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   Kral   

 

Intervista a Stefano Zanini



a cura di
Roberto Fava

Buongiorno Stefano, puoi dirmi cosa pensi del progetto FORMA-AZIONE della Fiba?
Non sono in grado di valutare la qualità del progetto perchè bisogna innanzitutto conoscere i retroscena che stanno alla base della realizzazione di un progetto. Capire per quali esigenze nasce, qual è l’obiettivo che ci si prefigge di raggiungere, quali gli studi e le analisi alla base delle scelte di target e di processo, quali le limitazioni normative, economiche, politiche e logistiche. Insomma una serie di fattori per cui chi sta fuori dal processo decisionale può solamente valutare i risultati raggiunti. E sino ad oggi i tempi non ci permettono di valutare un progetto appena nato e, si spera, suscettibile di modifiche in corsa se prevista una o più analisi dei dati e dei risultati in corso d’opera. Non vedo però grandi scostamenti dal precedente processo di formazione come impianto. Ora bisognerebbe valutare perché il precedente processo non ha dato i risultati sperati, dato incontrovertibile se si analizzano i dati federali su tesseramenti e società degli ultimi anni.

Le varie regioni in Italia hanno realtà completamente diverse tra di loro e quindi ognuna avrebbe bisogno di una ricetta diversa. Ma potendo generalizzare quali sono secondo te le variabili più importanti per accrescere la nostra offerta? Numero di tecnici? Strutture adatte? Dei partner adatti? (polisportive, eps, altro)
Le caratteristiche del territorio possono variare gli ingredienti della ricetta ma in modo minimo. L’impianto di base è comune a tutto il territorio. Le future normative nel campo dello sport, benché continuamente rinviate ma inevitabili se vogliamo che il settore sport venga considerato per quello che è realmente ovvero una business industry da 3,4 punti percentuali di PIL, prevedono una "professionalizzazione" della parte manageriale dello sport. Il settore dello sport più trascurato in passato per concentrarsi sull’innalzamento del livello dei tecnici lasciando però il settore in balia di un’assenza normativa che ha prodotto enormi danni e la fuga dei talenti migliori negli sport meno "appetibili" dal punto di vista economico.
Nel badminton in particolare è necessario lavorare per creare un tessuto sportivo e societario ramificato sia in ambito pubblico (scuole, ASD ed EPS) che in ambito privato (centri sportivi privati ma non solo). Il badminton si propone agevolmente in ambito ludico scolastico ma poi non riesce a sfondare all’esterno in quanto mancano le prospettive di redditività che una disciplina sportiva deve offrire per diventare fruibile sul mercato o perchè mancano gli spazi e manca una visione futura da parte delle polisportive e degli EPS che inviti ad allargare l’offerta sportiva agli utenti.
E’ necessario lavorare a 360 gradi ma con logica territoriale. Non si possono offrire solo corsi alle scuole sperando che un insegnante si appassioni al punto di voler fondare una ASD che poi si reggerà appunto solo sulla passione. Le regole del mercato non fanno sconti a nessuno, nemmeno al calcio, figuriamoci al badminton.
La scelta di partner e sponsor federali fatte in federazione sono quelle giuste ma manca, a mio parere, un lavoro d’insieme per lo sviluppo. In pratica in questo momento abbiamo un sordo e un cieco che non si parlano… (alla fine espongo meglio).
Altre situazioni locali di forte sviluppo sono legate all’intervento di pochi attori e la fortuna di qualche munifico sponsor, ma evidentemente la storia recente del nostro sport non ci ha insegnato nulla. Basta guardare all’albo d’oro degli scudetti italiani per capire. Gonfiare una società in modo artificioso per portarla a vincere più scudetti di fila senza sviluppare parallelamente il territorio ha dimostrato che così non può funzionare. Ben inteso non è una critica a chi ha fatto queste scelte, ognuno è arbitro del proprio destino. Salvo poi non lamentarsi se il sistema non funziona così nel Paese.
Fortunatamente quest’anno stanno emergendo alcuni valori diversi che premiano il lavoro fatto nel tempo e, devo dire con grande piacere, queste realtà arrivano dagli estremi del Paese. Speriamo che possano servire da esempio.

Ci sono in Italia abbastanza strutture adatte ai nostri bisogni?
No. Ma non solo per il badminton. In Italia la carenza di strutture dove praticare lo sport è decennale e non vedo grandi provvedimenti per invertire la tendenza

Il padel ha risolto facendo costruire impianti. Non pensi che la federazione italiana badminton potrebbe fare una valutazione economica e poi eventualmente proporla? 
Il padel ha avuto alle spalle massicci investimenti e un grande piano di marketing a livello mondiale e i risultati si vedono. Si è proposto come occasione di business ed è stato accolto come la manna dal cielo da un settore in forte crisi come quello dei tennis club. I fattori determinanti sono stati il denaro investito e l’assenza di vincoli burocratici nella fase di sviluppo. Di contro il settore giovanile è praticamente inesistente data la bassa redditività e l’assenza di tecnici e una struttura federale alle spalle che sostenga la scuola. E anche l’assenza di un settore preparazione olimpica ha permesso di concentrarsi solo sulla redditività incontrando così la domanda del settore.
Non credo che una federazione, non solo nel badminton, possa intraprendere la stessa strada. I vincoli per un organismo pubblico sono molti. E una federazione ha anche degli obblighi dati dall’appartenere al CONI che la portano inevitabilmente, ma direi anche giustamente, su un percorso obbligato.
Possiamo discutere sui modelli organizzativi e politici quanto vogliamo ma non scordiamoci che una federazione ha degli obblighi prima di tutto morali ed etici nei confronti dello sport e della sua diffusione che pongono in essere una serie di adempimenti obbligati dal punto di vista politico e quindi economico

Pensi sia possibile professionalizzare alcune figure? Il tecnico? Il formatore federale?
Non solo è possibile ma indispensabile. Più che i tecnici direi i formatori ma soprattutto creare una nuova figura che io definirei un "implementatore". Una persona che abbia caratteristiche tecniche e manageriali e grande capacità di muoversi all’interno di differenti realtà come il settore pubblico, il settore scuola e il settore impiantistica. Che abbia conoscenza di marketing e sviluppo e sappia creare le occasioni di business necessarie ad attirare i ruoli chiave per lo sviluppo sul territorio. I gestori degli impianti, i dirigenti delle società e i tecnici e i referenti politici.  E’ un lavoro lungo che va affrontato con poche risorse e tanta pazienza intessendo una rete relazionale capace di far interagire i vari settori dello sviluppo.

Su cosa punteresti in prima battuta: sull’incremento del numero dei praticanti o sulla tecnica/qualità di pochi?
E’ inevitabile puntare all’incremento della pratica sportiva. Più numeri significa appetibilità sul mercato e quindi investimenti degli attori. E si genera automaticamente un circolo che porterà all’aumento della tecnica che NON può essere appannaggio di pochi. La concorrenzialità, in ogni settore, è il motore dello sviluppo. Se avrò pochi tecnici buoni questi non avranno stimoli per migliorare in assenza di concorrenza.
Un mio pensiero vorrei esprimerlo sulla ricerca di sponsor, ma direi meglio partner, per la federazione. Oggi (come in passato) abbiamo uno sponsor, ovvero una figura che mette il suo marchio in mostra offrendo in cambio solo un ritorno economico. Ma questa figura attualmente non opera per proporre il suo marchio «al di fuori» del settore. Ovvero sta proponendo ad un pubblico già categorizzato il suo prodotto. Questo per vari fattori, in primis perchè manca un business plan federale in materia che prospetti un incremento, seppure ipotetico, del mercato. Un esempio: la grande catena di store che propone il marchio ha ramificazioni in tutta Italia ma i prodotti relativi al badminton si trovano solo in uno o due degli store
In questo modo quello che faccio è solo cercare di sottrarre quote di mercato già esistenti ad un concorrente diretto e quindi i miei investimenti saranno limitati all’ipotesi di recupero dell’investimento su quote di mercato ben conosciute.
Bisognerebbe invece implementare da parte federale un progetto almeno decennale basato su situazioni oggettive, reali e verificabili che puntino allo sviluppo del settore. In quest’ottica va ricercato un PARTNER (badate bene alla differenza) disposto a scommettere sull’allargamento del mercato con un piano di investimento pluriennale non solo economico ma anche e soprattutto di cooperazione, sviluppo e condivisione dei progetti e delle risorse. In questo modo i progetti avrebbero anche una forte spinta all’esterno del "mondo badminton" attuale e soprattutto potrebbero essere spinti da un attore estraneo a vincoli politici come è una federazione e quindi più libero di muoversi e di agire.

 

 
 
 

 

 



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