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Chi non conosce la propria storia è condannato a riviverla



a cura di
Danilo Manstretta

"Chi non conosce la propria storia è condannato a riviverla"
George Santayana
  
L’insegnamento dell’educazione fisica ha sempre avuto nella vita del nostro paese una travagliata esistenza.
La prima sorta di preparazione fisica e di “ginnastica di ogni genere sino alla frenesia” la si trova nel decalogo tratto dagli studi e proposte per la formazione di un nuovo corpo militare, allorquando Il Re Carlo Alberto (salito al trono nel 1831) aveva già da tempo rivolto le sue cure al riordinamento dell’esercito del Piemonte (il solo stato che non obbedisse all’Austria).
Fu appunto all’inizio del lavorio di trasformazione che il Capitano della Brigata Guardie Alessandro Ferrero della Marmora ideò il “BERSAGLIERE”.
Egli, studiosissimo di cose militari, intuì felicemente come già a quei tempi occorresse iniziare il lavoro di demolizione di tutto il passato specie in quanto era maniera di combattere.
In quell’epoca la tattica del combattimento era assai diversa da quella di oggi; le formazioni sottili, le rapide mosse in ordine sparso non si sapeva nemmeno che cosa fossero.
La fanteria combatteva in massa, rigida e pesante con le caratteristiche dei lenti movimenti e tardive esecuzioni imposte dell’armamento che non permetteva il tiro che a 300 passi al massimo e con la massima velocità di due colpi al minuto.
Alessandro La Marmora comprese fino da allora la necessità e l’importanza sul campo di battaglia di una truppa dotata di grande mobilità e soprattutto eminentemente istruita nel tiro, armato di fucile più rapido e potente, educata a marce celeri anche in terreni rotti, truppa a cui doveva essere affidato il servizio di esplorazione, le missioni di carattere ardito e prettamente offensivo e che doveva essere considerata e impiegata come micidiale artiglieria alle piccole distanze.
Dai suoi studi scaturì una relazione con il titolo: “Proposizione per la formazione di una compagnia di bersaglieri” e la presentò al Re Carlo Alberto il quale con decreto 18 giugno 1836 autorizzò la creazione della prima compagnia del “Corpo dei Bersaglieri” che venne formata nel 1 Luglio 1836.
I primi passi del Bersagliere furono fatti segno alle critiche ironiche e dall’invidia dei vecchi soldati, cui non sembrava serio sostituire alla rigidezza del fante di allora la spigliatezza, il brio dei bersaglieri né, sembravano giustificare le formazioni di combattimento sottili, fulminee dei bersaglieri, formazioni invece che preludiavano quelle adottate molti anni dopo da tutte le fanterie del mondo.
Ma Alessandro La Marmora fermissimo nel suo proposito, forte della sua convinzione non discusse ma fece. Non si accontentò di essere il creatore del nuovo corpo ma ne fu anche l’istruttore e l’educatore ideale, instancabile; istruzione ed educazione che si possono compendiare in questo decalogo: obbedienza, rispetto, conoscenza assoluta della propria carabina, molto esercizio di tiro, ginnastica di ogni genere sino alla frenesia, cameratismo, sentimento della famiglia, amore al Re, amore alla Patria, fiducia in se sino alla presunzione.
Passiamo ora al 1859 quando la legge “sarda” Casati, venne pubblicata in Piemonte, allora Regno di Sardegna e Piemonte quando il processo di unificazione dell’Italia non era stato completato.
Ma anche dopo l’Unità, per un certo periodo si verificò nel paese una situazione differenziata, perché essendo mancate disposizioni che espressamente estendessero la legge Casati a tutto il Regno, in alcune province seguitano ad applicarsi, in varia misura e per un certo tempo le normative degli Stati annessi.
Resta il fatto, che questa legge del 1859 ha disciplinato la pubblica istruzione in Italia per mezzo secolo fino alla cosiddetta riforma Gentile (1923) e avuto il pregio di disciplinare la materia in un complesso organico di disposizioni.
Con la legge Casati la “ginnastica” ha cittadinanza nelle scuole e con i vari regolamenti, emanati nel 1860 entra a far parte dell’insegnamento scolastico.
Bisogna attendere il 1878 quando, ritornato ministro della pubblica istruzione Francesco De Sanctis, viene approvata, non senza difficoltà (al Senato l’approvazione fu piuttosto stentata: 46 i voti favorevoli e 34 i contrari), la legge 7 luglio 1878 numero 4442, che rende finalmente obbligatorio l’insegnamento della ginnastica educativa nelle scuole secondarie nelle scuole normali, magistrali ed in quelle elementari.
“Quando il corpo è sano e forte, nasce nell’uomo non solo il coraggio fisico, che è la cosa più comune, ma, ciò che è più raro, anche il coraggio morale e la tempra, e il carattere, e la sincerità nella condotta, e l’aborrimento delle vie oblique, e di quelle furberie Machiavelliche che hanno macchiato la storia italiana nella sua decadenza. Noi non diamo ancora troppa importanza a questa ginnastica educativa, la quale dà forza, grazia e sveltezza al movimento del corpo. Abbiamo molte società ginnastiche in Italia, ma se ne parla con leggerezza. E, se vi è la ginnastica nelle scuole, si considera quasi come uno spasso. Io vorrei, che considerassimo un po’ più seriamente questa parte fondamentale della nostra “rigenerazione” dice il De Sanctis nel discorso pronunciato alla camera il 13 maggio 1878.
La legge De Sanctis, come quella che l’aveva preceduta (la legge Casati aveva previsto l’insegnamento della ginnastica e degli esercizi militari negli istituti di istruzione secondaria e, pertanto la nomina del maestro di ginnastica e dell’istruttore militare), risente del tempo e si preoccupa anche della preparazione militare degli allievi. Ma questa volta, a differenza del passato, la legge prevede una ginnastica caratterizzata da una finalità altamente educativa. Nelle scuole femminili di ogni grado, secondo quanto disposto dall’articolo 3, la ginnastica ha “Carattere esclusivamente educativo, e sarà regolata con norme speciali”.
L’articolo 3 del regolamento applicativo alla legge dispone che “nelle scuole elementari gli esercizi di ginnastica si fanno per mezz’ora ogni giorno, e nelle scuole secondarie per due ore alla settimana a giorni alternati.
Siamo alle solite, potremmo dire, ma già a quel tempo, da questa legge non scaturiscono risultati concreti, anche perché non vengono iscritti nei bilanci necessari stanziamenti per attuarla. Altre cause vanno individuate nello scetticismo diffuso in ordine, all’utilità della ginnastica e nella mancanza delle strutture.
Comunque la legge De Sanctis segna una svolta, perché la prima legge dedicata esclusivamente all’insegnamento della ginnastica come materia scolastica.
Arriva il 1885 l’allora ministro della Pubblica Istruzione nomina una commissione (Allievi, Balletti, Baumann) con il compito di redigere un testo unico dei programmi riformando quelli del 1878), nella relazione della commissione e detto fra l’altro: “non ve dubbio alcuno che il fine precipuo cui mirava il legislatore, rendendo la ginnastica obbligatoria nelle scuole, fu questo: di restituire al corpo, almeno in parte, quella grandissima quantità di movimento che gli toglie il vivere sedentario della scuola prolungato con i compiti in casa e per le mancanze del quale le funzioni fisiologiche della vita si rallentano con grave danno della vigoria fisica e con deperimento, non sempre riparabile, della salute. La “ginnastica”, oltre ad un’azione igienica e fisiologica, deve esercitare altresì un’azione eminentemente morale sulla nostra gioventù. Questa azione consiste nel suscitare e coltivare, nella medesima, quel sentimento che in alcuna parte risponde allo spirito di corpo nella milizia, ed è la base su cui fondiamo la famiglia, il Comune e lo Stato. Occorre che la crescente generazione si abitui a coordinare le azioni proprie alle azioni altrui, dirigendole a un fine comune.”
Si passa quindi da un insegnamento di ginnastica del Cavalier Obermann, prettamente militare, ad un insegnamento di ginnastica tedesca, ormai in declino, basata su attrezzi e sulle palestre ad una prima visione di giochi ginnici con regole.
Come parallelismo di pensiero vediamo che nel 1892 negli Stati uniti d’America nasce la Pallacanestro, dall’idea di un Pastore Luterano James Naismith allo scopo di formare le giovani generazioni attraverso un gioco e non con i noiosi esercizi di ginnastica segmentaria.
Significativa la circolare che era stata diramata da Berlino il 27 ottobre del 1882 del ministro della pubblica istruzione tedesco Von Gossler, che così recitava “ mediante i campi di gioco la gioventù ha a sua disposizione uno spazio dove può godere all’aria aperta della sua libertà, e dove imparare a farne uso, e dove è frenata soltanto delle regole del gioco….. Si deve offrire occasione alla gioventù di acquistare forza e destrezza più efficacemente di quello che possa fare nella palestra chiusa”
Bisogna quindi arrivare al 1893 perché venga affrontato in pieno il problema dell’insegnamento della ginnastica, anche a seguito delle accese polemiche seguite ai programmi del 1886 di Valletti e Baumann.
Come ben sintetizza Michele di Donato, erano quattro le principali correnti: i cosiddetti “conservatori”, che facevano capo ad Alberto Gamba di Torino, i “riformatori” sostenitori di una ginnastica e naturale che avevano il maggior esponente in Emilio Baumann; i fautori dell’esercizio sportivo e cioè della sostituzione della ginnastica con i “Giuochi Inglesi” guidati da Angelo Celli e i sostenitori della “Ginnastica Svedese”, con Luigi Pagliani.
Tra il 1897 e il 1909 è un’autentica innovazione, non solo formale, quella di sostituire al termine “ginnastica” la parola “educazione fisica”, viene da una Commissione presieduta dal senatore Francesco Todaro docente di anatomia all’università di Roma dove nella relazione trasmessa la Ministro si legge; “ giochi sviluppano lo spirito di iniziativa, rispondono meglio per l’educazione dei sensi e affinano l’intelligenza e se si arriverà a introdurre quelli che richiedono grande energia, si svilupperà quel coraggio, che oggi si cerca di ottenere con gli esercizi e grandi attrezzi”.
Si afferma e si esige che nei programmi e negli orari dell’educazione fisica sia lasciata larga parte ai giochi ginnici che, per quanto in seno alla storia delle gloriose repubbliche e i moderni esempi di grandi nazioni, una volta imparati a scuola, penetrano nei costumi popolari e, continuati fino ad età avanzata mantengono forza e salute.
1897 viene costituito a Roma il - Comitato Centrale nazionale per l’educazione fisica e i giochi ginnici nelle scuole e nel popolo, a presiederlo sarà il Principe A. Doria Pamphilj .
Il progetto che nasce allora prevedeva l’inserimento dell’educazione fisica nelle scuole di ogni grado, l’obbligatorietà del corso nelle facoltà di lettere e filosofia, scienze fisiche, matematiche e naturali laddove cioè si formavano i futuri insegnanti e la realizzazione presso la scuola nazionale superiore di Pisa di un campo di giochi e di una palestra, mirando a dare una preparazione alla classe insegnante, facendo entrare la ginnastica nell’ordine più elevato degli studi e innestando l’attività fisico sportiva a quella intellettuale. Purtroppo anche questo progetto per una preconcetta ostilità tra i parlamentari viene bocciato.
Siamo al 1906 dove viene costituito l’Istituto nazionale per l’incremento dell’educazione fisica in Italia ne è il promotore e presidente senatore Luigi Lucchini, insigne giurista che aveva collaborato alla stesura del codice penale del 1889 (codice Zanardelli).
Da questo Istituto vengono dettate le prime indicazioni da cui nasce la legge (Daneo Rava), che sancisce l’obbligatorietà per gli alunni di uno specifico corso di educazione fisica in ogni scuola pubblica, primaria o medie, maschile o femminile. L’insegnamento comprende:”la ginnastica propriamente detta, i giochi ginnastici, che il tiro a segno, il canto corale e gli altri esercizi educativi atti a rinvigorire il corpo e a formare il carattere”.
Dalla prima attuazione della legge Daneo /Rava nasce la legge Daneo / Credaro che disciplinerà l’insegnamento dell’educazione fisica. Come riforma Gentile del 1923 in larga parte anche questa legge non fu attuata, ma essa ha avuto il merito di aver dischiuso nuovi orizzonti alla educazione fisica.
Molti passi avanti sono stati fatti nella teoria (purtroppo!!! n.d.r.) per dare impulso all’attività fisico sportiva trovando l’anello di congiunzione tra i compiti della ginnastica e quelli dell’esercizio sportivo.
Dalla prima guerra mondiale alla fine del fascismo, nascono in Italia i movimenti dello scautismo dell’inglese Robert Baden Powell.
In Italia, grazie a Carlo Colombo, viene istituito il corpo nazionale dei giovani esploratori che nel suo statuto recita “al educazione fisica e morale della gioventù con lo scopo di sviluppare negli adolescenti non solo la robustezza, il vigore e l’agilità fisica ma anche lo spirito di iniziativa, di risorse, il coraggio sotto tutte le forme, l’amor di patria, Il sentimento della disciplina, del dovere, dell’onore e della dignità personale, nonché il sentimento della responsabilità morale e della solidarietà.”
La guerra mondiale 1915 1918 provoca una stasi per quanto concerne la diffusione dell’educazione fisica. Alla difficile situazione dell’insegnamento causato dalla guerra mondiale si aggiungono i rinnovati contrasti tra fautori dei diversi indirizzi, nonché la distruzione di parecchie strutture cadute con i bombardamenti e in più si aggiunge un cambiamento d’uso delle palestre e di altri impianti sportivi.
1923 l’ordinazione dell’istruzione pubblica, che risaliva la legge Casati, viene integralmente sostituita con il nuovo ordinamento della cosiddetta riforma Gentile.
Con questa riforma viene infranto quel principio basilare dell’unitarietà pedagogica e dell’insieme, e proprio ad opera di Giovanni Gentile che aveva sostenuto l’unità educativa, l’educazione fisica, viene trasferita fuori dell’ambiente scolastico, quindi istituito l’ente nazionale per l’educazione fisica (ENEF), “gli alunni di tutte le scuole medie governative e pareggiate dipendenti dal ministero della pubblica istruzione compiranno la propria educazione fisica presso le società ginnastica e sportive all’uopo designate”.
I tre istituti di magistero di educazione fisica (Torino, Roma e Napoli) vengono soppressi, gli insegnanti in servizio vengono smobilitati con la soppressione del ruolo statale.
Si stabilisce una nuova tassa scolastica a favore dell’ENEF che lascia le cose invariate, valendosi dagli stessi insegnanti di educazione fisica.
La riforma dimostra subito grandi deficienze, dopo poco più di un anno dalla sua costituzione, entra in crisi.
Aumenta il disinteresse della scuola verso l’insegnamento dell’educazione fisica, tanto che, nel novembre del 1926 il ministro della pubblica istruzione, Pietro Fedele, è costretto a rinviare ai Provveditori agli Studi una circolare nella quale si minaccia di “punire esemplarmente”, quei Presidi che con la loro inerzia dimostrassero di “non avere ancora inteso che il governo da grande importanza all’educazione fisica della gioventù studiosa”.
È così che il Consiglio dei Ministri nella seduta del 18 settembre 1927 decide la soppressione dell’ENEF e il passaggio delle competenze in materia di insegnamento dell’educazione fisica all’Opera Nazionale Balilla .
Da questo momento l’educazione fisica si avvia a crescere la gioventù italiana coinvolgendo una moltitudine di allievi e allieve ad una vasta attività scolastica ma soprattutto extra scolastiche (campeggi, colonie marine e montane, ecc.).
L’educazione fisica riceve una maggiore spinta sportiva, unitamente ad una finalizzazione anche a scopi pre-militari.
Nel dicembre del 1937 viene istituita la Gioventù Italiana del Littorio la quale assorbe l’Opera Nazionale Balilla con una organizzazione unitaria e totalitaria delle forze giovanili del regime fascista ed è istituita in seno al partito nazionale fascista.
La cosiddetta GIL si occupa dei giovani di ambo i sessi si dai 6 ai 21 anni nelle organizzazioni dei giovani fascisti, avanguardisti, balilla, figli della lupa, piccole italiane, giovani italiane, giovani fasciste.
I giorni dopo l’istituzione della Gil, il segretario del partito nazionale fascista emana il seguente foglio di disposizioni circa l’attività sportive: “confermo che l’indirizzo tecnico sportivo deve essere unico, tutte le organizzazioni, pertanto, che praticano lo sport, devono attenersi alle direttive che impartisco, quale presidente del CONI , attraverso le competenti federazioni sportive, responsabili della loro esecuzione. Programmi sportivi a carattere agonistico e qualsiasi altra iniziativa devono preventivamente essere concordati con il CONI, che anche funzioni di coordinamento.
Nell’ordine universitario i GUF Gruppi Universitari Fascisti e provvedono all’addestramento sportivo militare dei giovani studenti gogliardi.
A quel tempo avviene un importante sviluppo per la costruzione di palestre campi sportivi, piscine natatorie.
L’attività sportive si è certamente sviluppata in modo notevole ma non si deve pensare che vi sia stato un rapporto idilliaco tra le organizzazioni del regime preposte all’educazione fisica e le istituzioni sportive, basti pensare agli impianti sportivi costruiti dall’Opera Nazionale Balilla e volutamente con misure non conformi ai regolamenti sportivi, e alle altrettante situazioni di attrito determinate a livello locale tra le società sportive e le organizzazioni del regime che in esse vedevano lo sport pre-fascista.
Dolorose vicende delle guerre incidono profondamente su tutta la vita italiana e rendono duro e difficile anche alla scuola il cammino della ripresa. Esse in modo particolare incidono sfavorevolmente sull’insegnamento dell’educazione fisica per varie ragioni.
Anzitutto a causa di una psicosi pericolosa determinata dall’avversione per tutto ciò che era stato utilizzato dal regime fascista e, quindi, per una distorta immagine di un’educazione fisica strumentalizza.
Nell’immediato dopo guerra, insegnare ginnastica significava quasi compiere atto di nostalgia politica, significava, come altri argutamente dice “ evocare i fantasmi” Eugenio Enrile , “l’Educazione fisica e sportiva nelle scuole elementari di Europa”.
Ma vi sono anche altre ragioni: la deficienza di palestre ed impianti sportivi resa più grave dalle distruzioni operate a seguito degli eventi bellici e, successivamente, alla destinazione ad altri usi di molti degli impianti sportivi superstiti; la necessità dell’adozione, nell’immediato dopo guerra, di orari ridotti in molte scuole e a farne le spese è proprio l’educazione fisica.
Superato lo sbandamento, la scuola si riprende gradualmente.
La fase post bellica, e gli anni del boom economico, non sono così generosi con l’impiantistica sportiva per le scuole, ma a fini privati.
Solo nel 1958 viene abrogata la legge 14 novembre 1941 numero 1361 articolo 10, che esautorava insegnanti di educazione fisica dal poter partecipare ai consigli di classe i collegi dei professori , con la legge del 1958 quindi gli insegnanti di educazione fisica fanno parte di diritto ai consigli di classe dei collegi dei professori degli studi ai quali sono assegnati.
Il ministro Gonnella approva i programmi di insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole primarie secondarie e attribuendo per ogni ragazzo la possibilità di trascorrere almeno due ore di educazione fisica nell’orario settimanale, ripartito in almeno quattro mezz’ore la settimana.
In quel periodo, viene istituito presso ciascun Provveditorato agli studi, un insegnante che espleta la funzione di coordinatore dei servizi scolastici di educazione fisica, e questa è una buona cosa per l’attività sportiva studentesca.
Nel libro di Ettore Carneroli, “100 anni di Educazione Fisica 1859-1959 “si racconta di una scuola, non sempre benevola nei confronti dell’educazione fisica, solo grazie alla sensibilità del Ministro Guido Gonella la scuola accoglie le nuove istanze che le pervenivano per cui si può dire che, accomunando nell’azione uomini della scuola e rappresentanti dello sport il Ministro con felice intuito gettò le basi per una proficua intesa e collaborazione tra i due ambienti costretti a vivere in passato appartati, divisi e qualche volta in contrasto.
Gli anni 60 vengono istituiti i Gruppi Sportivi con la finalità di dare esercizio alla pratica sportiva nell’approfondimento delle tecniche fondamentali dell’atletica leggera, della ginnastica e dei giochi sportivi, apprese nel corso delle lezioni di educazione fisica; nell’avviamento ad altri sport autorizzati dal ministero nella preparazione alle competizioni sportive scolastiche.
Il CONI non cessa di stimolare d’aiutare, anche con notevoli mezzi finanziari, ma le attività sportive non riescono ad entrare pienamente dalla scuola, laddove viene, lo sport nell’istruzione scolastica è comunque un “ospite sopportato”.
23 gennaio 1963, l’avvocato Giulio Onesti allora presidente del CONI e alla presenza del Capo dello Stato, in Campidoglio in un convegno studio dice:
“nel nostro Paese è stata purtroppo inventata un’artificiosa antitesi fra sport e cultura, che ha determinato la nascita dei luoghi comuni orecchiabili, ma ingiusti e dannosi. Come mai è accaduto ciò? Eppure in epoca e passate, proprio nella nostra terra italiana, educazione fisica era considerata dalla pedagogia un complimento necessario alla formazione dei giovani. O forse pionieri dello sport moderno sono stati a volte troppo vivaci nelle affermazioni, delle proprie tesi, disturbando con i loro strepiti il sonno dogmatico di coloro che vedevano solo nello studio dei libri il mezzo di elevazione e di preparazione dell’uomo?
Il rafforzamento del corpo, la pratica dell’esercizio sportivo sono stati così troppo a lungo negletti dalle categorie dei nostri docenti di ogni ordine e grado. Ma la compressione ha finito col creare una reazione energica. Oggi in Italia si avverte, infatti, impetuose crescente, un’istanza sportiva. La gioventù italiana vuole fare dello sport e chiedi all’autorità dello Stato delle province e dei comuni la possibilità di conoscere i benefici dello sport praticato e non soltanto più dello sport visto fare.
In ogni settore della vita sociale, d’altronde, stanno crollando superstizioni e privilegi. Il popolo italiano, attraverso un’evoluzione poderosa modifica le strutture della società, accresce i redditi, supera gli indici di produzione. Il progresso è indivisibile e non può escludere alcuni importanti aspetti della vita civile. Però noi, come sportivi ed esponenti di un gruppo piuttosto conosciuto per la vivacità e l’irrequietezza che lo distinguono, sentiamo il dovere di chiedere che anche l’istanza sportiva avvenga finalmente è collocata nella scala delle programmazioni. Riteniamo che sia giunta l’ora di considerare la domanda posta da milioni di giovani agli organi dirigenti del Paese.
La mozione conclusiva del convegno mette al primo posto il problema della scuola, chiedendo l’effettiva e costante pratica dello sport educativo nella scuola di ogni ordine e grado, la preparazione scrupolosa ed adeguata di istruttori a livello universitario, la severa osservazione della legge sull’edilizia scolastica, in merito all’obbligatorietà degli impianti sportivi in ogni edificio scolastico di nuova costruzione e nella estensione di obbligo agli edifici universitari.
La rivoluzione dei giochi della gioventù del 1969 produce benefici effetti sul piano culturale che si traducono positivamente anche nuove norme, fra cui quelle dei nuovi programmi di insegnamento.
Nascono in quegli anni le federazioni internazionale dello sport scolastico ISF International Sport School Federation).
Nel 1975 nella VI legislatura la camera dei deputati propone un’indagine conoscitiva della situazione e le prospettive dello sport in Italia, E per quanto riguarda la scuola la commissione affronta i seguenti temi : la scuola come punto di partenza per la pratica lo sviluppo dell’esercizio sportivo, i programmi di educazione fisica gli orari scolastici, e attrezzature sportive scolastiche, gli insegnanti, i servizi di assistenza sanitaria nell’attività sportiva scolastica , ma dopo varie audizioni non porta a modifiche concrete sul piano legislativo.
Gli stessi decreti delegati del 1973, per la prima volta, inseriscono nella legislazione scolastica italiana le attività sportive degli alunni e ne sollecitano sviluppo per opera dei nuovi organi collegiali della scuola e quindi l’attività sportiva scolastica diviene parte integrante della programmazione educativa della scuola.
E proprio nel momento in cui lo sport e studentesco trova riconoscimento e si colloca negli assetti istituzionali della scuola, un po’ troppo velocemente vengono soppressi i gruppi sportivi scolastici (circolare ministeriale 5 agosto 1975 numero 222) mentre questi potevano essere opportunamente adeguati alle nuove realtà, della quale anzi avrebbero potuto avere uno sviluppo in base ai poteri decisionali dei Consigli di Istituto.
Tra le varie competenze anche in ambito di aggiornamento degli insegnanti educazione fisica sono stato testimone di una diatriba tra Ministero della Pubblica istruzione e CONI negli anni 80/90 dove i linguaggi e i retroterra culturali erano ancora molto lontani. La socia Panathlon Elena Rovati era con me in qual di Riccione e ne può fornire ulteriore testimonianza.
Oggi dopo le varie riforme Gelmini, Moratti e la 107 del governo Renzi siamo ancora a rincorrere il sogno di una scuola che offra lo sport almeno con un’ora al giorno nella scuola primaria di primo grado, cosi come fanno molte nazioni europee.
Mi trovavo il 3 giugno 2018 ad un Clinic Internazionale di Minibasket a Milano presso la parte cortile dal palazzo della Regione Lombardia dove Joan Cortes Responsabile della Formazione Federazione Basket Catalana, ha dimostrato una serie di esercitazioni, utilizzando gli allievi cestisti dell’Olimpia Milano ( bel gruppo di atleti) che si sono trovati un po’ in difficoltà nell’eseguire le proposte .
Durante il pranzo ho chiesto all’amico Joan come aveva trovato i bambini in campo e con una espressione cruciata mi ha riferito che, a suo avviso, il livello motorio era un po’ basso.
Da una disamina dell’attività che si svolge in Catalogna si evince che i suoi allievi eseguono di base, un’ora di educazione fisica tutti i giorni oltre che, le varie discipline a scelta dello studente nella fascia pomeridiana.
In una recente riunione presso la Scuola dello Sport della Lombardia il socio Panathlon Prof. Gazzaniga durante una disamina della situazione ha contato quante ore di lezione “strutturata e programmata “ vengono, eseguite nella scuola elementare. Il dato emerso è sconfortante, solo 20 in un anno scolastico.
Per la mancanza di palestre? Per la mancanza di seria programmazione dell’attività? Forse per l’inadeguatezza riconosciuta dell’insegnante titolare del servizio?
Forse per quel retaggio culturale storico che ci ha poco insegnato, dove le riforme si fanno prima con i fatti e con gli investimenti poi con le parole .
 
Danilo Manstretta

Bibliografia
“Il bersagliere” del Maggiore Errardo di Aichelburg, Verona 1913
Michele Di Donato – Indirizzi fondamentali dell’educazione fisica moderna , Editrice Studium Roma 1962 pag 161-162
L. D’Arconte – Estratto da Annali della Pubblica Istruzione anno 2 n. 3 1956
A.Mosso – “Mens sana in corpore sano”- Treves Milnao 1903
Lando Ferretti – Lo sport , Roma 1949 pag. 109
Eugenio Enrile – “L’educazione Fisica e Sportiva nelle Scuole Elementari d’Europa” Le pleiadi . Massa Carrara 1959.
Tonino de Juliis e Mario Pescante – L’educazione Fisica e lo Sport nella Scuola Italiana – Le Monnier 1990.

 
 
 

 

 



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