Il primo torneo con finale nel mese di novembre non ha avuto un percorso come i colori delle maglie dei nostri atleti, passano in secondo piano le eliminazioni di Fabio Caponio da parte del numero 58 del ranking, l’indiano Mithun Manjunath e quella di Giovanni Toti, operata dall’irlandese, nato in Vietnam, Nhat Nguyen fresco reduce dalla vittoria del Challenge di casa e molto vicino al pass per le prossime Olimpiadi di Parigi. Il motivo? E’ che, purtroppo, questa edizione delle gare a cinque cerchi non vedrà al palo Yasmine Hamza, infortunatasi durante il primo match dell’Hylo Open che si disputava a Saarbrucken. Avversaria Histomira Popovska che dopo aver perso il primo set cercava di recuperare ma sul 6 a 4 per la bolzanina il dramma, sportivo, con la nostra che abbandonava il campo su una sedia a rotelle. Diagnosi: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro con tempo di recupero intorno ai 6 mesi, quindi l’impossibilità di continuare quel percorso che la stava portando, passo dopo passo, torneo dopo torneo alla “Ville Lumière”. Auguri di un pronto ritorno e la speranza di vederla a Los Angeles.
In contemporanea sono sette gli italiani presenti sulle court del Sterbinszky Hall di Budapest. Martina Corsini esce subito nel Misto assieme a David Salutt contro i cinesi di Taipei Yen-Chen/Yi Zhen mentre nel Doppio, assieme a Miranda Johansson, supera le sorelle magiare Kustan per poi subire un duplice 11-21 da parte dei canadesi Dent e Lai. Anche Gianmarco Bailetti scende in campo con la svedese, rischiando dopo aver superato una coppia locale di essere eliminati dai danesi Lau/Løber, che non sfruttano un match point nel terzo game sul 20 a 19. Saranno gli sloveni Ivancic-Polanc, primi nel tabellone, a farlo nei quarti. Supera brillantemente le qualificazioni Enrico Baroni per poi venire stoppato ai 32esimi da un’altro portacolori di Taiwan Ma Cheng-Yi mentre Alessandro Gozzini non riesce a imitare il compagno di club e cede all’ungherese Marton Szerecz che in precedenza aveva eliminato Luca Zhou. Salutt e Strobl non riescono a superare lo scoglio scozzese rappresentato da MacGregor e Pringle che chiudono a loro favore i due set per 21-15 21-11.
Nel fine settimana successivo Christopher Vittoriani è l’unico nazionale ad essere impegnato in un torneo europeo, e si comporta bene in quel di Sandefjord, amena cittadina affacciata sul golfo di Oslo,con un passato nella pesca alle balene, conquistando un bronzo dopo aver messo in fila i portacolori di nazioni che di solito ci sono ostiche: Svezia, Inghilterra, Francia ma purtroppo la scuola indonesiana è ancora fuori dalla nostra portata ed e costretto ad arrendersi, al terzo set, ad Andi Muhammad che vincerà il torneo battendo la sorpresa del torneo, il diciannovenne danese Jakob Houe. Dall’altra parte dell’oceano invece i due “top player” azzurri che si trovano un tabellone quasi identico come nazionalità, atleti di casa, messicani, nordamericani ma il collo di bottiglia si chiama…Kevin Cordon, il mancino che ha fatto sognare gli appassionati di tutta l’America del Sud sfiorando il bronzo a Tokyo. Il trentasettenne guatemalteco ha prima stoppato Caponio per poi ripetersi in finale contro Toti, aggiudicandosi per l’ennesima volta l’international series della sua nazione.