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   Kral   

 

Un due tre stella - la risposta



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Cari lettori, ecco la email che invierò al settimanale “Gente”
UNO DUE TRE STELLA
Accanto alle categorie più conosciute e diffuse, al Premio Pulitzer ci sono anche sezioni che qualcuno potrebbe trovare bizzarre. E cosi, dal divano possiamo leggere…
Il Premio Pulitzer mette in scena ogni anno l’infinito campionario delle attività artistiche di uomini e donne (degli Stati Uniti d’America, o che in esso lavorino stabilmente). Nel mese di aprile, per un giorno, sui giornali non si vive di solo sport e politica. E noi, lettori da divano, possiamo sollazzarci con categorie di cui spesso ignoravamo perfino l’esistenza.
Per dire, quest’anno ha vinto nella categoria “Giornalismo dell’ultima ora” un’articolo del Lookout Santa Cruz sulle inondazioni della loro contea. Importante, non c’è dubbio ma possibile che la medaglia d’oro assegnatagli valga quella di Propubblica sulle gravi connivenze tra un gruppo di miliardari statunitensi e i giudici della Corte Suprema?
Una categoria che mi ha fatto sempre sorridere, poi, è la vignetta. Avete presente? E’ quella che noi da ragazzini guardavamo perchè sapendo appena leggere con le figure ci aiutavamo a capire il senso.
Ma dai… di questo passo premieranno al Pulitzer anche le fake news e le inserzioni degli influencer!
Oops, chiedo scusa alle migliaia di fumettisti e influencer, che lavorano in tutto il mondo. Ugo Gattoni compreso (NdR: autore del poster donato a tutti i medagliati olimpici).
Già, perché mi rendo conto che sto infrangendo un tabù. E’ proibito fare gli spiritosi con le cosiddette “arti minori”. Primo, perché chi le svolge si offende, giustamente,al semplice suono della parola “minore”. E poi, perché proprio il Premio Pulitzer rappresenta il momento dell’anno in cui sudore e sacrifici valgono finalmente l’uscita dall’anonimato e consentono di gareggiare alla pari con i mostri sacri del giornalismo o della letteratura USA. La medaglia di un grande scrittore americano che guadagna decine di milioni di dollari alla fine è identica a quella di un fotografo di periferia che si spacca la schiena per arrivare allo scatto “scoop” della sua “arte minore”.
Poi, certo, è inevitabile, leggendo, cercare di immedesimarsi. Nessun essere umano “normale” può immaginare di scrivere come Ernest Hemingway o cantare come Bob Dylan.
Ma se vedo, per esempio, quelli della poesia, molti dei quali non palesano una frase logica dietro l’altra, mi viene da chiedermi: non ho mai scritto dei versi in vita mia, ma magari se ci provo, chissà divento il nuovo Edgard Alan Poe. Nella saggistica è già più difficile, rischierei di fare errori di sintassi, ma mai dire mai. Sulla Storia, poi, se solo ci provassi, potrei fare faville…
Il bello del Premio Pulitzer è tutto qui, Loro scrivono, cantano, scattano, criticano. Noi li ascoltiamo, incantati dalle bellezze e dalle stranezze. E possiamo sognare: se al prossimo Pulitzer ammettono anche il mio primo tema della medie potrò dire la mia.
 

 

 



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