Le competizioni sportive sono la massima espressione dell’attività agonistica, non a caso, infatti, etimologicamente parlando la parola “agonismo” deriva dal greco “agon” che aveva il significato di lotta o competizione.
Come probabilmente tutti noi sappiamo, il mondo del badminton italiano è rimasto bloccato a causa della pandemia da marzo a settembre, momento in cui la FIBa ha emanato un protocollo che ha permesso di organizzare eventi in sicurezza. Dall’emanazione del protocollo, tuttavia, sono stati organizzati soltanto tre eventi di badminton e uno di para-badminton e non è un caso che le manifestazioni di badminton si siano svolte in Sicilia. L’ultimo protocollo, infatti, non permette agli atleti di rimanere all’interno dell’impianto sportivo tra un incontro e l’altro, e ciò fa si che gli atleti debbano attendere all’esterno, la qual cosa è possibile soltanto dove il clima più mite lo favorisce.
L’organizzazione del torneo di Belmonte Mezzagno svoltosi nella cittadina omonima del palermitano nelle date 30/31 gennaio nel pieno della zona rossa non è stata semplice e ha richiesto la stesura di un regolamento specifico e l’attuazione di un protocollo ad hoc.
L’ASD “Piume d’argento”, club organizzatore del torneo ha deciso di inserire un numero chiuso per le categorie in gara per tenere sotto controllo il numero degli iscritti, in quanto un numero di partecipanti superiore alle cento unità non avrebbe permesso lo svolgimento del torneo nelle due giornate; la scelta dell’impianto di Belmonte Mezzagno, inoltre, non è stata casuale ma dettata dal fatto che questa struttura dalle dimensioni ridotte, rispetto agli impianti a cui siamo abituati, avrebbe permesso di gestire l’entrata e l’uscita degli atleti senza eccessive perdite di tempo.

Gli organizzatori hanno nominato un Covid manager e un assistente Covid manager con il ruolo di gestione ingressi, misurazione temperature, controllo autocertificazioni e verifica dell’attuazione dei protocolli sanciti dalla FIBa: all’atto pratico il Covid Manager è stato la figura di raccordo tra il campo di gioco e gli atleti, sia all’interno che all’esterno dell’impianto. Erano presenti al torneo, inoltre, altre figure indispensabili quali Giudice arbitro, 3 arbitri, un referente federale, 1 dottore e 2 paramedici che hanno svolto puntualmente il proprio compito.
Al loro arrivo, massimo 15 minuti prima dell’incontro, tutti gli atleti si sono presentati all’ingresso principale ed è stata loro richiesta l’autodichiarazione e misurata la temperatura, una volta all’interno dell’impianto i giocatori hanno dovuto rispettare un percorso a senso unico cosicché non avessero contatti con nessuno ad eccezione del giudice arbitro in qualità di responsabile dell’evento.
Durante tutto il torneo, il Covid manager o il suo assistente hanno vigilato affinché i giocatori rispettassero percorsi e regole quali: massimo 2 persone per spogliatoio, utilizzo della mascherina quando non in gioco, specifici percorsi al cambio campo, igienizzazione durante gli incontri e rispetto del timing di uscita dall’impianto.
Dal punto di vista dell’organizzazione, il torneo è stato un successo, non tanto perché tutto sia andato al meglio o perché il numero dei partecipanti sia stato enorme o altro ma perché con le giuste accortezze si è riusciti a portare gli atleti giovani e meno giovani in campo, permettendo loro di confrontarsi e rivivere le emozioni che solo il badminton può dare.
Si suole dire: “soltanto chi non fa, non sbaglia” tuttavia continuando a non fare e non organizzare tornei il movimento muore e quindi si spera che quanto prima i tornei possano essere riorganizzati anche nel resto d’Italia (complice anche il miglioramento delle condizioni climatiche).