Questo titolo non darà origine a una nuova “Corsa” al nobile metallo come nell’Ottocento in America, ma nasce dalla nuova “Campagna del Nord Africa” che continua la ripresa,numericamente valida e ricca di risultati, degli azzurri nei vari tornei africani. Un destino migliore dei nostri connazionali che da quelle parti subirono la superiorità strategica e di materiale degli Alleati nell’ultima guerra mondiale.
Ma andiamo in ordine di comparizione partendo dal primo torneo ottobrino, quello bulgaro, che vede un solitario Enrico Baroni passare due turni ai danni dell’austriaco Nicolussi e dello scozzese Robertson per cadere sotto i colpi del transalpino Barbieri dopo un primo set al fulmicotone e dover abbandonare di conseguenza Sofia.
Invece Yasmin Hamza si ferma immediatamente in quel di Vaanta in un Super 500 che vedeva tra le testa di serie la Yamaguchi e la Intanon. A stopparla in questo torneo nel paese della renne, la Finlandia, la danese Crhistophersen con un duplice 21-12.
E ora scendiamo dal Mar Baltico al Mediterraneo sulle coste algerine dove, al Bir El-Djir Sport Hall, Giovanni Toti subisce una battuta d’arresto ad opera di Naveen Rajendran, un emiratino proveniente dalle qualificazioni mentre Luca Zhou arriva ai quarti battendo il giocatore locale Dussama Keddou, l’egiziano Hatem per poi, perdendo entrambi i set con il minimo scarto 19-21, venire eliminato dall’indiano Bhivpathaki. Ma ci penserà il compagno di nazionale Caponio a vendicarlo, Fabio parte anche lui con un indiano Sai Teegala, successivamente lo svizzero Mueller per poi trovare sulla sua strada il colpevole dell’eliminazione di Zhou, che viene battuto velocemente per approdare alla finale con l’olandese Noah Haase. Un’incontro che può essere preso per esempio di come certezze nel badminton non ce ne siano, l’italiano vince il primo set per 21-8, quindi netta superiorità, cosa vuoi che succeda nel secondo? L’opposto! Infatti il tulipano sboccia e rifila un 21-9 a Caponio che però si riprende e, sudando le famose “7 camicie” punto a punto conquista l’oro.
E la parte femminile? Le due singolariste Emma Piccinin e Gianna Stiglich terminano subito il loro percorso, la prima contro la futura vincitrice, la croata Buchberger, la seconda sconfitta dalla ceka Van Coppendolle. Ma si sa la vendetta è un piatto che va servito freddo e così che,passo dopo passo (due coppie algerine e una egiziana), Martina Corsini a la Piccinin arrivano in finale a confrontarsi contro le colpevoli delle eliminazioni citate in precedenza. Quale miglior soddisfazione quindi che guardare dal gradino più alto del podio le “antipatiche” avversarie.
Questo titolo non darà origine a una nuova “Corsa” al nobile metallo come nell’Ottocento in America, ma nasce dalla nuova “Campagna del Nord Africa” che continua la ripresa,numericamente valida e ricca di risultati, degli azzurri nei vari tornei africani. Un destino migliore dei nostri connazionali che da quelle parti subirono la superiorità strategica e di materiale degli Alleati nell’ultima guerra mondiale.
Ma andiamo in ordine di comparizione partendo dal primo torneo ottobrino, quello bulgaro, che vede un solitario Enrico Baroni passare due turni ai danni dell’austriaco Nicolussi e dello scozzese Robertson per cadere sotto i colpi del transalpino Barbieri dopo un primo set al fulmicotone e dover abbandonare di conseguenza Sofia.
Invece Yasmin Hamza si ferma immediatamente in quel di Vaanta in un Super 500 che vedeva tra le testa di serie la Yamaguchi e la Intanon. A stopparla in questo torneo nel paese della renne, la Finlandia, la danese Crhistophersen con un duplice 21-12.
E ora scendiamo dal Mar Baltico al Mediterraneo sulle coste algerine dove, al Bir El-Djir Sport Hall, Giovanni Toti subisce una battuta d’arresto ad opera di Naveen Rajendran, un emiratino proveniente dalle qualificazioni mentre Luca Zhou arriva ai quarti battendo il giocatore locale Dussama Keddou, l’egiziano Hatem per poi, perdendo entrambi i set con il minimo scarto 19-21, venire eliminato dall’indiano Bhivpathaki. Ma ci penserà il compagno di nazionale Caponio a vendicarlo, Fabio parte anche lui con un indiano Sai Teegala, successivamente lo svizzero Mueller per poi trovare sulla sua strada il colpevole dell’eliminazione di Zhou, che viene battuto velocemente per approdare alla finale con l’olandese Noah Haase. Un’incontro che può essere preso per esempio di come certezze nel badminton non ce ne siano, l’italiano vince il primo set per 21-8, quindi netta superiorità, cosa vuoi che succeda nel secondo? L’opposto! Infatti il tulipano sboccia e rifila un 21-9 a Caponio che però si riprende e, sudando le famose “7 camicie” punto a punto conquista l’oro.
E la parte femminile? Le due singolariste Emma Piccinin e Gianna Stiglich terminano subito il loro percorso, la prima contro la futura vincitrice, la croata Buchberger, la seconda sconfitta dalla ceka Van Coppendolle. Ma si sa la vendetta è un piatto che va servito freddo e così che,passo dopo passo (due coppie algerine e una egiziana), Martina Corsini a la Piccinin arrivano in finale a confrontarsi contro le colpevoli delle eliminazioni citate in precedenza. Quale miglior soddisfazione quindi che guardare dal gradino più alto del podio le “antipatiche” avversarie.
P.S.: per dovere di cronaca segnalo che il numero uno tricolore nel Doppio Misto, secondo la classifica della BWF, tal Innocenzo Santoro assieme all’inglese Karen Feng sono stati sconfitti dalla coppia malese Goh-Lai conquistando 7 punti in due set nell’Open finlandese.
P.S.: per dovere di cronaca segnalo che il numero uno tricolore nel Doppio Misto, secondo la classifica della BWF, tal Innocenzo Santoro assieme all’inglese Karen Feng sono stati sconfitti dalla coppia malese Goh-Lai conquistando 7 punti in due set nell’Open finlandese.