X
 

Questo sito utilizza cookie tecnici per fornire una migliore esperienza all'utente
Non usiamo cookies per salvare preferenze, eseguire statistiche oppure per questioni di marketing.
Continuando ad utilizzare questo sito si acconsente all'utilizzo dei cookie.
- per ulteriori informazioni sui cookie e sulla privacy cliccare qui -


   Kral   

 

2 viaggi una sola partita: Orissa


Non si può andare in India e non pensare al badminton, d'altronde è tra le 5 nazioni che possiede almeno un giocatore o una coppia nelle prime 25 posizioni di tutte le specialità del ranking mondiale (le altre sono Cina, Giappone, Indonesia e Danimarca: scusate se è poco), per non parlare delle 2 medaglie olimpiche al femminile nelle due ultime edizioni.
Ma il secondo più popolato paese al mondo presenta per forza di cose mille sfaccettature. Si passa dalla ipertecnologica e super inquinata Bangalore a realtà tribali dove la vita scorre identica o quasi a migliaia di anni fa.
E io ero partito per l'Orissa, stato che si affaccia sul golfo del Bengala, proprio per vedere queste realtà prima che scompaiano, visto che il progetto del governo (giusto o sbagliato, questo è ancora da definire) che si propone di civilizzare le decine di tribù esistenti, tra le più conosciute: i Bonda dove gli uomini girano costantemente armati di arco e frecce mentre le donne si agghindano di perline colorate o i Desia Khond dove le donne si tatuano il viso per somigliare alla tigre.

In questi contesti, dove il primo pensiero di tutte le mattine è: "mi aspetta una dura giornata di lavoro per nutrirmi" la pratica degli sport moderni non viene assolutamente considerata. Se poi aggiungiamo il pericolo dei Naxaliti, terroristi comunisti che hanno in mano porzioni estese di territorio dove le truppe dell'esercito di Nuova Delhi non si arrischiano ad entrare, l'organizzare attività sportive sembra una chimera. E allora il badminton direte voi cosa c'entra in questo viaggio? C'entra, perché a un chilometro da un monumento attestante la presenza delle truppe rivoluzionarie (ovverossia il confine di queste enclave rosse), vicino al classico villaggio composto da case cadenti e approssimative - tipiche di queste povere zone - si ergeva un alto capannone industriale in pietra e mattoni anni 50 che attirava la mia attenzione. E così, spinto dalla mia naturale curiosità, mi avvicinavo per scoprire, grazie a uno squarcio nella porta le righe inconfondibili, su una usurata superficie, una court di badminton. Ma oramai ero in partenza e l'idea di poter giocare veniva purtroppo abbandonata. Praticamente una cattedrale nel deserto, costruita dopo l'indipendenza anche perché gli inglesi non riuscirono nei due secoli di dominio a debellare la tradizione dei sacrifici umani, tipici di queste regioni, immaginiamoci a diffondere il badminton tra queste etnie. Difficoltà, oserei direi, uguali a quelle che abbiamo noi nonostante il fatto che in Italia non si pratichino più sacrifici umani dal II secolo a C. e con i comunisti veri (logicamente non terroristi) ridotti al di sotto dell'un per cento. E la partita allora? Sarà nel secondo viaggio indiano questa volta nel Kerala, regione famosa per la pratica della medicina ayurvedica. Alla prossima puntata.

 

 

 



Testata giornalistica iscritta presso il registro della stampa del
Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

Gioko Sportsteam ASD Editore
Via Marconi 2
28040 Paruzzaro (NO)
partita iva 04132570963