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   Kral   

 

Badminton Tour - secondo set



a cura di
Roberto Lucio Scarabello

Il mondo del badminton quando decidi di viaggiare
(seconda puntata del Viaggio in Malesia)

Terza meta del viaggio Singapore, la fantasmagorica metropoli situata alla fine della penisola malese ha subito suscitato in me una grande invidia, non tanto per la Marina Sand Bay, un complesso di tre grattacieli uniti da una piattaforma simile a una nave che comprende la più alta piscina a sfioro del mondo per i ricchi clienti dell’hotel sottostante , mentre i visitatori poveri (come il sottoscritto) pagavano 50 dollari locali per vedere questa unicità e lo skyline notturno della citta con relativa pista di Formula Uno. Bensì perché nel depliant di presentazione sulla guida c’era scritto che la floridità di questa città-stato di 5,5 milioni di abitanti era legata all’efficienza dell’amministrazione, alla ridottissima corruzione e all’alto livello di managerialità anche se tutto questo è ottenuto con una notevole riduzione della libertà di espressione.
Se non fosse per i 10000 km di distanza dall’Italia non sarebbe male venire ad abitare qua. Peccato che il mio arrivo coincidesse con le feste per l’indipendenza dalla Malesia del 1965 e quindi tutte le strutture sportive fossero chiuse per l’occasione.

Destino volle che fossi in anticipo invece per i Giochi Olimpici della Gioventù, dove logicamente era presente il Badminton, quando si dice sbagliare l’attimo!
Veramente la settimana ma il viaggio era stato programmato da un ricercatore universitario di Reggio Emilia che di smash, clear e drop, come scritto nella puntata precedente, non sapeva nulla.
Particolarità di Singapore riguardo il Badminton: la Malesia vinse la prima Thomas Cup (per i non appassionati: la Coppa Davis del volano) nel 1949 in casa degli allora dominatori inglesi, veramente un bello smacco per i sudditi di Re Giorgio VI, l’inossidabile Elisabetta II sarebbe salita al trono tre anni dopo, battendo la Danimarca che già allora era la numero uno in Europa.
Avendo acquisito il diritto ad organizzare a casa propria la successiva edizione ma non avendo una struttura atta ad ospitare una simile manifestazione dovette accettare per l’edizione del 1952 (e le due successive) l’ospitalità della “Città del Leone”, traduzione di Singapore., che iniziò la costruzione di un palazzetto appositamente per quel grande evento, anche se poi per problemi economici il torneo si svolse in un altro impianto per un mero ritardo di una dozzina di giorni.
Dettaglio curioso: la struttura che ospitò la prima Thomas Cup (Happy World Stadium) era nota non tanto per motivi sportivi bensì perché faceva parte di un complesso ricco di bische e locali a luci rosse, come succede a volte “non si può guardare il capello”.
Che altro dire sul badminton di Singapore… che le palestre avevano dei bei cancelli... un vero peccato.

 

 

 



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