È il momento di abbandonare Singapore, la speranza di essere adottato da uno delle migliaia di milionari presenti in questa città è andata svanita, quindi è il caso di andare all’aereoporto e imbarcarsi per il Borneo, terza isola per dimensioni del nostro pianeta, e in maniera specifica per Kuching, capitale del Sarawak.
Dopo la visita al Museo Etnico, al complesso del Tribunale e alla torre quadrata del 1879 arrivato in albergo trovo non uno ma due depliant che pubblicizzano l’Arena Sukan, un complesso sportivo dotato di 9 campi di badminton con “special floor to minimize impact” e non vogliamo toglierci la curiosità di provare questa stupenda superficie che allunga la vita di anche e ginocchia?
Orario di apertura dalle 9 a mezzanotte, neanche il PalaBadminton ha un orario così ampio.
E qui succede una cosa simpatica, discussioni tra i soci ( bambini, senior, master) perché tutti vorrebbero giocare con o contro lo straniero, così mi tocca il “sacrificio” di giocare per tre ore, in maniera alternata per accontentare tutti. Così la cena è saltata ma il dovere è dovere, come deludere questa gente che si dimostrava così disponibile verso un perfetto sconosciuto e mi ha praticamente impedito di pagare. Dimenticavo, la superficie rispecchiava le caratteristiche pubblicizzate, una superficie per professionisti ad uso di qualsiasi socio.
E dal paradiso degli shuttler al paradiso dei botanici, logicamente in quelle foreste non ancora toccate dai latifondisti delle palme da olio che hanno monopolizzato quasi un quarto di questa splendida isola.
Risalendo il Balleh River con “modernissimo” mezzo ricavato da un tronco di un albero penetro in una zona dove fino agli inizi del secolo era in voga uno sport, no non il badminton ma il taglio delle teste dei nemici, logicamente vinceva chi ne tagliava di più. Ora questa attività è stata abbandonata ma non a favore della nostra disciplina. La vita degli abitanti delle long house, tipica casa su palafitte che permette che le abitazioni (tutte collegate tra loro) non vengano invase dalle piogge torrenziali e dagli insetti, anche se su quest’ultimo particolare il risultato non è al 100 per 100, provare per credere, è troppo dura per avere tempo da perdere in cose ludiche. Questo per ricordare a molti di noi che non si rendono conto della fortuna di essere nati in Italia, nonostante tutti i problemi che la nostra nazione possa avere.
Dopodiché seguono 5 giorni tra foreste equatoriali, fiumi con coccodrilli, coltivazioni di palme da olio per centinaia e centinaia di km, centri di riabilitazione per oranghi ma di court neanche l’ombra.
Cinque giorni di digiuno fino a Ladah Datu, paese di origine di Soong Fie Choo che è stata numero 17 nel ranking del Doppio Femminile nel 2015, città senza interesse turistico ma, questa è la cosa importante, con un bel club di badminton che mi permette riprendere confidenza con i volani.
Anche qui devo giocare sempre in doppio per l’alto numero dei giocatori che però per gentilezza o per curiosità mi fanno entrare sempre nel giro e giocare e non mi fanno pagare, della serie l’ospite è sacro. Piccolo grande particolare, dopo la terza visita in un circolo sportivo malese mi accorgo che i praticanti presenti sui campi sono solo maschi, non c’è l’ombra di una ragazza ma per evitare discussioni religiose e anche per evitare “gaffes” con il mio scarso inglese non chiedo più di tanto. Probabile che abbiano delle ore dedicate per evitare la coabitazione, presumo.
Il giorno dopo sveglia antelucana per raggiungere la Danum Valley, centro studio nel mezzo della foresta primaria pluviale, quindi immune da qualsiasi opera dell’uomo, dove vivono centinaia di specie animali (leopardo maculato, orso malese, rinoceronti ecc. ecc.) che con un pò di fortuna è possibile avvistare nella giungla, tra cui purtroppo le sanguisughe che anche se non le cerchi sono loro che ti trovano e nonostante uno si bardi come un novello Tutankhamon nella Valle dei Re, sulla pelle di tutti nessuno escluso, ci arrivano ugualmente.
La delusione cocente è che nessuno degli edifici presenti supera i 5 metri di altezza, quindi nessuna speranza di vedere una palestra per il badminton, ma per fortuna la curiosità non è solo femmina e bighellonando per tra le baracche a un certo momento vedo un oggetto fuori luogo, li per terra un qualcosa di piumato somigliante in tutto per tutto a un volano!
Solo allora mi accorgo dei due paletti posti a metà della superficie cementata che stavo calpestando e delle righe tipiche di una court, mi informo e vengo a sapere che i dipendenti malesi terminata la loro giornata lavorativa si radunano su quel campo per giocare.
E lì svolgeranno le partite più strane, particolari e irripetibili della mia carriera di giocatore di badminton.
Alla prossima puntata.