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   Kral   

 

Il volontariato



a cura di
Il Gioja

Vorrei proporvi un tema che gravita attorno allo sport, in particolare intorno a quelli che possiamo definire "minori" per diffusione. Il volontariato. 

Mi piacerebbe aprire un piccolo dibattito in quanto sono molte le ragioni a favore di questa attività meritoria ma esistono anche delle controindicazioni di cui credo si debba prendere atto. Intanto un grosso 'grazie' a tutti quelli che ci aiutano in tutte quelle situazioni in cui non ci può essere uno stipendiato a fare altrettanto. Così per restringere il cerchio proviamo a parlare di volontariato in ambito sportivo.
Mi sono spesso “vantato” di fare il volontario nel badminton. Insegno nel mio club e in passato ho svolto attivamente il ruolo di delegato provinciale di Firenze, senza aver nulla preteso per l’organizzazione dei corsi attivati nelle scuole e per aver formato dei tecnici che i suddetti corsi li tenevano. Poco tempo fa chi svolge le pulizie nella palestra dove giochiamo mi ha detto che odia chi fa volontariato: "chi sta lavorando… sta lavorando". Traduciamo in "se sto lavorando… perché non dovrei essere pagato per farlo". Chissà quante volte ha incontrato volontari di tante società che immaginavano che lui tenesse efficiente e pulita una palestra solo per il gusto di farlo e lui avrà giustamente puntualizzato che stava lavorando, cioè stava prendendo del vile denaro per campare in cambio della sua attività.

La prima cosa che pensiamo quando affrontiamo questo concetto è: ‘se ste cose non le facessi io… non le farebbe nessuno” oppure ‘soldi non ce ne sono… senza volontari non si farebbe niente’. Proviamo a fare un passo avanti in modo da vedere i punti di forza e debolezza di sistemi basati sul volontariato. Per prima cosa, prima che lo indoviniate voi, confesso subito che mi piacerebbe avere un stipendio per lavorare nel badminton. Touché. 

Un punto di forza di chi non viene pagato per la sua attività è che non è ricattabile. Chiunque abbia uno stipendio sa quante angherie deve inghiottire e quante volte deve fare buon viso al proprio datore di lavoro. Un volontario può decidere di smettere se non concorda con la linea della società, della federazione o di chissà chi altro senza che la propria famiglia resti per strada. Al massimo può essere allontanato. Tutte le organizzazioni tendono a far avvicinare chi è più disponibile a sposare le idee del vertice e allontanare gli altri: difficilmente si riesce a gestire le critiche. Le voci fuori dal coro invece sono utili e danno idee e punti di vista diversi che possono aiutare chi gestisce le organizzazioni.

Finito il pippone sociologico passiamo ad alcuni punti più controversi. In questo caso lancerò il sasso e nasconderò la mano sperando che qualcuno abbia voglia di dirci la sua.

Siamo sicuri che se non lo facciamo noi non lo farà nessuno?
Il volontariato porta con se una dose inevitabile di dilettantismo sia nei posti organizzativi che in quelli tecnici di cui nessuno potrà mai essere accusato, visto che il professionismo è per definizione il suo opposto.
Sì lo sport fa bene… ma mica siamo la misericordia.
Facciamo volontariato solo perché non riusciamo ad organizzarci diversamente?
Per venire a noi: il dilettantismo nel badminton non conferma agli occhi di chi ci guarda che il nostro è solo uno sport da spiaggia o quello di Lady cocca?

P.S. L'airbadminton? Spero sia divertente e spero di vincere le mie barriere mentali un po’ conservatrici. Ma poi, potrà mai essere pagato un tecnico che insegni a colpire un volano sulla spiaggia? Ancora volontariato?  Ancora Lady cocca? O è la soluzione alla mancanza di palestre?

 
 
 

 

 



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