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   Kral   

 

Surdiman - questa sconosciuta



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Vorrei fare una sfida con voi lettori per sapere quanti conoscono l’esistenza di questa manifestazione ma lo so che è un’utopia. Infatti parafraserò a riguardo questo famosissimo brano: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio” che io, non essendo all’altezza dell’evangelista Marco, ho rivisitato con “E’ più facile che un elefante passi per la cruna di un ago che un lettore di Badminton-News partecipi ad un nostro sondaggio”.
Ma veniamo incontro a coloro che ignorano questa coppa che è, a tutti gli effetti un Mondiale per nazioni con formazioni miste, la formula che utilizza il Campionato a Squadre Italiano che proprio oggi è terminato a Maracalagonis con la vittoria del SSV Bolzano-Bozen.
Più che del torneo che è in svolgimento in quel di Suzhou (Repubblica Popolare Cinese) vorrei scrivere di colui a cui è stata intitolata questa coppa, Nick Sudirman. Nasce in Indonesia nel 1922, inizia la sua carriera da giocatore per poi diventare presidente della sua federazione per parecchi mandati. Uno degli episodi particolari che lo riguardano è quello di aver venduta l’amata Chevrolet per dare la possibilità alla sua nazionale di partecipare all’edizione del 1958 della Thomas Cup (Campionato del Mondo per squadre maschili, quello femminile è l’Uber), che si svolgeva a Singapore, sacrificio che fu ripagato con la vittoria indonesiana pur essendo alla loro prima partecipazione.
Amava ripetere questa frase: “Il mio coinvolgimento nel badminton è come un lavoro, essere impegnato nel mondo della farmaceutica (settore nel quale era stato per diverse volte presidente di importanti società) è solo un hobby”.
La sua capacità MANAGERIALE, scusate mi sono scappate le maiuscole, contribuì a portare la sua federazione fuori da una conduzione dilettantistica ma non si fermo li.
Negli anni Settanta la Cina, quella grande, chiedeva che venisse espulsa dalla federazione mondiale quella piccola, per intenderci Taiwan. L’IBF (acronimo che ha preceduto l’attuale BWF fino al 2006) non accettò e cosi Pechino, assieme ad altri 18 paesi, fondò la WBF mettendo però a rischio, così, l’ingresso del badminton alle Olimpiadi.
E fu grazie alle sue sagaci manovre diplomatiche, formando un gruppo di studio (grazie alle sue conoscenze in entrambe le fazioni) e anche a incontri amichevoli tra i giocatori delle due federazioni, riuscì a riunire nel maggio del 1981 tutti sotto un’unica bandiera.
Questo gli fruttò la candidatura alla presidenza dell’IBF, era stato eletto vice presidente nel 1975, carica che lui rifiutò dicendo che il suo interesse era generato dalla passione per il badminton non per la conquista di una poltrona.
Lui morì 5 anni dopo e l’allora presidente della federazione indonesiana Suhandinata invio una richiesta a quella mondiale perché questa sua abnegazione venisse ricordata in maniera degna.
Proposta che fu vagliata e approvata dalla IBF e quindi il torneo vide la luce nel maggio del 1989, giustamente, nel paese di origine di colui che aveva evitato una crisi che avrebbe potuto portare all’oblio olimpico per parecchi decenni il badminton. E di nuovo, prima partecipazione e subito vittoria per i padroni di casa, peccato che da allora il titolo sia stato ad appannaggio per 12 volte della RPC e 4 per la Corea del Sud, l’Europa nessun titolo ma solo due volte in finale, guarda caso con la Danimarca.
Il trofeo merita qualche cenno: alto 80 cm, in argento placcato oro rappresenta un volano con sopra
Il famoso tempio buddista di Borodudur eretto nell’800 d.c nell’isola di Giava.
Se il mondo del badminton ha fatto in modo che il nome di Sudirman rimasse sempre vivo nella sua storia questo non è successo in Internet, dove stranamente non sono riuscito a trovare una sua foto.
 

 

 



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