
Un mio amico mi ha raccontato di una federazione sportiva in Albania che rappresenta un caso molto interessante su cui si potrebbe scrivere un trattato di scienze politiche: per capire come funziona il potere, la benedetta democrazia e la divisione delle poltrone in ambito democratico…
Parliamo di uno sport che in quel paese è poco conosciuto: le corse dei carretti a vela.
Una federazione con pochi tesserati, poche società e poche persone che partecipano attivamente alla vita della federazione. Questo comporta che la vita democratica delle singole società è decisamente compromessa. Pochi dirigenti sono costretti localmente a gestire tutto e prendersi i molti oneri e pochi onori della gestione. Se qualcuno vuole fare il presidente delle società è un miracolo.
I presidenti eleggono poi una dirigenza nazionale. Tutto bene allora! La democrazia è salva!
Oltre ad essere pochi ad interessarsi alla politica federale possiamo aggiungere che il sistema di regole premia le pochissime società di élite con risultati agonistici di rilievo, dandogli un maggiore peso rispetto alle altre quando si va a votare. Le società più importanti si dividono quindi il potere e le risorse. Non c’è niente di male.
La democrazia funziona così. I partiti politici nei parlamenti si dividono le poltrone, i dicasteri ecc. in base ad alleanze che gli permettono di avere la maggioranza dei voti nelle camere. Se è così da tutte le parti… che problemi ci sono?
La democrazia però si misura non solo per l’aderenza formale a delle regole democratiche. Questa è la conditio sine qua non, solo il primo passo: ci sono tanti altri indicatori di democraticità. Ci torniamo dopo.
Il mio amico, insomma, mi ha raccontato che in quel paese quello sport nessuno se lo fila. “Il carro come?” chiede l’albanese medio all’interlocutore che gli spiega che sto sport era già conosciuto in India nel 1.000 a.c.
Un tesserato qualche giorno fa si è permesso di fare delle proposte alla federazione. Apriti cielo! Non sia mai! Un tesserato che si permette di dire cosa pensa! Prima lo hanno cazziato privatamente e poi siccome il tesserato ha la testa dura e si permette di rendere pubblico quanto avvenuto gli hanno fatto scrivere da dei presidenti di club per spiegargli che solo i presidenti possono parlare. Gli altri devono stare muti! “Ma come si permette sto tesserato di parlare e fare proposte?”
Ma chi se ne frega delle corse dei carretti a vela mi direte!?! E’ vero! Però è un caso interessante. Quei vertici federali e quelli che li blandiscono hanno dato una dimostrazione. Si sono nascosti dietro le regole democratiche ma in realtà hanno chiaramente comunicato che si può essere solo loro amici o nemici. E che non conviene mettersi contro l’attuale dirigenza perché sennò si viene cazziati e sicuramente non si potrà godere delle risorse diffuse sul territorio.
Il mio amico non riporta le proposte del tesserato dei carretti a vela, ma a prescindere dal tema sollevato, avrebbero potuto comunque ringraziarlo e comunicargli che le proposte non erano di loro gradimento o non in linea con il programma. Invece hanno scelto la soluzione muscolare. Nessuno si provi ad avvicinarsi a quel reietto!
Quando un organo che è stato eletto non è capace di ascoltare la propria base e minaccia chi non si allinea, dimostra che la democrazia non è precisamente il proprio forte e/o che potrebbe avere qualcosa nascosto sotto il tappeto. Alcuni indicatori del grado di democrazia di un sistema quali la capacità di recepire i bisogni le proposte della base e la trasparenza nel trattare alcuni temi, danno un voto basso a quella federazione.
Beato chi ha delle voci indipendenti che sono disposte ad ascoltare e criticare senza essere ostaggio delle poltrone. Magari uno di questi giorni ricerco il mio amico e mi faccio spiegare quali erano le proposte del tesserato.
Meno male che da noi ste cose non succedono.