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   Kral   

 

Apprendimento e apprendimento motorio



a cura di
Danilo Manstretta

Gli uomini mentre insegnano imparano.
(Seneca)


Il Tecnico di badminton, educatore sportivo deve diventare un professionista dell’apprendimento motorio. 

La doppia esigenza dei nostri giorni è quella di conoscere gli aspetti dell’apprendimento e dell’apprendimento motorio
L’idea sostenuta da numerosi colleghi della Scuola dello Sport, istituto con il quale collaboro dal 2003 è quella di liberarsi dall’applicazione stretta di “ricette” didattiche, per andare verso una reale comprensione dei principi che attengono agli apprendimenti cognitivo-motori. Non basta quindi l’eserciziario (raccolta degli esercizi estrapolati da un libro di tecnica), ma colui che ha delle conoscenze nel merito della propria disciplina sportiva, arriverà ad avere delle competenze nella risoluzione di problemi legati alla didattica, creando gli esercizi o le esercitazioni più adeguate per i suoi allievi.

Per compiere nel modo migliore questa “mission” l’istruttore/allenatore deve avere sicuramente conoscenze tecniche, ma anche bioauxologiche, psicopedagogiche, epistemologiche, sociologiche.  

Oggi molti insegnanti/istruttori pensano di svolgere il loro compito avendo una visione focalizzata sull’insegnamento (che cosa insegnare), mentre  la didattica moderna oggi è orientata ad una prospettiva focalizzata sul soggetto che apprende e quindi sui suoi processi, con particolare attenzione a come è costruito il contesto di supporto all’apprendimento (come facilitare, come guidare, come accompagnare gli allievi nella costruzione dei loro saperi, e perciò quali situazioni organizzare per favorire l’apprendimento).

Cosa vuol dire apprendere? Perché dobbiamo imparare?
L’esistenza stessa della facoltà dell’apprendimento solleva una domanda. 
Non sarebbe meglio che i nostri bambini sapessero parlare e riflettere fin dal primo giorno di vita, come Atena, la cui leggenda dice che uscì dal cranio di Zeus già munita di armi e di elmo, lanciando il suo grido di battaglia? 
Perché   non nasciamo pre-cablati, con un software già pronto e dotati di tutte le conoscenze necessarie alla nostra sopravvivenza?
Nella lotta per la vita descritta da Darwin, un animale che nasce già maturo, dotato di più conoscenza degli altri, non dovrebbe finire per avere la meglio?
Perchè, dunque, l’evoluzione dell’uomo ha inventato l’apprendimento?
Il pre-cablaggio completo del cervello non è né possibile né desiderabile.

Impossibile, davvero? Sì, perché se il nostro DNA dovesse specificare tutti i dettagli delle nostre conoscenze, semplicemente non avrebbe la quantità di spazio necessaria per farlo.
Se si dovesse riassumere con una sola parola il talento unico della nostra specie, sceglierei il verbo “apprendere”. La maggior parte di ciò che sappiamo del mondo non ci è dato: lo abbiamo appreso dal nostro ambiente naturale e sociale.

L’umanità ha scoperto che poteva incrementare questa notevole capacità di imparare, grazie a un’istituzione: la scuola, in seguito dalla didattica tra i banchi alla didattica nello sport. (vedi articolo del Magazine n° 3 Aprile 2020 Dall’Educazione Fisica alle Scienze Motorie e Sportive)  La pedagogia attiva è appannaggio esclusivo della nostra specie: nessun altro animale si prende il tempo di insegnare competenze nuove ai propri figli, attivamente, prestando attenzione alle loro difficoltà e ai loro errori.

Per esempio, sapevate che la capacità della memoria a breve termine di un analfabeta, il numero di sillabe o di cifre che è in grado di ripetere, è circa due volte di meno di quello di una persona scolarizzata?
Un eccellente sito inglese, l’Educational Endowment Foundation (eef) educationendowmentfoundation.org.uk  riporta gli interventi pedagogici che funzionano.  Uno degli interventi pedagogici più efficaci, secondo questo sito, è la meta-cognizione, cioè il fatto di conoscere più a fondo il funzionamento del proprio sistema cognitivo.

Saper imparare è uno dei fattori più importanti per il successo scolastico ma anche sportivo.

Quattro meccanismi essenziali modulano largamente la nostra capacità di imparare, sempre ovviamente  in un clima favorevole e motivante. 
Per prima viene l’attenzione: un insieme di circuiti neurali che selezionano, amplificano e propagano i segnali cui diamo importanza e moltiplicano per cento o per mille la loro rappresentazione in memoria. Segue l’impegno attivo: un organismo passivo non impara praticamente nulla, perché per imparare il cervello deve generare attivamente delle ipotesi, con curiosità. Terzo aspetto, complemento naturale dell’impegno attivo: i segnali di errore. Sono questi che, propagandosi in tutto il cervello, vanno a correggere i nostri modelli mentali, eliminano le ipotesi inappropriate e stabilizzano quelle più corrette. Infine, quarto fattore, il consolidamento: nel corso del tempo, il nostro cervello compila il registro di ciò che ha acquisito e lo trasferisce nella memoria a lungo termine, così da liberare risorse per imparare dell’altro.
La ripetizione gioca un ruolo essenziale in questo consolidamento, così come il sonno che, ben lontano dall’essere un periodo di inattività, costituisce un momento cardine durante il quale il cervello ripete e ricodifica ciò che ha acquisito durante la giornata.
Il nostro cervello racchiude in sé anche diversi modelli del nostro corpo: li usa per codificare la posizione dei nostri arti, per orientarli, per sapere quanto velocemente si muovono, per mantenere l’equilibrio…
L’homo sapiens, entra in modalità “apprendimento”, quando gioca, il bambino esplora decine di possibilità in modo piuttosto casuale e durante la notte il suo cervello continua a destreggiarsi tra queste idee, fino a trovarne la combinazione ottimale, inoltre la meta-cognizione, questa capacità di conoscere se stessi, di auto-valutarsi, di simulare mentalmente ciò che accadrebbe se agissimo in un modo o nell’altro, gioca un ruolo fondamentale nell’apprendimento umano.

Secondo i più autorevoli studiosi l’apprendimento non può essere osservato direttamente, ma individuato a partire dall’osservazione del comportamento. In effetti l’apprendimento è il processo di cambiamento che conduce i soggetti al miglioramento osservabile della loro abilità motoria e, infine, della prestazione.
Non sfugge al lettore più attento la differenza sostanziale tra abilità motoria e prestazione motoria. L’abilità motorie può essere definita come la capacità di raggiungere lo scopo fissato dal compito e, in modo stabile, preciso, rapido e con il minimo costo energetico o attentivo. La prestazione sportiva è la conseguente applicazione dell’abilità motoria nel contesto operativo (gara confronto situazione). L’apprendimento quindi è il risultato della pratica motoria o dell’esperienza, cioè dall’osservazione della pratica di altri soggetti esperti o nel corso dell’apprendimento stesso. Conviene aggiungere, a questa definizione che le trasformazioni risultanti dell’apprendimento devono presentare una certa permanenza. In effetti l’apprendimento porta a cambiamenti relativamente permanenti dell’abilità motoria e cioè la distingue dalla prestazione temporanea. Così si possono definire le variabili d’apprendimento, che producono cambiamenti relativamente permanenti nel comportamento dei soggetti (esempio la conoscenza del risultato) e le variabili di prestazione, che colpiranno solo temporaneamente l’efficacia della azioni (esempio: una ricompensa).

Un apprendimento “intelligente” deve portare alla “consapevolezza”.

Ora la seconda domanda ovvero quanti sono gli stadi dell’apprendimento?
L’apprendimento non è un processo uniforme nel tempo si possono distinguere tre fasi: 
a) la fase cognitiva, che segna l’inizio della pratica. Essa è caratterizzata da un’attività importante di verbalizzazione, centrata sui fini da perseguire, le procedure da utilizzare, i criteri di riuscita. Sul piano comportamentale questa fase si traduce in una sequenzialità dell’azione del compito in sotto compiti. Questa procedura ha lo scopo di facilitare il controllo, passo dopo passo, dalla realizzazione. Questa fase è più complessa per il bambino che non è fornito ancora di rappresentazione mentale, mentre il soggetto maturo stabilisce uno stato della situazione dopo ciascuna sequenza realizzata. Esempio (vede in modo corretto una azione motoria, la prova, ne acquisisce il movimento avviando un processo associativo, recuperando le sue esperienze motorie in ambito propriocettivo).
b) la fase associativa, in questa fase colui che sta apprendendo tenta di sviluppare un programma motorio che incontra le esigenze esatte dell’abilità. Questa fase è progressiva e i processi a cui afferisce sono prodromi dell’automatismo. (non basta quindi ripetere l’azione motoria più volte ma occorre esercitare la rielaborazione degli stimoli motori feedback con possibile partecipazione attiva nel movimento comprendendone i significati). E’ qui che la funzione propriocettiva cosciente interviene.
c) la fase autonoma, avviene con la continua pratica e l’apprendimento avviene senza un     ricorso sistematico delle informazioni di ritorno (feedback). C’è meno controllo cognitivo diretto e i praticanti automatizzano le realizzazioni delle loro risposte. (occorre però anche esercitare un movimento con possibili varianti, contestualizzando il compito motorio nell’azione e adattando gli automatismi affinché l’atleta ne possa disporre autonomamente).

La terza domanda che possiamo porre  sarà su cosa è l’appreso?
Se analizziamo la fase cognitiva in un soggetto noteremo che tanto più avrà avuto esperienze pregresse di vario genere, polisportive e multilaterali, tanto più potrà richiamare queste esperienze conoscitive e utilizzarle in seno alle rappresentazioni mentali. Un bambino che impara a nuotare, sciare, andare in bicicletta, destreggiarsi con una palla, o con un gioco di racchetta ha più possibilità di apprendimento motorio perché è scientificamente provato che le capacità coordinative sono trasferibili.

Per i meccanismi percettivi e decisionali l’apprendimento si traduce sostanzialmente in un aumento delle quantità di conoscenze memorizzate, nella strutturazione di queste conoscenze ed infine nella “procedurizzazione” delle conoscenze. In questo modo, nel versante motorio, ciò che succede dopo la fase percettiva e decisionale di scelta della risposta, si instaura un meccanismo di coordinazione prima seguito da un meccanismo di controllo motorio (esempio pratico per incentivare l’apprendimento di questa fase è sottoporre  l’atleta  a scelte, creando situazioni di gioco reali, il più possibile attinenti alla gara, cambiando il più possibile i contesti e variando i tempi di risposta motoria aumentando il tempo, diminuendolo progressivamente e cambiando allo stesso modo lo spazio).

Ora non ci resta che chiederci come si può misurare l’apprendimento?
Non basta assimilare la curva della prestazione come unico fattore di misura, ma occorre verificare con i test di ritenzione se la pratica è assimilata e duratura nel tempo, (esempio programmando gli allenamenti personalizzando i bisogni dell’allievo) ma anche usare test di transfert che valutano gli effetti sul meccanismo di adattamento quando nella realizzazione di un compito differente da quello utilizzato il meccanismo può disporre di risposte adattate al compito. Esempio: variando il più possibile le situazioni con o senza avversario e cambiando sempre o periodicamente avversario di gioco, nuovi sparring - partners.

Quali sono le variabili che conducono al processo di apprendimento?
Le variabili utilizzate sono il prima, durante e dopo la pratica.

Cerchiamo di capire meglio. 
Il Prima della pratica. Occorre comprendere se l’atleta ha fiducia in sé stesso, verso la capacità di realizzare un compito, (adeguatezza al compito, in senso fisiologico e cronologico) l’importanza del compito nello sviluppo del soggetto (cosa guadagna ad imparare a realizzare il compito), e i fini che si prefigge l’atleta nella realizzazione del compito (aspetti di competizione, premio, gratificazione personale). Le rappresentazioni mentali sono la rappresentazione del movimento che l’allievo espone nel proprio pensiero figurato, una sorta di film vissuto e riprodotto nella propria mente. Questo modello di rappresentazione serve a facilitare il compito dell’appreso o quanto vi sia da apprendere. Esempio sulla pratica del servizio corto di badminton, quando l’istruttore propone una serie di esercitazioni sul modello di servizio offrendo indicazioni verbali ed esempi visivi, come i filmati di Shuttle Time, tali da far si che l’allievo esprima il desiderio di emulare il gesto tecnico secondo il proprio vissuto corporeo e rappresentando il modello il più possibile simile al modello ottimale funzionale ed efficace. 
Il durante la pratica. Sembra che il tipo di pratica proposta stimoli o influenzi principalmente la performance e poco l’apprendimento. Ad esempio un numero di ripetizioni molto alto suddiviso in brevi tempi di riposo porta all’affaticamento del soggetto quindi più a concentrarsi sulla performance che non all’apprendimento del gesto. Consiglio quindi di adattare l’allenamento alle capacità dell’allievo in merito all’età, al genere e alle capacità.
Il dopo la pratica ovvero alle informazioni aggiunte. Uno dei fattori importanti dell’apprendimento, è poter disporre della conoscenza dei risultati della propria azione; in altri termini, i soggetti devono poter valutare rapidamente lo scarto tra il fine da raggiungere e il fine effettivamente raggiunto. La funzione principale delle informazioni aggiunte e quella di informare i soggetti sulla natura e sull’efficacia delle loro azioni, compito principale dell’allievo che apprende ma anche dell’istruttore che lo aiuta ad apprendere. La comunicazione delle informazioni aggiunte sotto-forma di sintesi di parecchie prove e più efficace che una comunicazione dopo la singola prova, l’istruttore deve essere semplice chiaro e non superare il potere di correzione dei soggetti. Poche cose ma dette al momento giusto.

In conclusione possiamo dire che gli elementi presentati devono essere considerati come un quadro generale in grado di guidare l’insegnante nell’elaborazione delle procedure efficaci e permettere agli allievi o altri atleti di imparare sempre più rapidamente.
Per migliorare l’efficacia dell’intervento, si possono identificare parecchi elementi: 
L’insegnante deve poter individuare i meccanismi che sono all’opera nelle situazioni di apprendimento che propone e il modo con cui può sollecitare maggiormente il proprio atleta.
La valutazione deve essere ripetuta con dettagli differenti in rapporto alla sequenza di pratica, ad inizio anno, a metà anno, a fine anno o in una periodizzazione differente con scadenze programmate.
La performance non costituisce che uno degli aspetti dell’apprendimento.
Non si può avere apprendimento senza motivazione dell’allievo.
l’Insegnante deve saper identificare quali sono gli elementi che devono imparare gli allievi, (esempio quali capacità coordinative) e a quale stadio dell’apprendimento gli allievi si trovano. L’insegnante inoltre deve avere la capacità attraverso modelli empatici di esercitare un controllo di tipo cognitivo affinché l’allievo abbia una propria presa di coscienza. 

Questi in sintesi gli elementi che compongono l’azione dell’insegnante/istruttore /educatore sportivo.

Bibliografia: 
Stanislas Dehaene Imparare il talento del cervello la sfida delle macchine Scienze e Idee Collana diretta da Giulio Gioiello 
Richard A.Schmidt Timoty D. Lee Controllo Motorio e Apprendimento  Calzetti e Mariucci 2012
Richard A.Schmidt Craig A. Wrisberg Apprendimento motorio e prestazione Società Stampa Sportiva/ Roma 2000
Autori Vari Aspetti dell’apprendimento motorio SDS Roma 1997
Robert N. Singer L’apprendimento della Capacità Motorie Società Stampa Sportiva 1984
Gudrun Fröhner Principi dell’allenamento giovanile Calzetti e Mariucci Ed. 2003

 

 

 



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