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   Kral   

 

Badminton Tour - 1 -



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Era il 2010 è stavo pensando al viaggio di agosto, scartando luoghi già visti, zone a rischio guerre, epidemie, colpi di stato, la scelta rimaneva su una dozzina di stati quando l’occhio cadde sul nome Malesia, che in me master 53enne giocatore di Badminton non evocava più le avventure salgariane della “Tigre di Mompracem” bensì le gesta di Lee Chong Wei che stava dominando da 2 anni , e avrebbe continuato per altrettanti, il ranking mondiale per un totale complessivo a fine carriera di 349 settimane.
E visto che era 3 anni che mi dedicavo al nostro sport decido per questa meta per cercare di capire cosa fosse il Badminton in Asia.
Quindi partenza l’ultimo giorno di luglio dalla Malpensa per Dubai e di seguito Kuala Lumpur, capitale dal 1957 anno dell’indipendenza dall’Impero Britannico.

Neanche a farlo apposta il primo giornale che aprii una volta arrivato in albergo, riportava un articolo sul campione menzionato prima e compiendo una becera abitudine lo asportai dal quotidiano che era disposizione di tutti i clienti. Pezzo che religiosamente conservai visto che non avevo mai visto sui giornali sportivi italiani un pezzo di quelle dimensioni e che non vedrò, purtroppo anche nei dieci anni a venire.

Preso dalle visite ai templi indù, sikh di antica costruzione visto che adesso per legge l’unica religione praticabile è quella islamica quindi logicamente moschee, mercatini dai mille colori, negozi dove famelici pesciolini si nutrono delle pellicine dei piedi degli incuriositi turisti, tra cui il sottoscritto, mi dimentico del motivo per cui avevo fatto questo viaggio di 10000 km, il Badminton.
Così pur essendo il mio albergo a soli 2 km (per una metropoli con 1,800,00 di abitanti equivale ad averla sotto casa) dalla sede della WBF non mi ricordo di visitarla e così come consolazione non mi è rimasta che la foto del Naza Tower, avveniristico grattacielo dove decidono le sorti del nostro sport, buon ultimo l’Air-Badminton.

Lasciata alle spalle la confusione della grande città mi ritrovo a Melak (Malacca) e qui la Dea Bendata mi assiste, alla reception dell’albergo lavora un giocatore di Badminton che mi dà l’indirizzo del club più vicino il Dewan Badminton Center Point che fortunatamente era sulla strada del ristorante dove il gruppo aveva prenotato la cena. Non perdo tempo e mi incammino rendendomi conto, che si, ero partito con l’idea di tentare di giocare ma che la mia mente razionale aveva eliminato come possibilità. Quindi mi sono presentato nudo alla meta (privo di racchetta, volani, scarpe) che si presenta come un capannone Stile Carpenteria Metallica ma il destino benevolo ha voluto che questo club fosse dotato di un pro-shop (quando avverrà mai in Italia?) dove acquisto un paio di scarpe e un tubo di volani e affitto una racchetta e un campo nonostante fosse già prenotato, segno di estrema gentilezza verso lo straniero.


Mi affibbiano quindi uno sparring partner tutto contento di giocare con me, presumo non per le qualità del sottoscritto ma perché si toglieva da un 3x3 dove probabilmente non si divertiva e mi è rimasta una curiosità di quella serata: giocavano in 6 in un campo per il costo o per la scarsità di campi? Mah

Quindi mi diverto per un’ora, pago (questa sarà l’unica volta che tirerò fuori dei soldi, per il resto del viaggio sarà un continuo omaggio) e mi dirigo tutto sudato, è vero l’etichetta non lo permetterebbe ma i tempi erano ristretti, al ristorante dai miei compagni/e di viaggio che non capivano bene che cosa fossi andato a fare, non ci crederete, ma nessuno dei 15 conosceva il Badminton, strano vero!

Di quel circolo ricordo l'estrema sobrietà dell'abbigliamento dei giocatori vestiti in tutte le fogge infatti con i miei bermuda con tasconi non stonavo assolutamente. Arrivando da un'ambiente dove se il capo di abbigliamento non ha almeno un marchio conosciuto a livello mondiale non viene ritenuto adatto ad essere indossato nelle nostre palestre, questo fatto mi ha colpito.

È stato facile fare la considerazione, vedendo il livello di alcuni giocatori presenti, che la maglia non fà il monaco, alias non è il capo Yonex, Victor, Forza che fa bravo chi li indossa.
Ma questo vallo a spiegare a certi nostri ragazzini.

E poi la pavimentazione fatta tutta di piccoli listelli di legno, d'altronde siamo o no nella zona dei legni pregiati: ramino, shorea, merbav e kwiva.

Fine 1 puntata

 

 

 



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