
Nelle elementari abbiamo delle potenzialità pazzesche. Uno sport divertente per tutti, facile da praticare. Non occorre un equipaggiamento costoso, né impianti fantascientifici né precise condizioni orografiche o metereologiche – gli sport con cui confrontarsi pensateli voi. Basta una struttura riparata sufficientemente alta. In una struttura che contenga un campo da tennis ci potremmo mettere venti bambini a giocare. In più abbiamo un approccio ludico. Sono tutte caratteristiche per mettere un decimo di tutti i bambini italiani a giocare a badminton. Sarebbe sicuramente un investimento con alta resa. Il discorso sulle condizioni e il desiderio di come questo possa avvenire realmente sarebbe lungo e proveremo a farlo un'altra volta.
Più si sale con l’età, più diventa difficile diventare attrattivi per i ragazzi, forse perché un adolescente è spesso più conservatore di un sessantenne. Ha appena iniziato a gettare le sue basi, non può mettere in discussione tutto una settimana sì ed una no. Ma se gli piacesse uno sport nuovo? Ci sarà sempre qualcuno pronto a ricordargli che non è portato, che non è buono, e con chi dovrebbe giocare? Con quelli che ci giocano già da sei, sette anni o più? Iniziare la promozione di uno sport da zero ha anche qualche vantaggio. Che non ti devi confrontare con il coetaneo che ha iniziato a sei anni, ma partiamo tutti da zero e probabilmente se scegli di venire a giocare a badminton e sei adolescente non sei tanto atletico e coordinato perché avresti già fatto altre scelte in precedenza. Dove porta questo discorso sullo sport per gli adolescenti? Non porta campioni olimpici, ma potrebbe alimentare una base di appassionati che non sono stati più o meno illusi dalle società, (magari con tassi di abbandono altissimi), ma che hanno scelto di giocare ad uno sport solo per divertimento e dio solo sa quanto avremmo bisogno di appassionati che non si credano chissà chi ma abbiano solo voglia di praticare e divertirsi. Significa creare una base. Lo puoi fare anche con i più piccoli ma implica lavorare sulla testa di allenatori, genitori e dirigenti di società e probabilmente confrontarsi con quello che è lo scopo di ogni federazione: vincere in campo internazionale e guadagnare visibilità. Non dico che sia sbagliato selezionare o cercare di far crescere dei campioni. E’ indispensabile. Ma non può essere l’attività esclusiva delle società. Anzi, in una situazione di quasi sparizione del nostro sport, le due attività – quella esclusiva e quella inclusiva devono avere la stessa importanza perché altrimenti sarà difficile creare un movimento diffuso che si autoalimenti e si autofinanzi.
Ci portiamo nel retro cranio la concezione che una medaglia alle olimpiadi ci potrebbe aiutare a raggiungere notorietà e diffusione, in realtà basta andare a fare una dimostrazione di un’ora in una classe delle medie per trovare immediatamente un paio di ragazzi desiderosi di venire a giocare e delle famiglie disposte a pagare per un corso. Ma il vero problema in molte provincie è dove li facciamo giocare? Con quali tecnici? E se per assurdo un atleta italiano domani vincesse le olimpiadi, e tanti volessero venire… dove li faremo giocare i ragazzi? Con quali tecnici? Non avremmo esattamente gli stessi problemi?
