E' tornato e ha vinto lui.
Non parlo di Peter Gade, sarebbe bello rivederlo di nuovo sulle court con la racchetta in mano. L’avrete indovinato, parlo del covid che dopo un tentativo di intrusione all’inizio del Campionato Europeo sembrava aver concesso una tregua.
La tegola, il macigno, lo tsunami è calato sul Palazzetto dello Sport color Magenta sabato sera con la doppia positività di Axelsen e Lamsfuss scompaginando questa giornata che doveva vivere solo di sport.
E così era iniziata con un Marcus Ellis, assieme alla Smith, deluso per l’argento dopo una gara iniziata alla grande per poi essere presa in mano e condotta a proprio favore da Alimov e la Davletova, che così salgono sul gradino più alto del podio continentale, ebrezza che i componenti della coppia russa non avevano mai provato.
Nati entrambi a Ufa, cittadina della Repubblica del Bashkortostan vicino agli Urali (si può dire quindi che è tutta la vita che giocano assieme) e questo titolo è, presumo, la realizzazione di un sogno cullato da anni. Adesso penseranno alle Olimpiadi, non a vincerle ma a parteciparvi anche grazie ai punti conquistati oggi.
Il covid fa quasi passare in secondo piano il “Super Five” della Marin, record che rimarrà negli annali presumo per qualche decennio prima di essere eguagliato anche se dal 2016 avendo assunto il campionato una cadenza annuale le provabilità sono aumentate.
La campionessa spagnola dopo aver dominato il primo set ha avuto il classico calo psicologico, dando modo grazie a diversi errori non forzati al recupero della Christophersen fino al 12 pari ma era solo una illusione. Prontamente riaccumula la distanza dall’avversaria fino al 21 punto per inchinarsi e elevare in cielo questa volta un giustificalissimo urlo. Adesso in Spagna ci sono due sovrane: lei e la Reina Letizia (moglie di Filippo VI) che, comunico a livello di curiosità ai lettori sotto la Madunina è ancora Marchesa di Milano.
Hanno chiuso come da programma ma con netto anticipo le Stoeva, Gabriela & Stefani che si sono trovate di fronte la Smith, con la Birch, con il dente avvelenato per il risultato del misto. Ma le sorelle hanno saputo rintuzzare la foga del duo anglosassone con una tattica attendista replicando agli smash delle avversarie con ripetuti clear per poi chiudere alla loro prima indecisione. Onore alle bulgare che chiudono il discorso in due set confermando così la loro leadership in Europa.
Cosa dire del singolare maschile? Sarebbe stato bello assistervi ma è inutile oramai recriminare, non lo fa il diretto interessato quasi quasi più dispiaciuto per non poter vedere la sua famiglia per le prossime due settimane che per il titolo. Oro a Antonsen con la speranza che il prossimo anno possa dare al suo connazionale la rivincita.
E il doppio maschile? Come sopra, con Lamsfuss che deve abbandonare il sogno di gloria e più che giocare o allenarsi dovrà passare il tempo telefonando ai suoi compagni Marvin Seidel e Isabel Herttrich anche loro costretti alla quarantena.
Così Ivanov e Sozonov si ritrovano su un piatto d’oro, il modo di dire vorrebbe l’argento ma in questo caso non sarebbe aderente alla situazione, le medaglie del primo posto, che arrivano meraviglia della tecnica su un drone, che ironia della sorte sarebbe una soluzione per evitare i contagi. Cosi dopo le personalità virtuali che presenziavano alla consegna dei trofei ai vincitori a Bangkok siamo passati alle premiazioni volanti. Cosa inventeranno la prossima volta?
Speriamo comunque che si arrivi alla famosa vaccinazione generale ma questo è un problema non risolvibile su un campo di badminton ma nei meandri delle lobby delle “big pharma” (volutamente in minuscolo).
Arrivederci al prossimo torneo, speriamo covid free.