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   Kral   

 

Intervista a Rosa Efomo De Marco


Una sportiva a 360 gradi: presentati!
Ciao! Sono Rosa Efomo De Marco, ho 19 anni, sono nigeriana da parte di madre e italiana da parte di padre.
Sono nata e cresciuta a Palermo e non avrei mai immaginato me stessa fare sport a livelli agonistici, in quanto mi reputo una ragazza "lagnusa".

Come ti sei avvicinata al badminton?
Mi sono avvicinata al badminton alle scuole medie grazie al mio professore di educazione fisica, Salvo Plaia, che è attualmente il presidente del mio club (Easy Play).

Cosa ne pensi del parabadminton? Hai avuto qualche difficoltà nel tuo percorso?
Ho scoperto il parabadminton 3 anni fa e sono veramente contenta che me l'abbiano presentato perché ha cambiato molto me stessa e soprattutto la mia mentalità.
Penso che sia un mondo diverso dal badminton per i "normo", in quanto vedo para-atleti fare cose impossibili per le condizioni fisiche che hanno: consiglierei a tutti di vedere delle partite internazionali dal vivo, è qualcosa indescrivibile.
Non ho avuto grandi difficoltà nel mio percorso ma ho dovuto convincere i miei genitori a credere di più nello sport.
Ho sempre amato girare il mondo, infatti prima della mia carriera sportiva viaggiavo spesso con i miei genitori e cercavo in ogni modo di partecipare a scambi culturali che venivano proposti a scuola, e lo sport spesso lo richiede.
Ma essere lontana da casa non è mai stato un problema poiché non sono mai realmente sola: accanto a me ho i miei compagni di squadra ed il mio coach.
Finché mi tengo occupata e soprattutto mi diverto, non è un peso per me.
Grazie alla tecnologia di oggi posso restare h24 in contatto con i miei familiari e amici, anche se non è come averli in presenza.

Atleta agonista ma anche studentessa: quali sono i tuoi progetti attuali? E futuri?
I miei progetti attuali sono: superare tutti gli esami in tempo con voti decenti (speriamo bene ahahah), perfezionare le lingue straniere che sto imparando e ovviamente migliorare le mie skills di badminton, in vista della partecipazione alle paraolimpiadi di Tokyo.
I miei progetti futuri sono: partecipare alle paraolimpiadi di Parigi, conquistare delle medaglie agli internazionali, concludere la triennale ed entrare in un gruppo sportivo.

Qual è la tua più grande soddisfazione avuta da questo sport?
La mia più grande soddisfazione avuta da questo sport è l'aver accettato me stessa per quello che sono realmente ed essere riuscita ad aprire la mente per quanto riguarda la disabilità. Sono molto soddisfatta di tutti i risultati che sto ottenendo, e la consapevolezza di avere ampi margini di miglioramento mi dà fiducia per il futuro.

Cosa consiglieresti ai giovani sportivi di oggi?
Consiglierei ai giovani sportivi di oggi di aprire soprattutto le loro menti, accettare ogni forma di "diversità" e vivere il momento: niente è impossibile.

Ti è mai capitato di doverti confrontare con la superficialità di chi sposa canoni di "normalità" che non condividi? Quanto lo sport è stato utile per operare in un contesto di positività nel quale poter esprimere al meglio il tuo potenziale?
Penso che ogni persona, con o senza una disabilità, abbia ricevuto dei commenti non tanto carini. Ma non mi sono mai buttata giù per il tipo di persona che sono.
Quando ho conosciuto il mondo del parabadminton, ho detto: "cavolo, qui ci sono persone che fanno cose assurde fregandosene di quello che hanno ed io dovrei stare ad ascoltare persone ignoranti che parlano senza sapere?!”.
Devo ammettere che questo mondo mi ha spinto a mettermi alla prova e soprattutto ad uscire dalla mia comfort zone.

 

 



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