunto ancora da poche società di badminton ma che sarebbe auspicabile per tutte, che l’allenatore, dovendo essere in palestra minimo 5 ore al giorno per 5 giorni facilmente rischia di superare i 5000 ma probabilmente anche i 15000, soglia oltre la quale entrano in gioco altri obblighi burocratici e economici.
E come fa un sodalizio a mantenere le quota basse, per favorire lo “SPORT PER TUTTI”, frase che questi incompetenti sbandierano a ogni alito di vento, per poi rendere sempre più difficile la nascita e la vita delle società esistenti, fondate sul volontariato, linfa vitale ed essenziale per gli sport dilettantistici.
Quale sarebbe la mia proposta, come non smetterò di ripetere, oltre a criticare ognuno di noi dovrebbe proporre una soluzione: eliminare questo obbligo dato che per svolgere questo ruolo il presidente del club dovrebbe frequentare un corso di 40 ore o a un sostituto che dovrebbe farne 120 (e qui qualcuno dovrebbe spiegarmi il perché di questa differenza? Forse che i presidenti hanno un QI più alto? Mah.)
In un’azienda il dipendente preposto lo frequenterebbe in orario di lavoro PAGATO, il presidente/consigliere nel tempo libero equivalenti a 10/24 sabato mattina, mettiamo il caso!
Per sentire cosa? Che lavorando al tornio non bisogna indossare la cravatta, che non bisogna togliere le protezioni alle impastatrici, che prima di riparare un impianto elettrico bisogna verificare che sia fuori tensione?
Quello che mi fa specie è che nessuno a livello di federazione, di club storici, di sportivi conosciuti sia uscito allo scoperto per evidenziare le contraddizioni di queste normative magari perché impegnate nella ricerca di un maggior finanziamento annuale, o di agevolazioni per le proprie società o non impelagarsi in problematiche che non danno un ritorno d’immagine.
Facendo un parallelo esagerato mi sembra di vedere l’attuale gestione dello sport come quella della salute degli italiani dove, in futuro prossimo, se non intervengono iniziative a capovolgere l’attuale tendenza, molti italiani dovranno rivolgersi alla sanità privata che da anni spinge per accaparrarsi questo enorme e redditizio mercato. Mentre nel caso dello sport è solamente legato alla mancanza di managerialità dei dirigenti, inebriati solamente dalle medaglie olimpiche e dal loro ego.
 

 

 



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