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   Kral   

 

Badminton senza età



a cura di
Roberto Fava

Gianluca Capetta ha onorato la sua passione con un piacevolissimo manuale per il giovane giocatore di badminton che invito tutti a leggere, non solo i giovani, anzi è proprio anche ai “diversamente giovani” che tale manuale sarebbe un prezioso aiuto.
Badminton. News ti invita ad acquistarlo http://www.edizionikaplan.com/book.php?id=176 anche in versione e-book.

Quasi due anni fa, alla veneranda età dei 49, provai il badminton. Avevo deciso di abbandonare definitivamente la carriera calcistica che mi aveva occupato per quasi tutta la vita. Fino ai 18 anni per me il calcio è stata una vera passione.

Da piccolino ero certo che avrei giocato nella Juve. Verso i 9 anni fu un vero trauma realizzare non tanto che non vi avrei mai giocato quanto che mi avrebbero potuto vendere. Con l’adolescenza si entra in una fase critica e di disincanto. Appurai che le mie qualità non mi avrebbero permesso di andare oltre a una esperienza di livello provinciale, tuttavia l’atmosfera cameratesca dello spogliatoio, il coinvolgimento di tutti per raggiungere la vittoria, l’entrata in campo e il saluto prima dell’inizio della partita erano emozioni a cui non volevo rinunciare.

Durante il periodo universitario il fuoco sportivo si assopì ma le braci continuavano a ardere. Ripresi con tornei amatoriali verso la trentina per poi avere oltre un decennio di gloria con la mitica (ovviamente solo per noi che vi abbiamo giocato) CPLF. Quasi tutti ex giocatori (alcuni anche di livello) con i quali ho condiviso primi, secondi e soprattutto terzi tempi memorabili. La pizzeria abituale ci ha addirittura dedicato una pizza. Poi gli anni passarono e i giocatori invecchiarono. Il terzo tempo infrasettimanale diventò sempre più inconciliabile con la mattinata lavorativa. Nonostante il riscaldamento globale il freddo invernale si faceva sempre più intollerabile. Decisi, senza rimpianti, di appendere le scarpe al chiodo.

Ma uno sportivo lo è nell’animo e non può vivere senza. Iniziai con il tennis, andai a lezione per oltre due anni. Mi divertivo ma non presi mai in considerazione l’idea di iscrivermi a tornei perché la loro organizzazione non collimava con i miei impegni famigliari. E infine arrivò il badminton. Provai dopo che mio figlio vi stava giocando già da quasi due anni. Mi piacque subito parecchio. Essendo uno sport iper tecnico capii che avevo tantissime cose da imparare e così decisi di praticarlo. Quel pazzo di Depa mi spinse a iscrivermi a un torneo dopo appena tre o quattro mesi di pratica. L’esperienza fu grottesca, ovviamente persi tutto quello che c’era da perdere, ma divertente. Non avevo mai partecipato a una competizione di sport individuale e le sensazioni sono abbastanza diverse da quelle che si vivono nello sport di squadra.

Tutto dipende unicamente da te, nel bene come nel male. Ciò che del badminton mi piace particolarmente è il clima che si vive durante i tornei. Si gioca ovviamente per vincere e durante le gare i giocatori sono tesi e protesi per raggiungere la vittoria, ma l’aria che si inspira nelle palestre è serena. I ragazzi tra un incontro e l’altro socializzano, i master “se la raccontano” dando vita a una sorta di comunità agonistica che ha ben capito i valori dello sport.

Personalmente reputo di essere stato molto fortunato ad avere incontrato il badminton perché mi offre la possibilità di fare sport agonistico per ancora moltissimi anni.

 
 
 

 

 



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