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   Kral   

 

Candidato consigliere - Lidia Rainero



a cura di
Roberto Fava

{1} Cosa ti ha spinto a candidarti/ricandidarti per questo quadriennio?
Vorrei portare un po’ di novità all’interno del consiglio federale. Penso che un volto giovane ed universitario possa portare innovazione e consigli più mirati alle problematiche degli atleti, essendo in primis giocatrice. Vorrei provare a dare il mio contributo per portare il nostro sport ai livelli che gli competono diffondendolo capillarmente in Italia, usando e mettendo a disposizione le mie esperienze, il mio amore per il Badminton e la mia voglia di fare.
Sono la candidata più giovane, classe ‘95, ma ho voglia di mettermi in gioco per il badminton italiano.

Nella tua regione sei stato/a parte importante della evoluzione/promozione  del Badminton? Racconta la tua esperienza.
Due anni fa sono stata accolta nella grande famiglia Cus Torino e da allora cerco di fare la differenza nella mia città trasmettendo le mie conoscenze e soprattutto la mia passione per il badminton ai miei allievi. L’importante è creare una connessione con loro.
Prima del periodo Covid ho collaborato con due scuole della città di Torino, riscuotendo interesse e curiosità nei ragazzi.
Attualmente il mio obiettivo è ripartire al più presto con i progetti CUS Torino e federali di promozione nel capoluogo ma anche in altre province dove, tramite collaborazioni all’attivo con altri tecnici ed insegnanti di ed. fisica, potrebbero nascere nuove realtà.

Quale pensi potrà essere il tuo ruolo in ambito federale?
Penso che il ruolo che più mi sia affine sia “referente pubbliche relazioni e rapporti con enti ed istituzioni territoriali”. Penso che il confronto diretto sia la base per costruire rapporti di collaborazione costruttivi e propositivi affinché il nostro sport sia considerato finalmente credibile e meritevole tanto quanto altri più diffusi in Italia.
Bisogna creare, in primis dove non ci sono, e poi far crescere le realtà territoriali, solo così la diffusione sarà davvero capillare. Se aumentiamo il bacino di utenza e di appassionati con una promozione univoca sul territorio , il passo successivo di creare centri tecnici sarà più facile.

Punti focali del tuo programma.
La figura dell’atleta universitario è possibile, ed incrementandola con progetti e promozione con le università si dà la possibilità ai ragazzi di raggiungere esattamente quel picco di performance intorno ai 25 anni. Istruzione e sport viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, anche dopo le scuole superiori. 
* Tornei internazionali universitari in collaborazione con i CUS territoriali, CUSI e FISU 
* Una buona opportunità di incontro e confronto con atleti universitari stranieri all’insegna del connubio tra studio e sport.
* Possibilità di organizzare dei meeting in collaborazione con i Cus territoriali, CUSI e FISU che offrano agli studenti universitari approfondimenti su tematiche comuni al mondo accademico e a quello sportivo (psicologia, scienze motorie, medicina, professioni sanitarie ecc.) *Un centro tecnico territoriale almeno in ogni capoluogo di regione
Il badminton non può essere delegato alle società preesistenti nei luoghi in cui sono già (spesso e volentieri in zone limitrofe) se si vuole davvero diffonderlo in tutta Italia in modo capillare.
* maggior selettività nella formazione dei tecnici 
Qualifiche di promoter, aiuto allenatore, allenatore ed allenatore capo devono essere più differenziate.
L’aiuto allenatore (1^ liv) presuppone la presenzadell’allenatore (2^ liv) che abbia raggiunto un certo livello anche come giocatore. Oltre al corso formativo c’è necessità di esperienza pluriennale sul campo e di verifiche periodiche delle competenze che ogni allenatore andrà ad insegnare.
È considerato difficilissimo correggere la tecnica di un ragazzo che purtroppo per mancanza di tecnici o di competenze di essi ne ha imparata una errata, quasi impossibile.
A maggior ragione penso che sia necessaria una formazione più approfondita e più selettiva, per permettere di creare la figura lavorativa e remunerata di tecnico.

Quale sarà il settore che secondo te dovrà essere da rivedere e/o migliorare?
Il fattore per me necessariamente da migliorare è il supporto nel passaggio degli atleti dalle competizioni junior a quelle senior.
L’età di maggior prestanza fisica secondo alcuni studi è intorno ai 25-30 anni. Tuttavia il più alto tasso di abbandoni nel nostro sport è proprio in quell’età di mezzo, piena di scelte per il futuro.
È sì importante trasmettere la nostra passione ai giovanissimi affinché si trasformi da estrinseca ad intrinseca, ed insegnare loro la tecnica corretta fin da subito, ma bisogna che ci si stacchi dal concetto di: o pratico sport a livello agonistico o mi iscrivo all’università. Ma per staccarci dalle “brutte abitudini” bisogna crearne di nuove.
Dare supporto significa aiutare gli atleti meritevoli in questo connubio tra utile e dilettevole, mostrando che esiste una realtà, una nazionale senior che si allena e lavora, si allena e studia.
Compromessi, non rinunce. Mens sana in corpore sano.

 

 

 

 



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