L'attività agonistica risale la penisola, quantomeno per i Grand Prix, che vedono nel secondo WE di maggio il debutto a Roma. Abbiamo proposto a Maurizio Fuda, anima leggendaria ed appassionata di raccontarci la storia sua e del club che dirige
ROMA BC. La sua storia.
ROMA BC è figlia legittima di Roma 12, una grande polisportiva di Roma Sud che operava in particolar modo nella precedente dodicesima circoscrizione. Roma 12 era forse troppo grande per poter pretendere di ritagliare quello spazio che avrebbe dato al badminton il giusto risalto in una città come Roma. Così pretesi che si creasse una entità nuova, indipendente e distinta, un'associazione che facesse di nome Roma e soprattutto di cognome Badminton. Che potesse agire in autonomia e crearsi uno spazio vitale solo per lei senza dover sottostare a gerarchie che la vedevano sempre soccombente nei confronti delle sue consorelle, Basket e Pallavolo per citarne alcune.
Da grande appassionato quale sei debutti dopo tanti anni nell'organizzazione di un Grand Prix e proprio in questo particolare momento. Cosa ti ha spinto a farlo?
Il progetto e la richiesta di poter organizzare questo torneo era nato quando ancora COVID era una parola sconosciuta. Dopo abbiamo voluto ritirare la candidatura per la difficile situazione che si stava creando tanto è vero che uno dei DPCM dello scorso anno vietò lo svolgimento di qualunque sport a qualunque livello. Ci abbiamo riprovato per questo anno sperando stavolta di arrivare in fondo e, citando una famosa frase di Celentano nel famoso film Il Burbero, "il meno è fatto".
Devo dire tuttavia che la scelta non è esclusivamente frutto della mia passione personale, ma ho obbedito ad un desiderio che ho colto in tutti gli amanti di questo bellissimo sport in Italia che spingevano, dopo tanto torpore, affinché qualcuno prendesse l'iniziativa e ne incoraggiasse la ripresa.
I risultati dicono che saremo 120 giocatori, un record per le nostre parti, e che dovremo gestire con la massima cautela considerato il periodo storico che stiamo vivendo.
Come vedi i cambiamenti della Federazione dopo le elezioni ed in particolare nel tuo Comitato Regionale.
Avrei preferito sorvolare quasi del tutto su questo argomento tuttavia devo dire che ho grande fiducia nel nuovo candidato Roberto Punzo, funzionario presso lo Stato Maggiore dell'Esercito il quale ha mostrato un enorme interesse in questo sport oltre alle sue innate capacità tecnico sportive nonostante le difficoltà per la sua disabilità a causa di una ferita riportata in una missione di pace e senza armi in Libano e che lo costringono sulla sedia a rotelle dal 2006.
Tuttavia, nonostante molti non saranno d'accordo, devo spendere qualche parola anche nei confronti del mio mentore, che per primo mi ha spinto sulla strada badminton. Parlo di Ugo Borrelli che per divergenze di vedute con i club del Lazio non è riuscito ad ottenere per la seconda volta dopo 8 anni la presidenza regionale. Il suo ruolo è stato determinante sulla mia strada, sebbene anche nel nostro caso non abbiamo potuto coronare insieme il sogno di vedere crescere questa disciplina non per colpa di qualcuno, ma per l'effettiva mancanza di spazi in Roma 12 per praticare questo di sport.
Anche tu fai parte dell'élite del badminton italiano che è la categoria Master!!! Quale il tuo pensiero sulla categoria?
Lo sport è sport a qualunque età. Rispettando i limiti delle proprie "disponibilità" fisiche si potrebbe dire che per i più grandi (quelli che fanno attività sportiva mi piace chiamarli "diversamente giovani") oltre ad essere un modo per fare prevenzione divertendosi, è un'attività oltremodo terapeutica per il corpo e per la mente. Inoltre il badminton, a differenza di quello che comunemente si pensa, ha tra gli sport un consumo di energia secondo soltanto al pugilato, ma la grande differenza sta nel fatto di non essere uno sport di contatto e quindi per un "diversamente giovane", come per tutti gli altri, i rischi di un trauma sono molto ridotti.
Personalmente pratico questo sport dalla fine del 2008, quando presi la prima volta una racchetta in mano durante uno stage dimostrativo a piazza del Popolo a Roma. Ne fui estasiato. Giocai la mia prima partita di doppio proprio in quella manifestazione, a 50 anni suonati, insieme ad un ragazzo indiano contro due giocatori filippini di lungo corso e ci mancò poco che vincessimo. Se devo dirla tutta in passato avevo sempre irriso mia moglie, Thailandese e discreta giocatrice, quando mi parlava di sua sorella che stava per diventare una campionessa di livello mondiale nel badminton. Non avendole dato retta ho perso 10 anni di gioie. Infine non posso non citare in questa intervista il mio amico Fabio Carlone, che io chiamo la Treccani del badminton per la sua profonda conoscenza di regole e regolette sul badminton e la sua organizzazione in ambito agonistico e non solo, che senza il suo aiuto non mi sarei mai potuto avventurare nell'organizzazione di questo torneo.
Infine mi sembra doveroso citare in questa intervista il mio grande amico Gilberto Corsini che ho perso in circostanze drammatiche già qualche anno fa e con il quale ho diviso probabilmente i momenti più belli della mia storia col badminton. La passione che lui aveva per il badminton era contagiosa e mi fece amare ancora di più questo sport sapendomelo presentare con gioia e con battute originali. Mi ricordo ancora come fosse ieri quando mi spiegò il suo termine di paragone per capire se uno fosse bravo o meno a giocare a badminton ed era legato ad una domanda precisa: "Hai battuto il Fava? ..."
Nel frattempo l'ora sta per sopraggiungere e, tanto per riprendere una citazione del Fava, "... ci vediamo in palestra ..."