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   Kral   

 

Intervista a Agnese Allegrini



a cura di
Roberto Fava

Agnese Allegrini - l'icona del badminton italiano

Due olimpiadi, nei Senior 6 campionati italiani assoluti, 2 nel misto 3 nel doppio femminile e negli Junior 1 singolare femminile 1 doppio misto 2 doppi femminile 15 titoli dal 1997 al 2014 quando decidesti il ritiro. Una carriera che resta la massima espressione del nostro Badminton e chissà per quanto tempo!

Probabilmente, ammesso che una sorta di movimento esisterà ancora, fino a che nascerà un altro/a “fuori di testa”, geneticamente predisposto, con i nervi saldi, pronto a sfidare se stesso oltre ogni limite, a viaggiare come un pazzo, a imparare, a sopportare, ad avere infinita fiducia nei propri mezzi visto che non potrà contare su nessuno, a morire fuori e dentro al campo di solitudine, di incomprensione, di sconforto, ma sempre pronto a rialzarsi e a lottare nonostante tutto, per raggiungere l’obiettivo di una vita. 

 

 

 

Perché decidesti il ritiro dopo le olimpiadi di Londra?

Perché ero esausta di viaggi, discussioni, incomprensioni, situazioni gestite in modo inappropriato, e perché avevo bisogno di tempo per me, per riprendermi da un eccessivo stress psico-fisico e per poi, eventualmente, tornare in campo pronta per nuove sfide per le olimpiadi successive. Cosa che, ahimè, non mi è stata concessa.

Due anni di lontananza poi la voglia di tornare. Il volano rimane una piacevole droga. Racconta.
L’adrenalina della gara è un ormone insostituibile che crea, come tanti altri, oggettiva dipendenza. Il bisogno di nuove sfide nella consapevolezza di rimettermi in gioco per poter fare molto meglio di Londra. Il giusto riposo, per ricominciare con la giusta grinta. Non è una droga da volano nello specifico, è una droga da tutto questo. 

 

 

La tua vita ora è cambiata e ti dedichi oltre al tuo principale lavoro nel corpo degli agenti penitenziari anche ad altre piacevoli sensazioni di vita, che sono?

Vivo in campagna in una riserva naturale. Mi dedico agli animali, alle piante, all’arte e allo sport all’aria aperta. 

Era questa la vita che ti saresti aspettata o sognata dai tuoi inizi agonistici?
La passione per la natura, in particolare per la campagna, mi è stata trasmessa da mia madre. Sin da piccoli, noi fratelli e cugini vi trascorrevamo molto tempo e mi era rimasto un bellissimo ricordo che non poteva svanire nel nulla

Non molti conoscono la tua eccitante carriera di video maker insieme a Rosario Maddaloni. Come vi venivano in mente quei filmati e perché farli?
Ci piaceva fare i cretini, ironizzando spesso sulle figure che avevamo intorno. Li abbiamo creati soprattutto quando vivevamo in Danimarca, nel tempo libero dei noiosi week ends.

La cosa che ti manca di più e quella di meno
Di più le vittorie all’ultimo sangue (se penso ad alcune mi vengono ancora i brividi …); di meno lo spreco inutile di energie dovuto a carenze e incompetenze varie. 

 

 

 



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