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   Kral   

 

Bridge the gap



a cura di
Il Gioja

 C’è uno sport dove una ragazzina di dodici anni può battere un uomo grande e grosso: più alto, più robusto e più atletico della ragazza. Si chiama badminton. Si gioca con racchetta e volano. Basta giocarci, anche poco, per capire che è uno sport molto tecnico, dove la mancanza di contatto fisico premia la capacità di sapersi muovere. L’efficacia del colpo non dipende in prima istanza dalla forza, ma dal metodo con cui si colpisce il volano e dalla capacità strategica del giocatore.
Questo sport può servire alla parità di genere in una società? Mi pare evidente che abbia tutte le caratteristiche per mescolare ragazzi e ragazze facendoli incontrare e confrontare fuori dalla scuola in un unico corso, riducendo così l’impatto --che secondo me è solo negativo-- della divisione tra sport per maschi e per femmine. Dividere sin da piccoli i calciatori da una parte, con allenatori maschi, e ginnaste o pattinatrici con allenatrici femmine dall’altra, non aiuta a smussare il sessismo e le incomprensioni tra i generi che ci sono nella nostra società: ci sono giochi adatti alle femmine e quelli adatti ai maschi, siamo diversi, con interessi diversi e forse non andiamo neanche tanto d’accordo. Non dico che uno sport di squadra sia per forza causa di sessismo, ma non fa nulla per contribuire a ridurlo. Qualunque maschietto ha sentito o pronunciato parole, durante un allenamento di una squadra maschile, che non avrebbe avuto il coraggio di ripetere di fronte ad una sua coetanea…
Chiaramente ad una certa età, se si arriva all’agonismo, è giusto dividere le specialità in base al sesso, visto che le prestazioni da adulti sono diverse nella maggioranza delle discipline; ma da ragazzi sarebbe bello incoraggiare uno sport che può essere praticato insieme, in modo che in un periodo complesso come quello dell’adolescenza ci sia un confronto e un incontro tra i ragazzi anche fuori dalla scuola. Lo sport sarebbe bello anche se proseguisse da adulti magari senza patemi agonistici e obblighi di classifica. Anche in questo caso una giocatrice di badminton può tranquillamente giocare con i maschi con molto più divertimento rispetto ad altre discipline dove la prestanza favorisce decisamente quest’ultimi. 
I punti che ho evidenziato all’inizio sono quelli per cui il badminton può aiutare a giocar insieme e quindi nella parità di genere: mancanza di contatto, uso della tecnica, uso del cervello. 
La federazione ha aderito ad un progetto della federazione europea nell’analisi della parità di genere nel nostro sport. Mi dispiace: non sono riuscito a capire gli esiti del sondaggio. Ci piacerebbe che ci fossero più giocatrici? Più dirigenti? Più arbitre? Ben vengano se il nostro sport gli piace. Il problema dei dirigenti in Italia è una questione sociologica piuttosto che sportiva. Quante presidenti del consiglio o presidenti della Repubblica femmine abbiamo avuto nel nostro paese? Si è scelto poi di mostrare la realtà italiana riportando tutto in percentuali. Manca però una delle variabili più importanti: i numeri assoluti del nostro sport. Gli arbitri in Toscana sono al 100% femmine! Accidenti! Com’è avanti la Toscana! Peccato che il numero assoluto forse è di un’unità. Il cento per cento dei tecnici è maschio. Quanti sono uno o due? Suona un po’ diversa l’analisi mettendo accanto la numerica assoluta. “Il badminton può aiutare a raggiungere la parità di genere grazie al doppio misto” è stata la risposta più gettonata di chi ha partecipato al sondaggio. Segno che chi ha risposto ha pensato all’agonismo e non alla normale interazione da ragazzi tra maschi e femmine in un corso proposto da una società o a delle partite tra amici di qualunque età. Pensando a quanti sono gli agonisti in Italia portiamo proprio un bel contributo al tema in questione...
Mi pare che l’autocritica sui bassi numeri femminili sia del tutto inutile. Questi sono solo l’ennesimo indicatore del mancato sviluppo del nostro sport e delle nostre grandi potenzialità inespresse. Più che auspicare che vengano più femmine a giocare da noi, mi pare che sarebbe più utile spiegare alle istituzioni, alle polisportive, alle scuole e ai genitori perché possiamo essere una risorsa per la parità di genere, mescolando i ragazzi e facendogli praticare insieme uno sport.

 
 
 

 

 



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