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   Kral   

 

Analisi di un insegnante



a cura di
Danilo Manstretta

Da un errore all’altro

Nella società tradizionale del secolo scorso, un ragazzo cresceva imparando molto presto a rinunciare ai propri desideri e ai propri sogni. La famiglia, e Ia società, infatti, erano sessuofobiche e autoritarie. Erano, quindi, contro il desiderio e contro il soggetto. Il bambino cresceva immerso nella cultura della paura e della colpa per le minacce degli educatori e per la presenza in lui, di un desiderio sessuale e aggressivo colpevolizzato, ma sempre presente nella sua mente. D'altra parte, il vantaggio per la sua crescita era che, in adolescenza non ci voleva molto tempo per fare i conti con Ia realtà abituato com'era fin da piccolo a rinunciare ai propri desideri, ai propri sogni e illusioni, l’adolescente cresceva in fretta e si abituava molto rapidamente a entrare in un ruolo adulto responsabile. Tale ruolo adulto, tuttavia, il più delle volte era stato scelto da altri e non da lui.  Anche chi poteva permettersi il lusso di scegliere il proprio progetto di vita,  era in realtà poco consapevole di sé e nessuno lo aiutava a scoprire chi fosse veramente, con una piena consapevolezza dei propri desideri e dei propri valori, in questo modo era difficile per un adolescente  capire con chiarezza quale fosse la sua vocazione.
 
Oggi le cose non vanno tanto meglio. Gli adolescenti sono certamente cambiati e vengono descritti come soggetti apparentemente poco interessati alla realtà sociale: in tutte le ricerche più recenti essi appaiono passivi, tristi, e sfiduciati. I famosi  “bamboccioni”. Quelli più vulnerabili psicologicamente sono drammaticamente persi nel loro cammino di crescita impigliati in gravi e bizzarre patologie, tipiche della nuova cultura famigliare, ipnotizzati dalla sub-cultura dei consumi e del divertimento a tutti i costi, se non orientati verso il baratro delle droghe e dell’alcool.
 
Purtroppo le istituzioni politiche, e la scuola sono poco capaci di offrire ai giovani un progetto credibile.
 
Il modello di famiglia oggi, quando c‘è, nata sulle ceneri del vecchio modello repressivo, ha rifiutato l’autoritarismo e, al suo posto ha preferito scegliere il dialogo e la negoziazione. I nuovi genitori spesso si fanno ubbidire per “amore”, suscitando nei figli sentimenti di vergogna e inadeguatezza, è questa una famiglia che ha bisogno di tenere bassissimo il conflitto per esorcizzare il fantasma dell’autoritarismo e per garantirsi il dialogo o lo scambio di tipo affettivo.
La nuova famiglia “affettiva” spesso fa crescere figli “sregolati” cioè poco ispirati da regole interiorizzate e poco capaci di orientarsi nella realtà.
Questo, dunque mette spesso in contrasto le famiglie con la scuola, che è invece il mondo delle regole.
 
Spesso durante i corsi di formazione per operatori sportivi, che svolgo ormai da anni per la Scuola dello sport del CONI ,  e per la Federazione Badminton, metto in risalto i valori educativi dello sport e del fair play come modello compensativo dei bisogni degli allievi, bambini prima e adolescenti poi.
Trasmettere il senso del Limite. Molto precocemente, tuttavia, il bambino deve essere accompagnato a riconoscere e accettare il senso dei limiti della realtà . Durante le attività di palestra il bambino va messo in contatto con esperienze di frustrazione dei suoi bisogni, con esperienze di separazione dalla dimensione dei giochi e del piacere e va “allenato “ al rispetto delle regole e dei valori sociali .E’ possibile essere autorevoli e determinati senza essere autoritari, va scoperta quindi quella “mortificazione accettabile” capace di far crescere senza umiliare e senza svalorizzare chi la riceve.
 
Educare alla sobrietà e alla rinuncia. In una cultura sempre più ipnotica, dove l’uomo è al centro di tutto, l’educazione deve avere come obiettivo principale quello di staccare rapidamente il bambino dall’onnipotenza infantile. Va allenato alla rinuncia, specialmente negli sport di squadra dove la collaborazione con l’altro può gratificare nel risultato o far comprendere la propria dimensione.
 
Favorire una vera socializzazione. I bambini oggi vengono precocemente socializzati e, fin dai primi anni di vita, sono abituati a passare gran parte del tempo in mezzo a un gruppo di loro coetanei. A tale precoce socializzazione, tuttavia, fa riscontro un atteggiamento intrusivo di controllo a volte esasperato e soffocante sulla spontaneità di questo incontro con i coetanei da parte degli adulti istruttori e genitori compresi, quindi occorre spesso fare proposte a gruppi diversi, per stimolare la creatività dei bambini, come contenitore affettivo prezioso e un potente strumento capace di far loro acquisire una maggior conoscenza di se e dei propri limiti.
 
Promuovere la nascita sociale e la separazione dalla famiglia. Il compito evolutivo in cui oggi gli adolescenti sono più in difficoltà è proprio quello della separazione affettiva. In palestra con i compagni o nelle attività individuali spesso la presenza “invadente” del genitore che si vuole sostituire all’istruttore, deve essere indirizzata verso una vera educazione al genitore. Ad ognuno il proprio ruolo l’allievo deve fare l’allievo, il genitore deve fare la sua parte e l’istruttore non deve sostituirsi al genitore, vanno quindi programmati incontri all’uopo.
 
Educare alla consapevolezza. La consapevolezza è la risorsa più importante che, ha a disposizione l’essere umano; al tempo stesso va allenata con strumenti non solo cognitivi, ma anche in integrazione con la percezione di se , del proprio corpo e da ciò che ci circonda, così come avviene nella pratica sportiva.
 
Queste indicazioni pedagogiche sono solo alcune delle nuove direzioni che i genitori  dovrebbero percorrere per restituire alla famiglia la sua funzione istituzionale che permette la crescita e l’autonomia dei figli, magari con il supporto di Istruttori qualificati e capaci nelle moderne società sportive.

 
 
 

 

 



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