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   Kral   

 

2 viaggi - una sola partita - 2. puntata -


La scelta della destinazione di un viaggio è sempre legata a vari motivi: passioni, interessi del momento, curiosità. E nel dicembre del 2014 tutti questi fattori convergevano su… il mal di schiena che mi dava seri problemi e mi impediva di allenarmi in maniera proficua. Allora quale meta ideale se non il Kerala? Patria della medicina ayurvedica (della serie: le provo tutte) che in India viene praticata alla pari di quella moderna in moltissimi ospedali.
Il Kerala e il Tamil Nadusono stati visitati venti secoli prima di me dai commercianti romani che arrivarono fin qui nel momento del massimo fulgore dell’impero. Questi due stati si trovano nel sud del subcontinente indiano e oltre alla pratica di medicine alternative e ai templi indù dravidiani sono famosi per essere i maggiori produttori di tè in India, bevanda da me sempre bevuta senza conoscerne praticamente nulla sulla coltivazione e relativa lavorazione.
Infatti era più facile trovare sale da tè o centri massaggi che campi da badminton. Mentre quelli per la coltivazione della pregiata bevanda coprono migliaia di ettari di colline come ricami che richiamavano, per la loro eleganza, i nostri vigneti.
Quindi bellissimo paese. Ma giocare?
Gli orari imposti dalle visite a siti storici e naturalistici, mancando infrastrutture autostradali, di certo non permettevano la possibilità di trovare dei club ove poter incrociare le racchette con qualche giocatore locale visto che -difficile da credere - nessuno dei miei 15 compagni/e di viaggio conosceva il badminton.
Per fortuna a Kochi, grazie al portiere dell’albergo, finalmente riesco a trovare un campo adatto alle mie esigenze di traveler-shuttler, perché, udite udite, apriva alle zero cinque, zero zero AM, neanche fosse un'acciaieria a ciclo continuo. La cittadina, se il nome vi sembra familiare, è perchè è stata  per parecchi mesi la residenza forzata dei due marò coinvolti nella morte di alcuni pescatori locali, episodio che proprio quest'anno ha avuto la sua conclusione dopo aver messo in crisi per molto tempo i rapporti indo-italiani.
E quindi alle 5:30 sono fuori, grazie al tuk-tuk (Apecar per trasporto persone) prenotato la sera prima, dal Club Metro di Kallukulam Road. Il motivo dell’orario da turnista metalmeccanico lo comprendo subito. Il campo è al terzo piano dell’edificio e la sua copertura consiste in lastre di lamiera quindi in una zona dove si superano tranquillamente i 38 gradi C° e l’umidità del 90/95% giocare nelle ore tradizionali sarebbe come fare una sauna che in Finlandia avrà effetti terapeutici, ma a queste latitudini penso proprio bene non faccia.
La fortuna vuole che ci fossero già tre giocatori che senza nessuna remora mi fanno giocare. Il loro livello era superiore al mio ma non me lo fanno pesare e per un'ora mi diverto su questa court neanche a dirlo in legno pregiato. Dopo i rituali selfie: fuga, stile Cenerentola (però senza perdita logicamente di scarpe) non sulla carrozza di zucca, ma sullo stesso mezzo dell'andata che puntuale era ritornato a riprendermi.
Quindi doccia e colazione veloce per arrivare puntuale sul pulmino per la visita alle attrazioni locali: la Dutch House e la chiesa di San Francesco che ospitò nel XVI secolo le spoglie del grande navigatore portoghese Vasco da Gama.
Purtroppo la mia tournee da shuttler in India terminerà dopo questa unica apparizione (stranamente senza nessun eco sui media locali) con mio grande rammarico. Ma conciliare le due passioni: viaggiare con certi ritmi e giocare a badminton non sempre è possibile, pazienza ci sono altri 164 stati (dati BWF) dove si pratica il nostro sport.  Quindi al prossimo viaggio.

 

 



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