ATLETA - PLAY PAUSE REWIND
E in questo lungo periodo di pausa ascoltare, vedere, chiacchierare sono diventati esercizi stimolanti ed oltremodo interessanti. Eccoci quindi con gli atleti. Che giocano, play, che sono momentaneamente fermi, pause, e che hanno giocato. Rewind.

E nel periodo centrale della tua vita ecco i figli tra i quali un David che insieme a G.Marco Bailetti sono la coppia di punta dei nostri doppi. Buon sangue non mente?
Da piccolo David ha iniziato a giocare a calcio. Siccome d’inverno c’era sempre una lunga pausa, ha incominciato col Badminton. Per qualche anno David ha praticato entrambi gli sport, ma alla fine della scuola media ha deciso di proseguire solo col Badminton, perché gli dava più soddisfazioni. Ero contento della sua scelta perché onestamente il calcio (e soprattutto il mondo intorno al calcio) non mi piace tanto; il mio cuore batte per il Badminton.
Non ti stanchi mai di giocare e la tua tenacia e forza ti contraddistinguono.
Mi sento ancora abbastanza in forma e allora continuo a giocare e a fare sport. Però c’era un lungo periodo dove non ho toccato la racchetta. Dopo la nascita di mia figlia Hannah nel 1996 ho dovuto ridurre gli allenamenti e le gare, e dopo la nascita di David nel 1998 ho smesso col Badminton. Lavoro, famiglia con due figli e poi soprattutto una vita non facile con la figlia disabile non mi hanno lasciato il tempo per praticare sport regolarmente. C’erano anni dove ero solo preoccupato per la salute di mia figlia e lo sport era l’ultima cosa a cui pensavo. La crescita di David e la sua voglia di muoversi, mi ha aiutato molto, allora ho ripreso a fare sport con lui. Forse hai ragione, la tenacia e forza sono delle mie caratteristiche, quando ho giocato a Badminton, ma anche nella vita, nei momenti difficili con mia figlia, ma potrei raccontare anche tanti episodi belli che abbiamo potuto vivere insieme solo perché eravamo tenaci e forti a portarla in posti dove una persona disabile non potrebbe mai arrivare da sola. Senza sforzi e sacrifici probabilmente tante cose non avrebbero quel valore che gli diamo.
33 anni fa vincevi il tuo ultimo tiolo assoluto. Come è cambiato il Badminton da allora.
Il Badminton è cambiato tanto da allora. Adesso il Badminton come gioco è diventato più veloce e più tecnico. Tutti i bravi giocatori predispongono di una tecnica eccellente. Sicuramente ha inciso molto il cambiamento del conteggio dei punti (“rally point …”). Ai miei tempi solo chi serviva poteva fare il punto. C’erano singoli dove per esempio a 8:8 si cambiava 10 volte il servizio senza che nessuno facesse un punto. Vuol dire che le partite duravano di più e per questo richiedevano più resistenza.
Come sport mondiale il Badminton è cresciuto molto: è più praticato e conosciuto, è sport olimpico dal 1992, ci sono tornei internazionali a tutti i livelli, su internet trovi materiale per fare allenamenti e partite di top players

Perché hai smesso così presto di giocare i campionati italiani?
Ho vissuto a Vienna dal 1988 al 2002. Per partecipare a un campionato italiano, se non mi ricordo male, dovevi giocare almeno 3 circuiti. Viaggiare da Vienna da solo a un circuito non era una cosa comoda, spesso mi servivano due giorni di viaggio per arrivare e altri due per tornare. In più non potevo allenarmi con i miei compagni di doppio. A un certo momento ho preferito giocare solo in Austria, potevo partecipare a tutti i tornei tranne il campionato austriaco individuale. Mi piaceva giocare il loro campionato a squadre, in quelli anni loro erano molto più forti e allora mi sentivo più stimolato.
La montagna, altra tua grande passione con passeggiate a grandi spazi. Ti è servita come palestra non solo di vita?
La montagna fa parte della mia vita da sempre. Sono cresciuto a Malles, che è circondata da montagne, e i miei genitori mi ci hanno portato già da piccolissimo. Le escursioni diventavano sempre più lunghe e alte, sicuramente il fiato per salire sulle montagne l’ho sviluppato. Mentre frequentavo il liceo (periodo con tantissimi tornei) e l´università a Vienna sono andato poco in montagna, ma poi col lavoro e i figli è tornata la voglia di salire ed è diventata una passione. Mi dà una grande soddisfazione camminare nella natura, salire in vetta, godermi il panorama, sentire lo sforzo, ascoltare il silenzio, ammirare la bellezza.
Dopo la morte di mia figlia nel 2017, ora ci vado ancora di più perché camminare in uno spazio grande in un certo modo mi tranquillizza e mi rende umile e piccolo, però allo stesso tempo anche forte e contento di vivere queste sensazioni.
A quando un’occhiata fuori dai confini italiani per un Europeo da urlo?
Partecipare ai Campionati Europei Master al momento non è un mio obbiettivo. Ma forse fra due anni ne riparliamo.
