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   Kral   

 

Sviluppo e segmentazione



a cura di
Il Gioja

Non sono un esperto di marketing e manco lo voglio diventare, non fosse altro per la mia ultraventennale esperienza nelle vendite. Il markettaro e il venditore, anche solo per finta, cercheranno sempre di prendersi il merito dell’andamento positivo delle vendite e di scaricare sull’altra categoria la responsabilità di eventuali defiance.
Per tornare al marketing mi pare evidente che la realtà italiana riguardo al nostro sport è molto, molto differenziata da zona a zona. In questo caso se vogliamo fare sviluppo è corretto pensare al concetto di segmentazione. Significa che qualcuno non è uguale a qualcun’altro e se vogliamo “vendere” una Ferrari e facciamo pubblicità su dei cartelloni in quartieri disagiati stiamo sprecando soldi e se vogliamo vendere rasoi monolama e li promuoviamo in una festa di miliardari non abbiamo capito nulla (a meno che la lama non sia d’oro).
Le province italiane nel badminton sono molto variegate e presentano zone in cui:
1) hanno visto un volano al mare, ma il vento glielo portava via.
2) si conosce l’esistenza di uno sport provato a scuola con delle racchette ma spesso non si ricorda come si chiama
3) esiste una società, ma è stata creata per poter attingere a qualche fondo federale, farsi mandare qualche racchetta a scuola o affini.
4) esiste una società ma sono quattro attempati che giocano una volta alla settimana insieme a qualche straniero.
5) c’è una società strutturata che allena ragazzi e cerca di far crescere nuove leve.
Ognuna di queste realtà ha bisogno di leve differenti le une dalle altre per ottenere SVILUPPO.
È corretto decidere cosa fare in quella determinata provincia in base alla realtà effettiva e all’esistenza reale di persone e strutture.
Faccio degli esempi in ordine sparso: nei primi due casi usare dei cartelloni che pubblicizzano il badminton sarebbe buttare via soldi come a pubblicizzare la Ferrari nei quartieri poveri. Se non esistono società, dove potrebbe giocare un interessato che vede il cartellone? In posti dove gli insegnanti fanno normalmente giocare a badminton e c’è una società strutturata servono tecnici di alto livello per alzare la qualità degli atleti. Dove sono stati spesi dei soldi per società appena fondate servono invece dei controlli per vedere se i corsi vengono effettuati sul serio e che risultati danno oppure qualcuno ha preso troppi soldi per fare due lezioni dopo pranzo.
Per venire alle proposte in positivo invece dobbiamo rilevare che nel caso 1) i professori sono i nostri primi testimonial per far conoscere questo sport e quindi servono aggiornamenti per la categoria. Nel caso 2) il punto centrale è quello di far appassionare qualcuno che abbia voglia di provare qualcosa di nuovo. Ecc. ecc.
Non esistono soluzioni spicce per ogni punto ma credo che il metodo da utilizzare sia questo: Che zona è? Da colonizzare? Da espandere? Mancano palestre, ma abbiamo un vero tecnico su cui puntare? Mappiamo i territori e solo allora possiamo creare dei piani. Non uno per tutta Italia, ma uno per ogni tipo di territorio; oppure azioni che sappiamo essere utili da qualche parte… e non dalle altre perché ci vogliamo concentrare solo su alcune zone. Allora segmentiamo? P.S. Personalmente credo dovremmo ripartire senza scordarci delle zone dove non esiste il badminton. Ovviamente questo può cozzare con gli interessi di chi esiste già. La federazione può essere la rappresentante di pochi tesserati, ma potrebbe invece rappresentare i molti che potrebbero voler giocare se solo ne avessero la possibilità. E' una questione politica, non tecnica e può essere decisa solo in fase di voto di un programma.
 
 
 

 

 



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