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   Kral   

 

Davidino: una storia di parabadminton



a cura di
Giovanni Zomer

E c'è qualcuno che lo chiama ancora "Davidino", come se fosse un piccolo Davide. Come ci fosse bisogno di usare diminutivi.
Ma in palestra c'è lui: Davide.
Ha vinto tutto quanto c'era da vincere in Italia. Da quando esiste il para-badminton in Italia ... 2 anni e qualcosina ... non ha mai perso una partita a livello italiano.
Ha vinto tutti i titoli italiani (di singolo e doppio) che si potevano vincere. Ha vinto tutti i tornei a cui ha partecipato, vincendo tutte le singole partite.
Forse è fuori luogo utilizzare diminutivi rivolgendosi ad un'icona del para-badminton italiano.

Davide è qui per giocare. Gioca con noi, i cosidetti "normodotati". E ovviamente ci soffermiamo solamente ai criteri fisici. Per gli altri forse dovremmo sostenere qualche esame in qualche posto per dimostrare che lo siamo.
E noi normodotati lottiamo tutte le volte contro "Davidino" (?). E spesso perdiamo. Perché Davide nel doppio riesce a sopperire egregiamente agli svantaggi fisici che lo rallentano negli spostamenti.
E grazie al suo tocco di superba precisione riesce a metterci sempre in difficoltà.

A livello italiano, nei tornei di para-badminton, gioca in categoria SL3. E' una delle categorie "standing", cioè dove l'atleta si muove "diritto in piedi" in campo.
In teoria esistono le categorie SL3, SL4 e SU5, con leggere differenze relative alle limitazioni motorie. Ma, considerando l'esiguo numero di partecipanti ai tornei in Italia, alla fine spesso si svolge solamente una categoria unica per tutti gli "standing". Oltre agli "standing" esistono i para-atleti in carrozzella (WH1 e WH2), e quelli di bassa statura (SS6).
Per il singolo "standing" solitamente si gioca su metà campo. Qui, da noi in palestra a Verona, gioca tranquillamente su tutto il campo. Mettendo in assoluta difficoltà molti di noi "normodotati" che (perlomeno lo direbbe la teoria) possiamo muoverci senza limitazioni fisiche.

Davide ha iniziato a giocare a badminton sei anni fa, dopo che l'handicap sopraggiunto ha bloccato la sua voglia di giocare a calcio. Anzi no: prima è passato alla scherma. Ma non è mai riuscito ad innamorarsene, e dopo un anno ha lasciato perdere. Ottima idea. Quindi è passato al nostro sport. Ottima scelta! E da allora è stato un continuo miglioramento. Perché a Davide non piace perdere. E se oggi sbaglia qualcosa, domani non vuole sbagliarlo più. E si impegna in ogni modo per raggiungere lo scopo. E' difficile che Davide lasci perdere ... che abbandoni ... ogni giorno c'è uno scalino da salire, e Davide ci riesce: sempre.
Da due anni esiste il para-badminton in Italia, e da due anni Davide è sempre presente e vincente.

Ha 24 anni, e ha terminato gli studi universitari (scienze della formazione nelle organizzazioni) lo scorso anno. Ultimamente dedica molto tempo al suo sport preferito. Si allena a Verona (la sua città) e di tanto in tanto scappa a Chiari per continuare la sua crescita in ambito sportivo. Seguito da fior di allenatori. Negli ultimi due anni ha iniziato a viaggiare in Europa per partecipare a vari tornei internazionali di para-badminton: Spagna, Irlanda, Francia.
Ha un sogno nel cassetto. Come tutti. Non lo dice. Come tutti. Ma in realtà sogna di potere vivere di sport. Come atleta prima e forse in futuro come allenatore.



Oltre al badminton ama il calcio. Sfegatato tifoso del Liverpool. E a livello italiano del "suo" Verona ... ora nuovamente in serie A. Diciamo che anche come tifoso sta vivendo momenti magici.
Fa una vita da ventenne. Ama i giochi da tavola e gioca a briscola. Ascolta musica rap e pop. Guarda film e serie tv, ma certamente non gli horror.
Ma si interessa anche di cultura (ama quella romana e greca). Ed in questo sarebbe quasi un ventenne anomalo.
In cucina non ama le sperimentazioni. Preferisce la cucina buona e semplice. Non parlategli di nuovi ristoranti etnici o di nouvelle cousine. In trattoria e in pizzeria si va sempre sul sicuro!

E' finita la partita. Anche questa volta abbiamo perso. Davide assieme allo scarsone di turno ci hanno battuto. Anche questa volta.
Forse dovremmo smetterla di chiamarlo Davidino.
E' cresciuto, Davide. E' diventato grande.

 

 

 



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Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

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