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   Kral   

 

L`Indonesia ha fatto 14 - Thomas Cup



a cura di
Roberto Lucio Scarabello


Il tredicesimo titolo la nazione asiatica l’aveva vinto nel 2002, da allora “solamente” qualche podio ma l’ambita coppa sembrava aver perso la strada per Jakarta. Dopo aver superato il girone non senza difficoltà avendo dovuto superare due ostacoli del calibro di Taipei e Thailandia, l’Algeria era di contorno,con cui aveva realizzato due 3-2 addirittura in recupero con gli uomini di Kuala Lumpur che quasi rischiavano di eliminarli visto il recupero, nella quinta e decisiva partita, di Adulrach Nakmul nei confronti di un Shesar Rhustavito che era costretto a giocarsi la qualificazione al terzo set che per suo fortuna è stato poi in discesa conclusosi infatti per 21-8.
Con il thrilling invece la sfida contro i cinesi isolani, da non confondere con quelli continentali che vorrebbero inglobarli, sul 2 a 2 è sempre il numero 20 del ranking ha dover togliere le castagne dal fuoco per la sua squadra contro il taiwanese Chi Yu Jen che il ranking BWF condannerebbe a una sconfitta certa essendo quest’ultimo piazzato al 149esimo posto. Ma sul uno pari 19-19 tutto è possibile ma la fortuna/abilità/esperienza permettono all’indonesiano di conquistare i quarti. Della serie basta poco per cambiare le sorti della vita delle persone ma questo lo sappiamo tutti visto che nel nostro piccolo lo viviamo tutti i giorni.
Inizio col botto nei quarti contro la Malesia visto che Ginting e Lee Zii Jia sono nella Top Ten, l’ultimo scontro era stato ad appannaggio dell’indonesiano ma non scordiamoci che il malese è il vincitore dell’ultima All England. E’ Ginting a regalare il primo punto alla sua squadra dopo un secondo game che lo vedeva sulle montagne russe, un po su e un po giù facendo venire ai supporter sugli spalti della Ceres Arena qualche patema d’animo.
Problematico il doppio Gideon-Sukamuljo visto che i precedenti del 2021 (Olimpiadi e Sudirman Cup) vedevano vincenti gli avversari Chia-Soh ma i portacolori biancorossi si riscattavano e con il risultato di 2-1 fissavano il secondo tassello per la loro squadra.
Sfida inedita invece quella tra Jonatan Christie e Tg NG, l’atleta di Jakarta parte con il piede sbagliato subendo pedissequamente il gioco dell’avversario per poi ribaltare il risultato negativo del primo set con un secondo che lo vedeva sempre in testa, il terzo equilibrato fino al 14 pari poi con un parziale di 7 a 2 l’indonesiano si aggiudicava il match e il passaggio alla semifinale contro la Danimarca.
La squadra di casa, come la logica impone, cala subito il “Number Two” BWF Axelsen che non ha difficoltà a superare un Ginting che non riesce a trovare una soluzione per far cadere la navetta nel campo dello scatenato danese che chiude 21-9 21-15. Riscatto asiatico immediato secondo copione , dato che negli scontri diretti Sukalmujo-Gideon sono un pò la bestia nera di Astrup-Rasmussen ( 7 vittorie a 1 ) e hanno continuato la tradizione a loro favorevole refertando un 2 a 1.
Il terzo match vedeva uno scontro fra titani: Christie-Antonsen che davano il via a una maratona supportata da un grande tifo degli spettatori autoctoni controbilanciato dai pochi ma rumorosissimi indonesiani che forse arrivavano alla fine dello scontro più sfiancati dei duellanti sulla court che rimettevano le racchette nelle borse dopo 100 minuti di gioco ad altissimo livello. E il vincitore?
L’uomo del crocifisso, visto che porta sempre al collo il simbolo che se non bastasse il cognome fa subito intuire la sua religione nel paese con il maggior numero di islamici al mondo.
Quindi sorpasso tra lo sconcerto dei tifosi locali che sperano, rimanendo in tema religioso, in un miracolo schierando a loro volta Christiansen, il caso a volte è veramente beffardo, con Sogaard per poi giocarsi la carta dell’uomo dalle 7 vite, il sempiterno Vittinghus ma è troppa la differenza di affiatamento tra una coppia asiatica, figlia di mille battaglie e quella danese appena assemblata.
Doppio 21-14 e fine delle ambizioni scandinave che speravano di tornare a disputare la finale dopo quella di Sendai-Tokio del 2006 obbiettivo raggiunto dalla detentrice del titolo, la Cina arrivata alla partita conclusiva dopo aver superato la Thailandia e la corazzata giapponese nonostante un Momota ritrovato ma non supportato dai suoi compagni di squadra annichiliti dai giovani cinesi.
Così per la sesta volta nella storia di questo ambitissimo trofeo le 2 superpotenze del badminton mondiale si ritrovano di fronte dopo l’edizione del 2010 svoltasi nella città sede della BWF Kuala Lumpur.
Questa volta è la nazione della Grande Muraglia a partire sfavorita non schierando, e sarebbe bello sapere il perché ma la mia assoluta mancanza di conoscenze nell’ambito dello staff tecnico cinese me lo impedisce, calibri dal nome di Chen Long, Shi YuQi e perchè no Lin Dan. Così sono i numeri della classifica mondiale a parlare chiaro, Ginting numero 5 del ranking batte Lu Guang ventisettesimo, impietosa la differenza tra Ardianto-Alfian settimi e He-Zhou posizionati oltre i mille (1078) che combattono, fanno pur sempre parte di una nazionale a cui si arriva dopo una selezione spietata tra decine di milioni di giocatori, ma devono cedere alla maggiore esperienza degli indonesiani.
Emozionante il terzo incontro con Christie che si sottopone alla terza partita di oltre un’ora di gioco in tre giorni ma il ventiquattrenne regge e nonostante il recupero di Li Shi Feng chiude fra il tripudio della sua squadra che invade la court al ventunesimo e ultimo punto di questa esaltante Thomas Cup.
Piccolo o grosso neo, questo starà a voi decidere, al momento della premiazione non viene issata sul pennone la bandiera indonesiana ma quella della sua federazione, la PSBI, perché non hanno rispettato le nuove norme riguardo l’antidoping emesse dalla Wada.
Una macchia secondo me che sminuisce questa vittoria visto che la lotta sull’uso di sostanze illegali dovrebbe essere il primo obbiettivo di tutti gli sport, badminton compreso.
 
 
 

 

 



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