X
 

Questo sito utilizza cookie tecnici per fornire una migliore esperienza all'utente
Non usiamo cookies per salvare preferenze, eseguire statistiche oppure per questioni di marketing.
Continuando ad utilizzare questo sito si acconsente all'utilizzo dei cookie.
- per ulteriori informazioni sui cookie e sulla privacy cliccare qui -


   Kral   

 

Ignoranza sportiva o sport ignorati



a cura di
Paolo Laguardia

Tengo subito a precisare che dopo la famiglia e in parallelo con la scuola, da un mio punto di vista e da esperienza di vita, lo sport è da considerare il terzo punto fondamentale nella crescita dell’uomo. 

Molte volte nei miei dialoghi ho precisato che con la regolare attività fisica un bambino acquisisce maggior fiducia maggior autostima verso se stesso e l’esperienza maturata nelle scuole facendo attività con i ragazzi me ne ha dato conferma.

Il rapporto dello sport con la scuola è determinante ed agisce da fattore di benessere per il corpo e per la mente. Oramai è appurato che l’attività fisica aumenta la capacità di concentrazione e il livello di attenzione. Altra funzione cardine che svolge è quella di fungere da oggetto di sfogo e divertimento per gli alunni che sono sottoposti a lunghe fasi di concentrazione mentale.

Quindi possiamo dire che lo sport in qualunque forma esso si pratichi, non può che essere un esercizio fondamentale per l’uomo di tutte le età.

Parliamo ora della cosiddetta IGNORANZA SPORTIVA.

Cioè il fatto di ignorare, di essere ignoranti del mondo dello sport, cioè di parlare di qualcosa ma di non sapere cosa è cosa vuol dire fare questo o quell’altro sport.
È sicuramente vero che quando si parla di sport e di Italia la prima parola che ci viene in mente è “calcio”.
Grazie anche ad una sovraesposizione mediatica che ci ha portati a credere nel “Dio Pallone” perché con il Dio pallone arrivano i soldi facili, il Dio pallone ti porta a fare la bella vita, ma non si parla o non si ragiona in termini di valori dello sport. Parlano senza considerare che dietro a quei riflettori c’è una lunga schiera di sport cosiddetti “diversamente conosciuti” pronti a prendersi la scena, che urlano a gran voce il posto che gli compete, che meritano, nel mondo sportivo.

Perché molti di questi sport sono sport Olimpici e portano Medaglie a quello sport ma anche alla Nazione che rappresentano integrandosi appieno nei colori della loro bandiera andando oltre al Dio pallone, andando oltre al Dio denaro.
Non sono sport meno belli o importanti, ma sono attività che, all’interno di una certa cultura o società sono meno seguiti o praticati. 
Ovviamente questo è un fattore puramente socio culturale derivante dalla nostra tipologia di società. Ma non si considera che questi sport necessitano di maggiori competenze mentali rispetto ad altri.

Partiamo dalla motivazione: è tutto ciò che ci spinge a fare qualcosa, come alzarci dal letto al mattino per iniziare la giornata o quella di andare 4-5 volte a settimana ad allenarci duramente con qualsiasi condizione atmosferica queste per cercare di raggiungere qualcosa di significativo nello sport.
Ho letto diverse definizioni di motivazione, ma quella che ritengo una delle più concrete è quella che distingue la motivazione intrinseca da quella estrinseca, ovvero, se quel qualcosa che ci spinge a compiere un’azione provenga dall’interno (interesse, obiettivi importanti, voglia, passione) oppure dall’esterno (spinta da parte di persone importanti, soldi, fama).

Ovviamente è scontato per quanto riguarda quegli sport diversamente conosciuti e poco valutati in termini mediatici che la motivazione intrinseca sia preponderante per poter andare avanti, infatti, per quanto non si voglia mettere in dubbio che un giocatore della nazionale di calcio non sia spinto esclusivamente dai soldi e dalla fama, è più facile pensare che un giocatore della nazionale italiana di Badminton abbia una motivazione intrinseca molto più forte.

Qui entra in ballo la resilienza.

L’atleta di badminton ha sicuramente una resilienza maggiore cioè una maggiore capacità di gestire la sconfitta e i momenti difficili grazie al fatto di avere una motivazione intrinseca maggiore, potrà sempre ancorare la motivazione a qualcosa di interno e che difficilmente potrà perdere, mentre dinamiche come fama e soldi possono facilmente scivolare via.
Ricordiamo però che la resilienza è una caratteristica più profonda e non solo legata alla motivazione.

Veniamo ora alla pressione dei media. Qui c’è un controsenso!
Chi pratica uno sport diversamente conosciuto deve avere una maggior capacità di gestire le pressioni esterne come media e tifosi, in quanto non è abituato. Normalmente egli passa la maggior parte della carriera ad avere come seguito amici, parenti e pochi altri interessati a quel tipo di sport. 
Pensate quando improvvisamente si trova nel bel mezzo di un polverone mediatico, tipo le olimpiadi. Ecco che deve uscire fuori una maggiore competenza a gestire la tensione per pochi momenti in cui non si può permettere di sbagliare e deve mettere in campo la prestazione migliore… anzi perfetta, visto che non ha molte possibilità di errore.

nvece chi pratica sport dove ci sono tifosi e magari anche qualche televisione locale a riprendere la partita o l’incontro, questo anche se non sono di un livello eccezionale, con il tempo imparano ad abituarsi alle pressioni da parte dei media e dei tifosi che lo seguono.

Veniamo ora alla pianificazione del tempo. Capacità di organizzarsi e gestire il tempo, sommare la normale vita ad allenamenti durissimi e gare importanti con magari trasferte lontane, solo gli atleti con una motivazione intrinseca alta potranno avere successo nel loro sport!

“Ma chi me lo fa fare?” 
Quante volte sarà passata dalla testa a questi atleti meno famosi. 
Atleti che si ritrovano ad affrontare una vita normale, che oltre allo sport deve lavorare per garantirsi la sopravvivenza sociale ed economica.
Una domanda, assolutamente legata alla motivazione ed alla possibilita’ economica, temporale e sportiva che quella disciplina ti puo’ dare.
Inoltre, la mancanza di offerta formativa nella scuola, legata da sempre a sport maggiormente conosciuti e praticabili nelle palestre e negli spazi esterni gia’ attrezzati fa sì che questa “ignoranza sportiva” invece di essere colmata viene coltivata col passar del tempo rendendo difficile, quasi utopistica, concepire una mentalità polisportiva, diventando parte di una certa cultura mono sportiva.

Quindi quando criticate o prendete in giro altri sport diversi dai soliti noti, sappiate che state dimostrando tutta la vostra IGNORANZA non capendo e denigrando il grande lavoro e il grande sacrificio di chi pratica quello sport all’ombra dei riflettori.

 

 

 

 

 



Testata giornalistica iscritta presso il registro della stampa del
Tribunale di Milano n. 48/2020 del 03 giugno 2020 R.G. 4631/2020

Gioko Sportsteam ASD Editore
Via Marconi 2
28040 Paruzzaro (NO)
partita iva 04132570963