Gli All England disputati dall’11 al 15 sono stati la salvezza per 250 milioni di sportivi tele- internet dipendenti sparsi in tutto il mondo dove, poco alla volta, scomparivano gli eventi di tutti gli sport, da quelli più grandi: finali di sci a Cortina, mondiali indoor d’atletica in Cina, F1 e Moto GP a quelli minori: campionali nazionali, tornei locali che però nel loro piccolo muovono l’interesse di centinaia di milioni di appassionati nel globo terrestre.
Ma cosa dire dei 35000 spettatori che hanno affollato le tribune dell’Arena Stadium di Birmingham che se andava bene avevano 30 centimetri uno dall’altro, forse hanno fatto confusione tra 1 piede e 1 metro gli inglesi? Chissà? A loro chi ha pensato, Boris Johnson? Che ironia del destino è stato contagiato anche lui.
Per non parlare degli atleti (la loro più grande precauzione stata quella di passare al “namaste” al posto della classica stretta di mano pre e post incontro dimenticandosi che poi toccavano il volano servito in precedenza dal loro sudato avversario) poi stretti nelle navette di collegamento con gli alberghi, assieme ai loro accompagnatori.
Infatti è stato poi, com’era preventivabile, trovato un caso di Corona Virus nel team di Taiwan, lo stesso della vincitrice Tai Tzu Ying e a quel punto un vento gelido deve aver attraversato la schiena di molti atleti. Il virus colpisce si, per la maggior parte gli anziani, ma non risparmia i giovani come si può sentire dai media a riguardo dei giocatori della Serie A di calcio.
Questa positività ha provocato la quarantena degli shuttler indiani che erano scesi sulle courts anglosassoni, tra cui Saina Nehwal, e le sentite rimostranze dei loro colleghi Prannoy H.S. e
Satwiksairaj Rankireddy che avevano annullato la loro iscrizione all’evento considerandolo pericoloso per la loro salute.
Mentre i Super 300 tipo gli Open di Portogallo di Caldas de Raina, che alcuni Master ricorderanno come sede degli Europei del 2014 e quelli tedeschi di Mulheim da disputare il 3-8 marzo venivano cancellati, causa Covid-19, seguiti poi da quello di Basilea (17-22 marzo) la WBF non prendeva in considerazione l’annullamento del torneo inglese, la cui prima edizione risale al 1899.
Chi avrà spinto per la disputa del trofeo più prestigioso del badminton mondiale?
A ognuno le proprie conclusioni: gli sponsor che avevano investito fior di quattrini, gli organizzatori che vedevano seri problemi nell’immediato e nel futuro, qualche federazione che aveva tesserati ancora in bilico per la partecipazione alle Olimpiadi 2020, dato che lo spostamento era lontano dall’essere deciso, gli atleti allettati dal terzo più alto montepremi mondiale (1.100.000 di dollari), la Federazione inglese che aveva qualche santo in paradiso (alias BWF).
Forse non lo sapremo mai.
Come al solito in queste occasioni senza precedenti si naviga a vista cercando di salvare il salvabile, atteggiamento che provoca più danni (alle persone) che guadagni, come è successo nella stazione sciistica di Ischgl (Austria) anche se li è stato peggio perché le autorità erano a conoscenza di positività conclamate.
Staremo a sentire se ci saranno novità in merito e parafrasando il famoso libro di Marcello D’Orta: “Noi speriamo che ce la caviamo“.