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   Kral   

 

Intervista a Marco Mondavio



a cura di
Roberto Fava

Marco Mondavio, Occhi Di Tigre.

Uno dei miei ricordi più belli sono legati al PalaBadminton quando al termine degli allenamenti collegiali della nazionale, ti trovavo al buio in palestra a fare squat e pesi nel silenzio e nella solitudine assoluta!

Ti ringrazio per aver citato questo episodio: sì, una delle mie caratteristiche era la tenacia, la caparbietà nel voler raggiungere i miei obiettivi (anzi è sempre! Nonostante l´età, si può ancora dire?), e quella situazione rappresenta bene il concetto. Non credo tu sappia che, in tempi non sospetti, durante le mie partite i miei compagni fuori dal campo gridavano “Sei una tigre, Mark!”.
Penso di aver raggiunto, nel piccolo del mio percorso agonistico, qualcosa di importante; meno di quanto avrei voluto in realtà, perché ho sempre preteso molto da me stesso e volevo essere il migliore. Immagino che se avessi lavorato di più sulle mie non eccelse capacità tecniche anziché fare pesi al buio, forse avrei qualche titolo in più in bacheca) ma la fatica era il mio pane, senza non sarei stato lo stesso e chissà, forse anche il mio percorso non sarebbe stato così bello.

Anche per te un titolo assoluto nel 2008 e nei doppi insieme al compagno di sempre Giacomo Battaglino. Una storia che non finisce!
Che ricordi! Partiamo dal doppio con Giacomo, un doppio nato per caso nel 2010, ma che da subito diede l'impressione di poter lasciare il segno. Eravamo tra i più bravi, da subito. Non certo i favoriti, però. Ma la nostra carica e voglia di vincere era esplosiva. E poi è successo: ai CIA 2011, in una finale per noi epica, dallo scambio sul 19 pari nel primo set al velluto del secondo set, all'esplosione quando il volano del 21-16 a nostro favore toccò terra. L´anno dopo ci siamo ripetuti, questo ha grande valore. Devo assolutamente ammettere come Giacomo sia stato l'artefice principale dei nostri successi: tecnica, classe, talento, incredibile sangue freddo già durante la sua prima finale... forse, perlomeno sotto alcuni aspetti, il miglior doppista che si sia mai visto in Italia (guardando i risultati di questa stagione, credo lo sia ancora). Io ero il manovale, lui l'ingegnere. Perché non facciamo più coppia? Lui è troppo forte per continuare a giocare con me... bisogna capire quando arriva il momento di chiudere qualcosa, pur essendo magico, e noi l'abbiamo fatto.

Credo che per alcuni anni noi due insieme abbiamo vissuto tra i più alti momenti di sport della nostra vita. Con qualche piccola grande soddisfazione colta con la maglia azzurra, insieme, che rimarrà indelebile nella nostra memoria!

2008: ancora bruciava il risultato del 2007, dove già ero forse meritevole del titolo, ma colsi solo un bronzo. Lavoravo fino a tardo pomeriggio, poi ogni giorno ad allenarsi prima con i pesi e poi sul campo, fino a tarda sera, ogni giorno, per mesi e mesi, in vista dell'agognato obiettivo. Arrivò, in gran parte anche grazie alla grande squadra che avevo vicino (Acqui Badminton) e alla mia famiglia. L'invasione di campo della squadra dopo la mia vittoria in semifinale, le lacrime di mio padre dopo la conquista del titolo, quella medaglia d'oro che per me in quel momento significava tutto, tutto!!!

 

 

La tua tenacia e voglia di confrontarti è sempre stata la base dei tuoi successi. E anche quando esci sconfitto sei sempre sorridente perché comunque sia andata ti sei divertito

La tua prima affermazione è senz´altro vera, quella è stata la ricetta che mi ha permesso di raggiungere i miei obiettivi. Arrivai ad un certo livello molto tardi, alla soglia dei 20 anni, certo dopo aver colto il titolo juniores nel 2003, ma comunque essendo indietro dal punto di vista tecnico rispetto ad altri (la mia prima convocazione Nazionale risale al 2004). Per questo mi dico sempre che ciò che ho ottenuto è molto, guardando da dove ero partito. 
L'anno di professionismo è stata una esperienza straordinaria, ho avuto “la grande chance” di vivere per il badminton. Luci e ombre, che mi hanno messo a nudo i miei limiti, quei limiti di talento e mentali che mi hanno rimesso sulla strada dell'agonista sì, ma non più professionista dopo un anno. Il campione è tale innanzitutto nella testa e penso che le caratteristiche fondamentali per diventarlo siano tre: talento, lavoro duro, capacità di assorbire rapidamente delusioni e sconfitte per ripartire più forte.
Senza ordine, assumono tutte uguale importanza e sono imprescindibili.
A me, obiettivamente, ne mancavano almeno due.
Riguardo all'uscita sorridente dal campo anche se sconfitto, beh... Ultimamente, di sicuro le mie velleità sono diminuite e questo ha calmato un po’ il mio ardore, ma negli anni d'oro avresti dovuto sfiorarmi appena uscito dal campo, sconfitto: saresti rimasto folgorato! :)))

La tua bellissima storia con Claudia Gruber, altra grande del Badminton italiano, sembra uscita da una favola. 

Quanto ho scritto finora potrei metterlo tra parentesi ... Questo è il vero tesoro che ho trovato. Non sarò mai abbastanza grato al nostro sport per avermi fatto incontrare Claudia, la ragazza che oggi è mia moglie, e per averci portato in dono il nostro splendido figlio Samuel. Hai tutte le ragioni per dire come la nostra storia sembri uscita da una favola! L'inizio di tutto fu nel 2006! 

A quando il passaggio nei Master per vederti vincere in Europa e continuare a crederci sempre e comunque?
Avevo promesso la mia partecipazione agli Europei Master quest'anno. Il coronavirus ci si è messo di mezzo, sarà solo un caso? E non potrò esimermi dal partecipare e battagliare come sempre ai miei 20esimi assoluti Senior!!!

Come vedi l’attuale situazione del Badminton italiano?
In questo mio lungo percorso, ho sempre messo tanto impegno, passione, grinta e voglia di non mollare mai. Non avevo sicuramente il talento di alcuni giovani giocatori azzurri di oggi, ma spero che loro possano prendere esempio da me almeno riguardo a questo!
In particolare, ho grandi speranze per Giovanni Toti, il “mio” pupillo (lui lo sa). 
Spero e gli auguro possa fare grandissime cose, ne ha tutte le potenzialità.

Anche per te le acque termali hanno fatto miracoli o...
Altro che acque!! devo ringraziare il Professor Giorgio Cardini, creatore, presidente ed anima vera del Badminton Acquese. Piccolo aneddoto: fino a pochi anni fa, passava per qualche minuto ogni sera in palestra, dopo le 21 (sì, tutte le sere), a guardare come ci allenassimo e mi diceva: “Sono sicuro, tu andrai alle Olimpiadi”. Previsione mai avveratasi ma era il nostro motore. Passione e amore per lo sport.
L'allenatore Henri Vervoort, ora accasato a Malles, anche lui grande appassionato del nostro sport oltre ad essere un grande allenatore. Con lui ho imparato tanto e ho vissuto fasi importanti della mia vita sportiva.
L'amico fraterno Alessio “Dile” Di Lenardo, non basterebbero decine e decine di pagine per raccontare esperienze e sensazioni vissute insieme.
La MIA squadra Acqui Badminton, che porto sempre nel cuore. Mi ripeto (ma devo), con Claudia, il mio Tutto, e Giacomo “Trifolo”, la mia spalla e grazie per avermi dato questa opportunità e grazie per la bellissima iniziativa che portate avanti.
Raccontate il nostro Badminton nudo e crudo, ed è quello che ci vuole!

 

 

 



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